Il design di Andor 2 conquista pubblico e critica: ecco come è stato costruito il mondo della serie

La seconda stagione di Andor si distingue per un worldbuilding raffinato e scenografie innovative, frutto del lavoro di Luke Hull, che fonde riferimenti storici e realismo nell'universo di Star Wars.

Giorgio Fabrizi
Giorgio Fabrizi
Fondatore e Editor-in-Chief di Galaxy Addicted e admin di Star Wars Fans Italia, il gruppo Facebook a tema Star Wars più grande d'Italia. Amante della Galassia Lontana Lontana, nonché collezionista compulsivo di giocattoli di Guerre Stellari.

La seconda stagione di Andor continua a riscuotere consensi da parte di critica e pubblico, confermando il valore della serie all’interno del franchise di Star Wars. Dopo una prima stagione acclamata e nominata a numerosi Emmy, i nuovi episodi si distinguono per la raffinatezza del worldbuilding e l’attenzione alle scelte estetiche, come rivelato in una recente intervista con Luke Hull, scenografo della produzione.

Un processo creativo più strutturato

Nel corso di un approfondimento pubblicato da Deadline, Hull ha illustrato le fasi che hanno caratterizzato la progettazione delle ambientazioni della seconda stagione. Rispetto al primo ciclo di episodi, la produzione ha seguito una preparazione più articolata, mirata a costruire scenografie più complesse e durature. Non più set temporanei o funzionali a singoli episodi, ma ambientazioni solide e dettagliate, capaci di restituire l’ampiezza e la complessità dell’universo narrativo in espansione.

La scelta di location come Ghorman, Chandrila e Yavin riflette un approccio realistico e ricercato, supportato da un’attenta elaborazione scenografica ispirata a riferimenti concreti, condivisi all’interno del team creativo.

Ghorman, Chandrila e Yavin: influenze reali e immaginario condiviso

Per la creazione del pianeta Ghorman, Hull ha tratto ispirazione da contesti urbani dell’Europa settentrionale, con un’attenzione particolare a città italiane come Torino e Milano. L’atmosfera richiama le resistenze francesi, mentre i materiali utilizzati, come la pietra travertino, contribuiscono a un’estetica coerente con il tono narrativo della serie.

Chandrila, invece, viene rappresentata come un ambiente rurale e raffinato, ispirato a realtà residenziali come Tuxedo Park. Il “castello di famiglia” ideato per questa ambientazione fonde elementi architettonici scandinavi, giapponesi e scozzesi, evocando una stratificazione culturale che arricchisce la narrazione.

Yavin assume una funzione chiave nel racconto, con un’estetica più spartana e funzionale rispetto alle rappresentazioni precedenti. L’intento era trasmettere una sensazione di costruzione e speranza: spazi aperti, strutture provvisorie e ambienti adatti ad accogliere rifugiati e comunità in fuga. L’approccio mira a restituire un’immagine più concreta e meno idealizzata, in linea con l’impostazione di Rogue One.

Coruscant, Mina Rau e l’innovazione visiva

Un esempio evidente di sperimentazione estetica riguarda il Senato di Coruscant. Hull ha dichiarato di essersi ispirato alla Città delle Arti e delle Scienze di Valencia per ridefinire questo spazio, immaginandolo come una struttura articolata, moderna e simbolica, con livelli, corridoi e ascensori che rappresentano la complessità del potere e della burocrazia.

Anche per ambientazioni meno definite come Mina Rau, il team ha dovuto creare da zero un contesto visivo coerente. L’idea alla base era quella di un collettivo agricolo, isolato e precario, che trasmettesse una sensazione di libertà ma anche di vulnerabilità. Campi dorati e paesaggi aperti accentuano il senso di fuga e instabilità che caratterizza i personaggi coinvolti.

Un equilibrio tra innovazione e fedeltà al canone

Il lavoro scenografico della seconda stagione di Andor emerge come uno degli elementi più riusciti della produzione. L’uso di riferimenti storici, l’attenzione al dettaglio e la coerenza tra ambientazioni, costumi e narrazione costruiscono un universo credibile e coinvolgente. Il risultato è una serie che rinnova il linguaggio visivo di Star Wars senza tradirne l’identità, aprendo nuove possibilità per lo sviluppo del franchise.

In attesa di notizie su future stagioni o possibili spin-off, Andor rappresenta un esempio virtuoso di come il design possa contribuire a elevare la qualità narrativa e visiva di una serie televisiva.

Fonte: Deadline

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