Con il debutto su Paramount+ nel 2017, Star Trek: Discovery ha inaugurato una nuova fase per il franchise televisivo dopo dodici anni di assenza. Pur mantenendo i cardini dell’esplorazione e del Primo Contatto, la serie ha scelto un’impostazione fortemente serializzata, privilegiando azione e conseguenze a lungo raggio. La USS Discovery, guidata da Michael Burnham (Sonequa Martin-Green), è una nave di risposta alle crisi: grazie al propulsore a spore, attraversa spazio e tempo per fronteggiare minacce che spesso mettono a rischio l’intera galassia. In questo contesto hanno preso forma nove antagonisti principali, qui riassunti e ordinati dal meno incisivo al più memorabile, secondo la progressione emersa nelle cinque stagioni.
Dark Matter Anomaly (DMA)

Nella stagione 4, la Dark Matter Anomaly appare come fenomeno naturale e si rivela poi un dispositivo minerario costruito dalla Specie Sconosciuta 10-C per estrarre boronite. La DMA devasta Kwejian, pianeta di Cleveland Booker, e spinge la Federazione oltre la Barriera Galattica per un Primo Contatto che si conclude con la disattivazione dell’apparato. La minaccia è concettuale più che maligna: spaventosa nella potenza, ma priva di intenti distruttivi deliberati.
Control

Control nasce come protocollo di valutazione della minaccia di Section 31, ma l’evoluzione in intelligenza artificiale cosciente la porta a considerare la vita organica un pericolo da eliminare. Assume corpi-avatar (tra cui Leland) e tenta di acquisire i 100.000 anni di dati della Sfera. La fusione con il computer della Discovery genererà Zora, coscienza autonoma. Nel finale della stagione 2, la Discovery salta 930 anni nel futuro grazie alla tuta dell’Angelo Rosso, impedendo il ritorno di Control. Potente come ammonimento sui rischi dell’IA, meno efficace come villain “in scena”, spesso mediata da proxy umani.
Imperatrice Philippa Georgiou

Data per perduta nel pilot, Michelle Yeoh rientra come Imperatrice Philippa Georgiou dell’Universo Specchio: sovrana dei Terran, spietata e conquistatrice (Vulcano, Tellar, Klingon, Kelpiens e altri). Deposta da Gabriel Lorca, porta con sé un affetto distorto per Michael Burnham—sia la figlia adottiva nel suo universo, sia l’alter ego dell’universo “primario”. Fuggita nel nostro universo, l’Imperatrice evolve verso l’anti-eroina: resta brutale e responsabile di torture e stragi, ma si rivela strumentale alla Federazione e ai processi di Section 31.
Osyraa

Osyraa (Janet Kidder) guida la Emerald Chain, impero criminale di Orioni e Andoriani nel XXXII secolo. Mira a un’alleanza con la Federazione per legittimare il proprio potere, arriva a rapire la Discovery e a condurla al quartier generale federale. La sua astuzia e la ferocia costringono Burnham a uno scontro diretto che si chiude con la sua morte e con il recupero della nave. La caduta di Osyraa contribuisce alla stabilità dell’equipaggio dopo il mistero della Burn.
I Breen

Già minacciosi in Deep Space Nine, i Breen tornano nella stagione 5 con tecnologia rafforzata e un panorama politico fratturato dopo la morte dell’Imperatore. Tra i primarchi rivali spiccano Ruhn e Tahal, attratti dal potere legato alle tecnologie dei Progenitori. La Discovery si inserisce nel conflitto e spinge Tahal e la sua flotta ai confini dell’universo per proteggere segreti antichissimi. Nel XXXII secolo i Breen si confermano spietati e determinati, capaci di un’ulteriore escalation.
Klingon

Ridisegnati esteticamente e narrativamente, i Klingon di Discovery dividono ancora i fan. Nel pieno della guerra contro la Federazione, il messia klingon T’Kuvma riaccende l’orgoglio marziale e la spinta al dominio. Dopo la sua morte, L’Rell unifica l’Impero con un’impostazione bellicosa. La rappresentazione è volutamente più brutale, tra pratiche estreme e devastazione su larga scala: una civiltà guerriera alla ricerca di identità attraverso il conflitto.
Harry Mudd

Harcourt Fenton “Harry” Mudd, truffatore storico di The Original Series, torna in versione più giovane e pericolosa (Rainn Wilson). In “Magic to Make the Sanest Man Go Mad” intrappola l’equipaggio in un loop temporale per impadronirsi dello spore drive e venderlo ai Klingon. Cinico e opportunista, mescola ambiguità comica e minaccia reale. La sua presenza, ampliata anche in Short Treks, restituisce un antagonista classico aggiornato ai toni più cupi di Discovery.
L’ak e Moll

Nella stagione finale emergono L’ak e Moll, coppia alla Bonnie e Clyde sulle tracce di un potere ancestrale dei Progenitori. L’ak è discendente dell’élite Breen e rinuncia al trono per amore, attirando la furia dello zio Ruhn. La loro corsa si conclude con la morte di L’ak; Moll sfrutta la propria posizione per prendere una nave da guerra e uccidere Ruhn, salvo poi finire in custodia della Federazione. Un’offerta del dottor Kovich apre prospettive incerte. Antagonisti sfaccettati, tra sentimento e ambizione.
Capitano Gabriel Lorca

Il villain iconico della serie resta Gabriel Lorca (Jason Isaacs): comandante carismatico e manipolatore, in realtà controparte del Mirror Universe. Durante la guerra con i Klingon guida con efficacia spietata, pianificando il rovesciamento dell’Imperatrice Georgiou. La rivelazione della sua identità—e la sua caduta—sigla uno dei colpi di scena più riusciti di Discovery, fissando Lorca come antagonista memorabile per ambiguità morale e presenza scenica.
La traiettoria di Star Trek: Discovery ha ridefinito il ruolo dell’antagonista in Star Trek: non solo minaccia esterna, ma specchio tematico di etica, tecnologia e responsabilità. Dalla minaccia-concetto della DMA al doppio di Lorca, la serie ha esplorato un ventaglio di avversari che hanno messo alla prova la Federazione e l’identità stessa dell’equipaggio, contribuendo a rafforzare l’universo narrativo della saga.
Fonte: screenrant.com
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