Il nuovo film dedicato a Superman segna un momento di svolta nel panorama dei cinecomics, ridefinendo l’approccio estetico e narrativo al personaggio più iconico della DC. Con il reboot del franchise, ora sotto la guida creativa di James Gunn, il progetto si inserisce nel nuovo corso del DC Universe, segnando un allontanamento dalle convenzioni visive e tematiche del precedente DCEU.
Il costume: una divisa, non un’armatura
In un’intervista recente, la costumista Judianna Makovsky ha raccontato il processo creativo che ha portato alla realizzazione del nuovo costume di Superman, spiegando come la volontà fosse quella di abbandonare l’estetica dei “muscoli finti” in favore di un’uniforme più funzionale e simbolica. Come sottolineato da Makovsky:
«Non volevamo muscoli fasici, modellati, né effetti di muscolatura gonfiata. Gunn ha sottolineato fin dall’inizio: si tratta di una divisa. Clark la indossa come chi va a lavorare».
Il risultato è un look che si distanzia nettamente da quello sfoggiato da Henry Cavill, con un’estetica più essenziale e quotidiana. Il ritorno ai classici pantaloni con i boxer rossi — simbolo iconico ma spesso abbandonato nelle versioni più recenti — si inserisce in questa logica di semplicità e accessibilità, rendendo Superman meno divino e più vicino all’uomo comune.
Corenswet: muscoli veri, ma niente fisico da bodybuilder
David Corenswet, nuovo interprete di Kal-El, ha affrontato una trasformazione fisica significativa, aumentando di circa 35 chili di massa muscolare. Tuttavia, come dichiarato dallo stesso attore a Geek Culture, l’obiettivo non era quello di raggiungere un corpo da bodybuilder, con addominali scolpiti e vene in evidenza, ma piuttosto quello di costruire una fisicità robusta, credibile, coerente con un eroe empatico più che inaccessibile.
Il costume è stato progettato per garantire comfort e coerenza con questa idea: Superman non è una divinità marziale, ma un uomo che lavora per aiutare gli altri. Questo approccio si riflette anche nella recitazione di Corenswet, più misurata e radicata nella normalità, evidenziando un personaggio che si percepisce parte dell’umanità, non sopra di essa.
Una nuova direzione per i supereroi al cinema
La scelta di evitare l’estetica iper-muscolosa ormai canonica nei cinecomics è una presa di posizione chiara. In un’industria che spesso propone corpi maschili estremizzati e idealizzati, la visione proposta da Gunn e Makovsky rappresenta una rottura consapevole. Il Superman di Corenswet punta sull’umanità, sull’empatia e sulla vicinanza emotiva più che sull’imponenza fisica.
Questo orientamento potrebbe influenzare anche le future rappresentazioni di altri eroi DC, come Batman e Wonder Woman, spostando il baricentro dalla potenza visiva alla profondità psicologica. Il messaggio sotteso è chiaro: i supereroi possono (e forse devono) essere anche vulnerabili, credibili, vicini a chi li guarda.
Il futuro del DCU tra innovazione e fedeltà
Con questo nuovo Superman, James Gunn e il team DC sembrano puntare a una rifondazione del mito supereroico, meno ancorata alla spettacolarità fine a se stessa e più attenta all’identità dei personaggi. L’esperimento, se accolto positivamente dal pubblico, potrebbe segnare una svolta duratura nel modo in cui il genere supereroistico viene declinato al cinema.
La sfida ora sarà tradurre questa scelta di sobrietà estetica in un racconto coinvolgente e coerente, capace di ridare centralità all’essere umano dietro il mantello. Se riuscirà nell’intento, il nuovo Superman non solo rilancerà un’icona, ma potrebbe ridefinire l’intero immaginario dei supereroi contemporanei.
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