The First Descendant, titolo action RPG pubblicato da Nexon, è finito al centro di polemiche a causa di presunte pratiche pubblicitarie poco trasparenti. Secondo molteplici fonti del settore videoludico, la promozione del gioco avrebbe incluso contenuti generati tramite intelligenza artificiale, utilizzati per simulare testimonianze reali e creare spot apparentemente autentici ma privi di coinvolgimento umano diretto.
Campagne AI e contenuti fuorvianti
La discussione è esplosa su Reddit, dove diversi utenti hanno segnalato di aver incontrato su TikTok clip pubblicitarie chiaramente prodotte con strumenti di generazione automatica. In particolare, sarebbero stati rilevati movimenti labiali innaturali, voci artificiali ed espressioni poco convincenti. Alcune clip utilizzerebbero voice-over sintetici, mentre altre mostrerebbero veri e propri avatar creati con l’AI per imitare persone reali.
In uno dei post più discussi, un utente ha lamentato la frustrazione dei creator ufficiali del programma Nexon Creators, che conta oltre 8.800 iscritti: “È un colpo basso per chi crea contenuti autentici vedere promozioni generate artificialmente”. Il messaggio esprime un malcontento diffuso verso la sostituzione del lavoro umano con soluzioni automatizzate, considerate meno etiche e trasparenti.
Il caso del presunto clone digitale di DanieltheDemon
Uno degli episodi più controversi riguarda l’apparente utilizzo dell’immagine di un noto content creator, DanieltheDemon, la cui somiglianza con un avatar apparso in una pubblicità ha generato accuse di plagio digitale. Non è chiaro se ci sia stato un coinvolgimento diretto da parte dell’influencer, ma l’assenza di comunicazioni ufficiali ha alimentato sospetti sull’uso non autorizzato della sua identità.
Alcune delle frasi presenti negli spot, come “il miglior sparatutto RPG del mondo”, sono state associate a testimonial virtuali generati con AI, sollevando interrogativi sull’autenticità delle dichiarazioni e sulla correttezza del messaggio promozionale. Eurogamer, tra le testate che hanno riportato il caso, evidenzia come questa scelta possa minare la credibilità del brand e danneggiare l’immagine del prodotto presso il pubblico.
Il confine etico della promozione digitale
La polemica solleva questioni più ampie sull’uso dell’intelligenza artificiale nel marketing. Se da un lato queste tecnologie permettono di abbattere i costi e aumentare l’efficienza, dall’altro pongono problemi etici non trascurabili. La simulazione di volti e voci umane per finalità commerciali rischia di generare un senso di inganno nel pubblico, specie se non dichiarata esplicitamente.
Un ex dirigente di PlayStation ha commentato la questione paragonando l’impatto dell’AI nel gaming a quello di Excel nella contabilità: “Uno strumento potente, ma che richiede comunque conoscenza ed esperienza per essere utilizzato in modo responsabile”. Questo punto di vista richiama l’attenzione sull’importanza di un uso consapevole della tecnologia, capace di coniugare innovazione e rispetto per la professionalità.
Un monito per il settore videoludico
La vicenda di The First Descendant si inserisce in un contesto di profondo cambiamento per il mondo dei videogiochi e dell’intrattenimento digitale. Con l’AI sempre più presente nella produzione e promozione, sarà fondamentale stabilire linee guida chiare e condivise per evitare derive comunicative dannose.
Le accuse mosse contro Nexon riportano al centro il tema della trasparenza e della responsabilità, valori cruciali per costruire una relazione di fiducia tra brand e community. In un mercato sempre più competitivo, l’etica comunicativa potrebbe rivelarsi un elemento distintivo tanto quanto la qualità tecnica di un prodotto.
Fonte: Eurogamer







