Vicious: Bryan Bertino torna all’horror psicologico con Dakota Fanning e una storia di paura e identità

Bryan Bertino torna all’horror con Vicious, un film psicologico e sovrannaturale con Dakota Fanning che esplora paura, identità e perdita di controllo.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

Il regista Bryan Bertino, autore del cult horror The Strangers, torna dietro la macchina da presa con Vicious, un nuovo film di suspence che segna il suo ritorno al genere che lo ha reso celebre.

La pellicola, con Dakota Fanning nel ruolo di Polly, racconta la storia di una donna la cui esistenza viene sconvolta dall’arrivo di uno sconosciuto che porta con sé una misteriosa scatola. L’oggetto, apparentemente inanimato, sembra però nascondere un potere oscuro capace di evocare una presenza malefica pronta a insinuarsi nella vita della protagonista.

Vicious debutterà su Paramount+ il 10 ottobre 2025, promettendo un’esperienza carica di tensione psicologica e simbolismi profondi.

Le regole che cambiano: una metafora dell’instabilità umana

Durante il Fantastic Fest 2025, Bertino ha raccontato a The Direct la visione alla base del film, spiegando come le regole sovrannaturali di Vicious siano volutamente instabili.

“Molto di ciò che avviene nel film è una metafora dell’essere coinvolti in una relazione malsana,” ha spiegato il regista. “In queste relazioni le regole cambiano continuamente. Non importa quanto tu cerchi di resistere: finiranno per cambiare comunque.”

Per Bertino, questa instabilità non è solo un espediente narrativo, ma una riflessione sul senso di impotenza che accompagna chi si trova intrappolato in dinamiche tossiche. L’imprevedibilità delle “regole” diventa così l’incarnazione della paura stessa: la consapevolezza che il controllo è un’illusione, e che la lotta per la sopravvivenza – fisica o emotiva – è destinata a essere perduta in partenza.

“I don’t want to be me”: il cuore emotivo del film

Una delle prime scene di Vicious stabilisce subito il tono della narrazione. Sullo schermo compare la frase “I don’t want to be me” (“Non voglio essere me”), che, come ha raccontato Bertino, è diventata il punto di riferimento dell’intera sceneggiatura.

“Quella frase rappresenta un sentimento universale,” ha spiegato. “Il desiderio di non essere sé stessi, di voler fuggire da ciò che si è diventati. È qualcosa che molti comprendono.”

Il film esplora proprio questo tema: la disconnessione dal proprio io e la vulnerabilità che nasce quando forze esterne – o interiori – manipolano la percezione di sé. La misteriosa scatola che entra nella vita di Polly diventa il simbolo di una identità corrotta, capace di rispecchiare e distorcere i lati più fragili dell’animo umano.

Paura dell’ignoto e perdita del controllo

Bertino ha raccontato di essere sempre stato affascinato e turbato dal tema dell’ignoto, che considera una delle paure più autentiche e primordiali.

“Mi spaventa molto l’ignoto,” ha ammesso. “Quando qualcosa entra nella tua vita senza preavviso, portando cattive notizie, la paura prende il sopravvento. È un’esperienza che tutti conosciamo.”

Questa riflessione si traduce in un linguaggio visivo carico di simbolismo. Una delle immagini più forti del film mostra una figura femminile che regge una scatola nera sospesa, metafora della minaccia invisibile che domina la storia. È un’immagine che sintetizza l’essenza del film: la paura di ciò che non si può spiegare, ma che esercita comunque un potere distruttivo.

L’horror come specchio delle relazioni tossiche

Con Vicious, Bertino prosegue la sua indagine sull’horror come mezzo di introspezione psicologica. Se The Strangers esplorava la paura della violazione domestica, Vicious affronta la paura del controllo e della manipolazione emotiva, trasponendola in chiave sovrannaturale.

La continua mutazione delle regole – elemento centrale del film – rappresenta l’instabilità delle relazioni umane e la fragilità del senso di sicurezza personale. Come evidenziato da The Direct, l’intento del regista è quello di disorientare lo spettatore, rendendolo parte integrante del caos emotivo vissuto dai personaggi.

La pellicola si inserisce quindi in una lunga tradizione di horror psicologici in cui il terrore non deriva tanto dal mostro o dalla creatura, quanto dall’incertezza, dalla perdita di sé e dall’impossibilità di distinguere ciò che è reale da ciò che è proiezione interiore.

Un horror che parla di noi

In ultima analisi, Vicious non è soltanto un film sul soprannaturale, ma una riflessione sull’identità e sul senso di impotenza che nasce dal confronto con il cambiamento e con l’inspiegabile.

Attraverso la figura di Polly, Bertino racconta una storia di paura ma anche di riconoscimento, in cui l’orrore diventa specchio delle ansie contemporanee: la solitudine, la perdita di controllo, la disconnessione da sé stessi.

Con la sua atmosfera cupa e la scrittura simbolica, Vicious si propone come uno dei titoli più attesi della stagione autunnale di Paramount+, confermando Bertino come uno dei registi più coerenti e raffinati dell’horror moderno.

Vicious: Bryan Bertino torna all’horror psicologico con Dakota Fanning e una storia di paura e identità
Kinguin

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