LEGO Star Wars: Rebuild the Galaxy – Pieces of the Past è disponibile da ieri su Disney+. Si compone di 4 episodi di 25 minuti circa e, per certi versi, si rivela sorprendente. Per quanto sia una caotica, confusionaria, rapidissima riproposizione dell’immaginario di Star Wars da un altro punto di vista, contemporaneamente riesce a sottolineare alcuni aspetti canonici, e per certi versi lo fa in maniera molto lucida ed efficace, o più semplice da comprendere.
LEGO Star Wars: Rebuild the Galaxy parte da un’idea tanto semplice quanto esplosiva: cosa succederebbe se qualcuno smontasse letteralmente la galassia e la ricostruisse da zero, con i pezzi fuori posto? Al centro della storia c’è Sig Greebling, un giovane allevatore di Nerf che sogna una vita diversa e che, un po’ per destino e un po’ per curiosità, si imbatte insieme al fratello Dev in un antico tempio Jedi sul pianeta Fennesa. All’interno scoprono la Pietra Angolare, un artefatto potentissimo capace di alterare la realtà. È proprio il contatto con questo oggetto a scatenare il caos: i “mattoncini” che compongono l’universo si disfano e si ricompongono in modo imprevedibile, trasformando personaggi, alleanze e luoghi familiari in versioni del tutto nuove e spesso ribaltate.

In questo stravolgimento Dev finisce per diventare un Signore dei Sith, mentre Sig si ritrova a dover fare i conti con un mondo che non riconosce più. Per non soccombere all’assurdità della situazione, trova alleati improbabili come Jedi Bob, ormai dimenticato da tutti, e altri compagni che lo affiancano in un viaggio attraverso una galassia in continua metamorfosi. Jedi Bob, il cui vero nome è Bobarian Afol, incarna così lo stereotipo dei Jedi, ovvero colui che con i propri errori non solo non ha risolto la malvagità nella galassia, ma l’ha alimentata. L’avventura assume presto i toni di una ricerca interiore: Sig, che diventa apprendista di Bob, non deve solo capire come riparare i danni, ma anche accettare che molte delle trasformazioni non possono essere annullate.
Il racconto alterna comicità, parodie e citazioni ai grandi momenti di Star Wars, ma sotto la superficie fatta di LEGO e gag visive si cela un tema più profondo. La nuova galassia che emerge non è semplicemente un errore da correggere, bensì una realtà diversa da vivere, con i suoi rapporti inediti e i suoi eroi inattesi. Alla fine, Sig comprende che non si tratta di ricostruire ciò che è andato perduto, ma di abbracciare il nuovo mondo che ha contribuito a creare, imparando a raccontare storie differenti dentro un universo che, mattone dopo mattone, continua a reinventarsi.
Questo seguito si concentra maggiormente sul rapporto tra i fratelli Sig e Dev o, meglio, su come il primo cerca di riportare alla luce Dev. I due si scontrano con Solitus, una figura malvagia che va oltre il concetto di Sith e Jedi e che punta a sfruttare il potere di Costruzione della Forza di Sig e di devastazione di Dev, conosciuto anche come Darth Devastator, per distruggere completamente la galassia e inaugurare una nuova epoca di oblio e di eterno nulla.

Partiamo dagli aspetti di Rebuild the Galaxy che sottolineano sfumature canoniche, per poi vedere dove diverge rispetto ai contenuti fin qui rilasciati. Uno degli elementi che mi hanno colpito maggiormente è quello legato alla famiglia Skywalker, anche se qui riproposta in chiave super grottesca con Darth Vader buono e bianco, Luke Skywalker hippie e Padmé Amidala regina dei pirati. Ma è Leia quella più curiosa: perché è del tutto identica alla versione “reale” se non per una buffissima eccezione: il suo amato non è più Han Solo ma il rivale di quest’ultimo, Greedo.
Ebbene, in Pieces of the Past assistiamo a uno struggente, e impossibile nel Canone, ricongiungimento di Vader/Ani e Padmé, con tanto di citazione alla serie televisiva Obi-Wan Kenobi, quando il vecchio Ben fa una descrizione poetica alla piccola Leia di quelli che sono i suoi reali genitori. E la stessa Leia con Luke ritrovano i propri genitori, chiamandoli mamma e papà. Ma in Pieces of the Past ci sono talmente tante citazioni in un ritmo forsennato e apparentemente senza pause, che è praticamente impossibile evidenziarle tutte. Proprio perché attinge al Canone di Star Wars in maniera “acculturata” e precisa: in questo caos, insomma, chi vuole apprendere qualcosa di più di un immaginario ormai infinito può farlo.
Questo perché vediamo per la prima volta tanti cloni di Snoke, il che ci mostra quanto siano andati in profondità i piani dell’Imperatore di trasferire la capacità di manipolare la Forza in cloni. Così come si sottolinea il potere della Diade nella Forza, che nel Canone non è solo presente in Rey e Ben Solo, ma anche in Mae e Osha. Un esponente vira verso il lato chiaro e l’altro verso il lato oscuro, fino a diventare quasi opposti a causa del fatto di essere stati impropriamente separati. Non mancano simpatiche citazioni alla dimensione Legends con Darth Revan e Jaxxon.

Questa è la parte convergente, ma c’è anche una componente divergente. Solitus, che è stato Maestro di Bob fin quando quest’ultimo non ha cercato di arrestarne i piani, minaccia di trasferire ogni cosa della galassia attuale nel Nodo della Forza, una dimensione al di fuori dello spazio e del tempo che in parte ricorda il Mondo tra i Mondi. Si tratta, però, di una dimensione che va al di là del lato oscuro e del lato chiaro, risolta da un qualcosa che sembra spingersi oltre alla Diade nella Forza, definita la Miriade della Forza. Sfruttando il concetto che la Forza avvolge ogni cosa, quest’ultima unisce lato chiaro con lato oscuro contro Solitus, bene e male per sconfiggere l’oblio. E questo è un concetto che fino a oggi non abbiamo visto nello Star Wars canonico.

C’entra con il rimescolamento che è alla base di questa storia, dove abbiamo visto anche Darth Jar Jar e Darth Rey, due delle figure che avevano fatto parlare maggiormente di sé con il primo capitolo. Nella nuova galassia creata dalla distorsione, Jar Jar Binks non è più il goffo Gungan noto da La Minaccia Fantasma, ma assume il ruolo di Signore dei Sith: sferra attacchi con la Forza, guida seguaci oscuri, e partecipa attivamente al conflitto contro Sig, Yesi, Jedi Bob e gli altri protagonisti. Darth Rey è un’altra figura chiave del lato oscuro post-caos. Nel corso della storia, Rey diventa una Sith potente che si scontra direttamente con i protagonisti. Sia nel primo capitolo di Rebuild the Galaxy che nel secondo, Darth Rey e altri Sith vengono coinvolti in scontri decisivi contro Sig, Jedi Bob e compagni.
Da un lato si viene incontro ai desideri più reconditi della fanbase, anche quelli “proibiti”, dall’altro si punta a sottolineare qualche aspetto canonico. Se lo Star Wars crossmediale avrà un futuro, ebbene, saranno importanti anche i contenuti come Rebuild the Galaxy.






