Scoperta una possibile “clump” di materia oscura: la più piccola mai osservata

Un team internazionale ha individuato la più piccola concentrazione di materia oscura mai osservata, confermando le previsioni della teoria della “materia oscura fredda”.

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

Una scoperta senza precedenti potrebbe ridefinire la comprensione della materia oscura, la componente invisibile che costituisce la maggior parte della massa dell’universo. Un team internazionale di astronomi ha individuato quella che potrebbe essere la più piccola concentrazione di materia oscura pura mai rilevata, osservando un’anomalia nel percorso della luce di un arco gravitazionale.

Se confermata, questa osservazione rappresenterebbe una prova significativa a sostegno della teoria della “cold dark matter” (materia oscura fredda), secondo la quale l’universo sarebbe permeato da particelle a bassa energia che interagiscono quasi esclusivamente tramite la gravità.

Un’anomalia in un anello di Einstein

La scoperta è avvenuta durante l’osservazione di un Einstein ring, una delle manifestazioni più spettacolari del fenomeno del lensing gravitazionale. Questo effetto, previsto dalla relatività generale di Einstein, si verifica quando la massa di una galassia o di un ammasso di galassie deforma lo spazio-tempo, piegando la luce proveniente da una galassia di sfondo quasi perfettamente allineata. Il risultato è un anello di luce che circonda la sorgente gravitazionale, permettendo di studiare la distribuzione di massa lungo la linea di vista.

Durante una campagna di osservazioni radio condotta con alcuni dei più potenti strumenti del mondo, tra cui l’European Very Long Baseline Interferometric Network (EVN), il Green Bank Telescope (Stati Uniti) e il Very Long Baseline Array (Hawaii), gli scienziati hanno notato una distorsione anomala nella struttura di un Compact Symmetric Object (CSO) — un piccolo nucleo galattico attivo con emissioni radio simmetriche, di diametro inferiore ai 3.200 anni luce.

Scoperta una possibile “clump” di materia oscura: la più piccola mai osservata
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L’oggetto invisibile da un milione di soli

Il team, guidato da John McKean (Università di Groningen e South African Radio Astronomy Observatory), ha utilizzato supercomputer e algoritmi di modellazione gravitazionale per analizzare l’anomalia. L’elaborazione dei dati ha rivelato una leggera “depressione” nel segnale radio, interpretabile solo come l’effetto gravitazionale di un oggetto interposto tra la galassia sorgente e quella lente.

Secondo le stime, questo oggetto avrebbe una massa pari a circa un milione di volte quella del Sole, ma nessuna emissione luminosa visibile. Le ipotesi sono due: potrebbe trattarsi di una nana galassia priva di stelle attive oppure, più probabilmente, di una piccola concentrazione di materia oscura pura, nota anche come “dark matter clump”.

Se questa interpretazione è corretta, si tratterebbe della più piccola struttura di materia oscura mai rilevata, situata a circa 10 miliardi di anni luce dalla Terra e cento volte più piccola rispetto a qualsiasi altro agglomerato oscuro individuato finora.

Una conferma della teoria della materia oscura fredda

La scoperta è coerente con la teoria della materia oscura fredda, secondo cui questa sostanza è composta da particelle estremamente lente e poco energetiche, capaci di aggregarsi in microstrutture gravitazionali senza emettere radiazione elettromagnetica.

Come ha spiegato Devon Powell del Max Planck Institute for Astrophysics, tra i ricercatori coinvolti nello studio, la sensibilità dei dati raccolti lasciava già intuire la possibilità di individuare un oggetto di questo tipo. La rilevazione di “clumps” così piccoli rappresenta un passo cruciale per comprendere la natura microscopica delle particelle di materia oscura e per stabilire i limiti inferiori della loro massa.

Due studi per una scoperta epocale

I risultati della ricerca sono stati pubblicati su due riviste scientifiche di rilievo:

  • il primo studio, apparso su Nature Astronomy, documenta la scoperta dell’oggetto oscuro;

  • il secondo, su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, approfondisce la metodologia di analisi e le caratteristiche del CSO.

Gli autori sottolineano che la capacità di individuare oggetti privi di qualsiasi emissione luminosa rappresenta una nuova frontiera per la cosmologia osservativa. Queste minuscole concentrazioni di materia oscura offrono un laboratorio unico per testare i modelli teorici e comprendere meglio l’evoluzione delle galassie.

Un passo avanti nella comprensione dell’universo invisibile

Secondo gli esperti, la possibilità di rilevare “clumps” di dimensioni così ridotte apre la strada a nuove indagini sull’origine e la distribuzione della materia oscura nel cosmo.

L’obiettivo delle prossime ricerche sarà individuare altre strutture simili per confrontare i dati osservativi con le previsioni dei modelli cosmologici. Come ha dichiarato McKean, “ogni piccola scoperta di materia oscura ci avvicina un po’ di più a capire da cosa è realmente fatto l’universo”.

Fonte: Space.com

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