Continuiamo a parlare di sport e del suo essere fonte di ispirazione per tante pellicole per il grande schermo, da diversi decenni a questa parte.
Di seguito un’altra lista di film, in parte ispirati a fatti realmente accaduti e in parte con una storia di pura fantasia. Naturalmente questi sono solo alcuni titoli, ci sarebbe spazio per un elenco molto più vasto. Ma già qui ci sono tanti spunti interessanti.. andiamo a scoprirli!
Creed – Nato per combattere

Nel precedente articolo abbiamo parlato della famosa e amata da tutti saga di film con protagonista il personaggio di Rocky Balboa. Non possiamo però evitare di inserire in questa lista anche lo spin-off che nel 2015 ha fatto scoprire ai più giovani e riscoprire agli adulti il mondo dello Stallone Italiano. Considerato da tutti tra i migliori tentativi di riportare sul grande schermo le saghe del passato, “Creed – Nato per combattere” ancora una volta porta in scena la boxe come forma di riscatto e di rivalsa. Le dinamiche della storia ricalcano in parte quelle della prima pellicola della saga, ma proseguono poi in una direzione diversa. Pur essendo presente Stallone nel suo iconico ruolo, qui il protagonista è Adonis, interpretato dal talentuoso Michael B. Jordan. Figlio illegittimo di Apollo Creed, passa la sua infanzia dentro e fuori da case famiglia, dove spesso rimane coinvolto in risse e scontri. Viene accolto dalla moglie del genitore, Mary Ann, e cresce nel benessere e si avvia verso una fortunata carriera lavorativa. In segreto però sente il richiamo della boxe, passione che coltiva partecipando a piccoli incontri in Messico. Presto decide di abbandonare il suo lavoro per dedicarsi totalmente al pugilato. Si trasferisce così a Philadelphia, dove subito va in cerca di Rocky: l’ex campione rifiuta inizialmente di allenarlo, pur avendo capito fosse il figlio del suo amico e rivale. Successivamente però, colto il coraggio e la determinazione del ragazzo, decide di dargli una mano: inizia ad allenarlo e lo porta a vincere i suoi primi incontri. Adonis decide inizialmente di non utilizzare il cognome del padre, preferendo quello più “anonimo” della madre (Johnson). Quando però si presenta l’occasione di affrontare l’attuale campione in carica, il manager del suo rivale pone come condizione che si presenti come Adonis Creed. Inizia così un percorso in salita per il giovane che, mentre si allena per l’incontro più difficile affrontato finora, sente anche la pressione delle aspettative. Sarà fondamentale il ruolo di Rocky, che a sua volta avrà una propria battaglia da combattere. Alla fine, una volta salito sul ring, Adonis darà tutto se stesso ma non tanto per vincere. Soprattutto per dimostrare a se stesso e agli altri di essere degno del cognome che porta.
E’ il racconto di una persona che cerca di trovare il suo posto nel mondo e la propria identità. E lo fa affrontando i propri demoni interiori e combattendo con i denti per raggiungere il proprio obiettivo: dimostrare di non essere un fallito. Apprezzato da pubblico e critica, questo film ha dato nuova linfa vitale alla saga di Rocky. L’interpretazione di Stallone, qui nel ruolo di mentore, gli è valsa una candidatura agli Oscar e un Golden Globe conquistato come miglior attore non protagonista.
Le Mans’ 66 – La grande sfida

Spesso i film del genere sportivo prendono spunto, seppur in maniera romanzata, storie realmente accadute. E quella raccontata in questa pellicola del 2019, con protagonisti Matt Damon e Christian Bale, è la sfida tra due corse automobilistiche ma anche e soprattutto di un’amicizia e di un sogno che diventa realtà. 1963: Carol Shelby (Damon) è un ex pilota, l’unico americano ad aver vinto a Le Mans. In seguito all’acuirsi dei suoi problemi cardiaci è stato costretto al ritiro e ora si occupa di costruire auto da corsa e partecipa ad alcune competizioni nazionali. Tra i suoi piloti spicca Ken Miles (Bale), pilota eccezionale e grande esperto di motori ma dal carattere irascibile. I due vengono coinvolti da Lee Iacoca (Jon Bernthal), manager della Ford Motor Company, in un progetto ambizioso. La casa automobilistica americana sta affrontando una profonda crisi e decide così di costruire una nuova auto, la GT40, per poter entrare in competizione e vincere contro la rivale Ferrari. Inizia così questa impresa e, mentre i dirigenti vorrebbero escludere Miles per il suo carattere irascibile, Shelby farà di tutto per tenere il suo amico dietro il volante. Arriverà persino a mettere a rischio la sua azienda. Dopo aver vinto la 24 ore di Daytona, la vera sfida tra Ford e Ferrari avviene sul circuito di Le Mans nel 1966: dopo qualche difficoltà iniziale Miles si piazza in testa alla classifica, ma ad un certo punto gli viene imposta una decisione presa dai dirigenti Ford. Il finale è sorprendente e rappresenta cosa significhi essere uno sportivo e conquistare il rispetto al di là della vittoria. Candidato agli Oscar nel 2020, “Le Mans” vinse due premi relativi al montaggio, oltre che essere stato candidato come miglior film.
Coach Carter

Negli Stati Uniti lo sport è altamente legato all’istruzione e allo studio, tanto che spesso per accedere alla squadra della scuola, per qualsiasi sport, è necessario avere una certa media dei voti. Ma esistono anche istituti dove, superata questa condizione minima, gli studenti vengono abbandonati a loro stessi a causa della convinzione che, terminato il loro percorso, non avranno altro che un futuro difficile in un quartiere difficile. E’ contro questa mentalità che fin da subito si scontra Ken Carter, ex giocatore di basket che si trova ad allenare la squadra della sua prima scuola, la Richmond High School. Fin da subito si rende conto di dover imporre una certa disciplina e propone un contratto ai ragazzi della squadra: potranno giocare a basket solo se avranno una buona media, se saranno presenti a tutte le lezioni e in prima fila e se indosseranno giacca e cravatta alle partite. Solo in tre si rifiutano, tutti gli altri firmano. Gli allenamenti del Coach Carter si rivelano impegnativi ed estenuanti e tutti i ragazzi ne escono provati; nonostante questo iniziano a vincere una partita dopo l’altra, finchè non riescono addirittura ad arrivare primi in un torneo. Quando però scopre la sua squadra totalmente ubriaca ad una festa e soprattutto che i risultati scolastici dei ragazzi sono pessimi, il coach applica ancora una volta le regole ferree che lo contraddistinguono e sospende le attività sportive. Questo attirerà l’ira dei genitori e dei professori, che vedono il basket come unica cosa che interessa ai ragazzi. Ma saranno proprio i giocatori a comprendere che Carter, insegnandogli la disciplina, il rispetto per le regole e dei patti, voleva dimostrare loro di avere l’opportunità di scegliere per se stessi e le loro vite un futuro migliore. Tratto da una storia realmente accaduta, questo film del 2005 vede nel ruolo del protagonista Samuel L. Jackson: tra i suoi allievi un giovanissimo Channing Tatum e Rob Brown (“Scoprendo Forrester”, “Ti va di ballare?”).
The blind side

Anche questa pellicola del 2009, con protagonista Sandra Bullock, è tratta da una storia vera. Racconta la storia di Michael Oher, famoso giocatore del football americano nel ruolo di offensive tackle, cioè colui che deve proteggere il quarterback dagli attacchi provenienti dai suoi lati ciechi. “Big Mike” è un ragazzo di 17 anni dall’imponente struttura fisica, senza tetto dopo essere rimasto orfano di padre e con la madre con la dipendenza da crack. Spesso dorme a casa di un suo amico, il cui padre intercede per Michael presso la scuola cattolica in modo che venga ammesso, nonostante lo scarso quoziente intellettivo e i problemi economici. Il ragazzone viene notato dalla benestante famiglia Tuohy: la signora Leigh Anne (Bullock) prende a cuore la situazione di Michael e, dopo averlo ospitato per alcune notti, decide di diventare la sua tutrice legale. I test scolastici dimostrano le difficoltà di Michael nello studio, ma anche un forte istinto protettivo (che dimostrerà anche nei confronti di S.J. il figlio di Leigh Anne). Per questo risulta perfetto per il ruolo di offensive tackle: dopo alcuni fallimentari tentativi, Michael comprende quale sia il suo compito nella squadra, portandola a vincere una partita dopo l’altra. Nel frattempo i signori Tuohy si preoccupano che il ragazzo non possa accedere al college dopo la scuola, così trovano una tutor per Michael, Miss Sue: grazie al suo aiuto il giovane riuscirà a diplomarsi. Potrà così affrontare l’importante decisione di quale college e squadra scegliere, sempre supportato in tutto e per tutto dalla sua nuova famiglia.
Il toccante racconto delle origini di Michael Oher è al centro di questa pellicola, che ha ottenuto fin da subito un successo straordinario di critica e pubblico. Per la sua interpretazione del ruolo di donna e madre Sandra Bullock vince nel 2010 il premio Oscar come miglior attrice (e “The Blind Side” viene candidato come miglior film).
L’arte di vincere

“F1” non è stato il primo film di genere sportivo con protagonista Brad Pitt. Il divo hollywoodiano interpreta il protagonista di questa pellicola uscita nel 2011 e ambientata nel mondo del baseball. E’ il 2001 quando la squadra degli Oakland Athletics esce sconfitta nell’ultima partita della stagione, perdendo così il diritto di partecipare alle World Series per la prima volta dopo 10 anni. Così il general manager Billy Beane (Pitt) si vede negato un aumento di budget per l’acquisto di nuovi giocatori e soprattutto assiste alla perdita di alcuni dei pezzi forti della squadra. Durante un incontro di affari conosce Peter Brand, giovane laureato che gli presenta un nuovo metodo per scegliere i giocatori basato sulla sabermetrica, cioè sulle loro statistiche. Billy rimane particolarmente colpito e decide di seguire questa strada, arrivando così a ricostruire totalmente la squadra: contro il parere degli altri membri del team, acquista una serie di giocatori da tutti considerati ormai al termine della loro carriere, scegliendoli per alcune qualità e abilità che, con altri metodi, non sarebbero emersi. Inizialmente la squadra fatica ad ingranare e accumula una sconfitta dopo l’altra, ma ad un certo punto, seguendo la visione di Billy e Peter, inizia a vincere e supera diversi record vincendo 20 partite di fila.
Così il general manager, mentre cerca di fare i conti con i demoni del suo passato, vede la considerazione del mondo del baseball nei suoi confronti cambiare radicalmente. Se ci sono i detrattori del suo metodo legati ancora alle vecchie abitudini, sono tanti quelli che decidono di percorrere la sua strada e alcune squadre si trovano a ribaltare qualsiasi aspettativa. Tratto da una storia vera e ispirato al libro di Michael Lewis, questa pellicola racconta della forza di una visione in cui si crede, del coraggio di cambiare punto di vista e di scegliere di percorrere una strada diversa andando contro il parere di tutti gli altri. In questo modo Billy, ex giocatore dalla carriera complessa, capisce quanto ogni componente della sua squadra possa assumere un nuovo ruolo e trovare un nuovo valore. Brad Pitt regala una delle sue migliori interpretazioni, che gli valse una candidatura agli Oscar come miglior attore protagonista. Nel cast vediamo anche Jonah Hill nel ruolo di Peter Brand e il compianto Philip Seymour Hoffman è l’allenatore Art Howe.
Bleed – Più forte del destino

Torniamo ancora una volta nel mondo del pugilato e ancora una volta ad una pellicola ispirata ad una storia vera. Vinny Paz all’inizio degli anni ‘90 conquista il titolo di campione del mondo nella categoria superwelter. All’apice della sua carriera, un grave incidente lo lascia però quasi completamente paralizzato. Si sottopone a tutte le cure del caso, ma quando esce dall’ospedale sembra costretto a vivere per sempre con un esoscheletro collegato direttamente alle ossa del cranio, dall’aspetto di un ingombrante collare: il ritorno sul ring è quindi impossibile. Ma Vinny non si arrende: fa di tutto per trovare qualcuno che lo aiuti e dimostra una determinazione incrollabile nel voler tornare ad indossare i guantoni, nonostante il parere avverso di famiglia e amici. Sarà fondamentale l’incontro con l’ex pugile Kevin Rooney, che allena l’ex campione a tal punto da farlo tornare in grado di tornare a combattere. Così Vinny, sostenuto dalla sua famiglia, ottiene il suo nuovo inizio sul ring arrivando addirittura a vincere. A dimostrazione che nessun sogno è troppo grande, se dentro di noi abbiamo la forza e la convinzione di lottare fino in fondo al di là delle difficoltà sulla nostra strada e dei giudizi altrui. Vinny Pazienza ha il volto di Miles Teller, mentre Aaron Eckhart è Rooney; infine Ciaran Hinds interpreta Angelo, il padre del pugile.
Southpaw – L’ultima sfida

Rimanendo nel mondo della boxe, non si può non citare questa pellicola del 2016 con protagonista Jake Gyllenhaal. Una storia di riscatto e rinascita, fatta di batoste e di nuove vittorie. Billy Hope (Gyllenhaal) è l’attuale campione mondiale dei pesi mediomassimi, con una spettacolare carriera con zero sconfitte e una storia che ha appassionato i suoi sostenitori: cresciuto in un orfanotrofio di Hell’s Kitchen, dove ha conosciuto sua moglie, è stato in grado di lottare per costruirsi una vita migliore. Ora ha una famiglia che lo ama, una figlia che lo adora e un pubblico che lo sostiene. Il suo stile di combattimento però lo porta ad uscire da ogni incontro sempre devastato, seppur vincitore: Billy infatti è abituato ad incassare molti colpi e a caricarsi della sua rabbia. Per questo la moglie, contro il parere del suo manager, lo convince a fermarsi per un po’. Durante un evento di beneficenza Billy viene provocato da un pugile in ascesa che da tempo lo vorrebbe affrontare: tra i due scoppia una rissa, che si conclude quando un colpo di pistola colpisce a morte la moglie del campione. Billy rimane stravolto e incapace di reagire: mentre si lascia andare alla rabbia, alcol e droga, la sua vita va in pezzi, perde la casa e sua figlia viene affidata agli assistenti sociali.
Toccato il fondo, non ha alternative che cercare di risalire: si rivolge all’uomo che ha allenato l’unico pugile in grado di metterlo in difficoltà e che ora gestisce una palestra per ragazzi. Di notte lavora lì come addetto alle pulizie, di giorno si allena, cambiando totalmente il suo stile di combattimento: impara cosa significhi difendersi, muoversi sulle gambe, parare i colpi e la precisione. Nel frattempo affronta i suoi demoni interiori cercando di tenere a bada la rabbia e di dimostrarsi migliore in modo da poter avere di nuovo sua figlia a casa. Finché non gli si presenta l’occasione di salire sul ring per l’incontro che può garantirgli un nuovo inizio, nello sport e nella vita. Antoine Fuqua dirige questo dramma ambientato nel mondo della boxe con il suo inconfondibile stile crudo e diretto, dove la violenza e la sofferenza fisica e psicologica sono rappresentati in maniera totalmente esplicita. Gyllenhaal regala una delle sue migliori interpretazioni nel dare voce e corpo a quest’uomo distrutto che cerca di risollevarsi. Nel ruolo della moglie l’affascinante Rachel McAdams, mentre Forest Whitaker e 50 Cent sono rispettivamente il nuovo allenatore di Billy e il suo vecchio manager.
Driven

8 anni dopo il successo di “Cliffhanger – L’ultima sfida”, nel 2001 Sylvester Stallone, unico autore della sceneggiatura, viene nuovamente diretto da Renny Harlin. Stavolta però il risultato è un flop da tutti i punti di vista, commerciale e di critica: una pellicola senza una direzione precisa, con tante sottotrame spesso solo abbozzate e che non portano da nessuna parte. Ed è un peccato per un film sportivo, che avrebbe avuto un significato importante da lanciare, che resta però appena accennato in qualche dialogo che, nell’insieme totale, risulta anche un po’ scontato. Il messaggio che cerca di trasmettere è che, nella vita come nello sport, è fondamentale essere sempre se stessi, avere fiducia nelle proprie capacità e soprattutto decidere da soli le battaglie che si vuole combattere, al di là delle pressioni esterne e del giudizio altrui.
Ambientato nel mondo delle Champ Car, “Driven” vede al centro della vicenda la rivalità tra l’attuale campione, il tedesco Beau Brandenburg, e l’esordiente aspirante al titolo, l’americano Jimmy Bly. Il giovane pilota statunitense dimostra grande talento vincendo diverse gare, ma sembra non essere tagliato per diventare il nuovo campione: soffre la pressione che riceve dal fratello manager e dal capo della sua squadra, Carl. Quest’ultimo decide così di ingaggiare come secondo pilota Joe Tanto (Stallone), da qualche anno fuori dal giro: il suo compito sarà quello di supportare Jimmy in gara e fargli da mentore. La trama poi si sviluppa tutta in direzione dell’ultima gara, quella decisiva: Billy, seguendo le dritte di Joe e dopo aver capito di dover correre e vincere solo per se stesso e non perchè qualcun altro vuole questo per lui, combatte fino alla fine e taglia il traguardo per primo. Stallone spicca, insieme a Burt Reynolds, in un cast di giovani attori non sempre così convincenti. Un film divertente dove, come detto prima, si perde un po’ il focus e la direzione. Ed è un peccato.
E tanti altri…

Naturalmente ci sono tante altre pellicole del genere sportivo, diventate altrettanto famose. Come non citare “Rush” (2013), che racconta della rivalità tra Niki Lauda (Daniel Bruhl) e James Hunt (Chris Hemsworth), oppure “Invictus”, con uno straordinario Morgan Freeman e un Matt Damon che non sfigura al suo fianco. Del 2017 è il film “Tonya”, che racconta la controversa storia della pattinatrice statunitense Tonya Harding, qui con il volto di Margot Robbie. Nel 2010 invece abbiamo assistito ad un’altra trasformazione fisica di Christian Bale per il ruolo di coprotagonista in “The Fighter”, storia di due fratelli divisi e uniti dalla boxe. Nel 2020 Ben Affleck è un allenatore di basket in cerca di redenzione e riscatto personale in “Tornare a vincere”. Infine occorre citare “Fuga per la vittoria” (1981), dove attori come Sly e Michael Caine hanno recitato a fianco di alcuni grandi nomi del calcio tra cui il mitico Pelè, e “Il sapore della vittoria” (2000), dove Denzel Washington combatte il razzismo tramite il football.
E in futuro?

Grande attesa al momento per “The Smashing Machine”, che racconterà la complessa storia di Mark Kerr, campione di MMA e di lotta libera. A dare il volto al lottatore troviamo Dwayne Johnson che, dopo averci abituato a blockbuster e franchise d’azione, qui si mette in gioco con un ruolo lontano da quanto fatto finora dall’attore samoano e che si prospetta molto emozionante. Non resta che aspettare novembre 2025 per il suo arrivo nelle sale italiane.






