Un ponte di idrogeno collega due galassie in rotta verso l’ammasso della Vergine

Due galassie in caduta verso l’ammasso della Vergine sono collegate da un ponte di idrogeno lungo 185.000 anni luce, offrendo nuovi indizi sull’evoluzione galattica e sulla formazione stellare.

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

Un flusso di idrogeno neutro collega due galassie in caduta verso l’ammasso della Vergine (Virgo Cluster), offrendo agli astronomi nuovi indizi sulle dinamiche che regolano le interazioni tra galassie e la formazione stellare. La scoperta getta luce anche sul rapporto tra la nostra Via Lattea e le vicine Nubi di Magellano, che mostrano fenomeni simili su scala ridotta.

NGC 4532 e DDO 137: due galassie in viaggio

Le protagoniste di questa osservazione sono NGC 4532 e DDO 137, galassie che si muovono a circa 880 km/s (oltre 3,1 milioni di km/h) verso il cuore del Virgo Cluster, a circa 53 milioni di anni luce dalla Terra. Durante la loro corsa, attraversano una nube di gas caldo e denso che circonda l’ammasso, incontrando una resistenza paragonabile a muoversi in una melassa incandescente.

Un ponte di idrogeno collega due galassie in rotta verso l’ammasso della Vergine

Questo attrito cosmico provoca un fenomeno chiamato ram-pressure stripping: il gas interstellare viene riscaldato e strappato via, formando una coda lunga 1,6 milioni di anni luce, una delle più estese mai osservate.

Dal radiotelescopio di Arecibo ad ASKAP

La presenza della lunga coda era già stata individuata negli anni passati dal radiotelescopio di Arecibo, a Porto Rico. Tuttavia, nuove osservazioni condotte con ASKAP (Australian Square Kilometre Array Pathfinder) hanno rivelato dettagli inediti:

  • un ponte di gas lungo 185.000 anni luce che collega direttamente le due galassie,

  • diverse sporgenze e nubi di idrogeno distribuite attorno alle strutture principali.

Questi elementi mostrano un processo complesso in cui si intrecciano forze gravitazionali e interazioni con l’ambiente gassoso circostante.

Forze di marea e pressioni cosmiche

Secondo Lister Staveley-Smith, astronomo dell’Università dell’Australia Occidentale e autore principale dello studio, due fenomeni spiegano le strutture osservate:

  1. Forze mareali tra le galassie, responsabili della formazione del ponte di gas.

  2. Ram-pressure stripping dovuto al loro attraversamento della nube calda del Virgo Cluster, che ha prodotto la gigantesca coda.

Il gas circostante può raggiungere temperature fino a 200 volte superiori a quelle della superficie solare, rendendo l’ambiente estremamente ostile. Le galassie, muovendosi a velocità elevate, subiscono quindi un’erosione costante dei loro strati gassosi.

Un parallelo con le Nubi di Magellano

Il ponte di idrogeno tra NGC 4532 e DDO 137 richiama un fenomeno più vicino a noi: il Magellanic Stream, la corrente di gas che collega le Nubi di Magellano alla Via Lattea. Anche in questo caso, le interazioni gravitazionali e la pressione del gas caldo della nostra galassia hanno modellato un flusso di idrogeno che ospita zone di formazione stellare.

Lo stesso potrebbe avvenire tra le due galassie in rotta verso il Virgo Cluster, dove le regioni di maggiore densità gassosa potrebbero diventare focolai di nuove stelle.

L’importanza dello studio

Queste osservazioni, parte del progetto pilota WALLABY (Widefield ASKAP L-Band Legacy All-sky Survey), offrono una chiave per comprendere meglio il ciclo di vita della materia intergalattica e il modo in cui gas e gravità influenzano l’evoluzione delle galassie.

Pubblicato il 23 settembre su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, lo studio contribuisce a delineare i meccanismi che plasmano le strutture cosmiche su scale gigantesche, rivelando come fenomeni di interazione galattica possano ridistribuire il gas e alimentare la formazione stellare.

Fonte: space.com

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