A tredici anni dalla vendita dei diritti di Star Wars a Disney, George Lucas ha riflettuto apertamente sulla sua decisione di cedere il controllo creativo della saga che ha segnato in modo indelebile la storia del cinema. Dopo aver prodotto sei film fondamentali tra la fine degli anni ’70 e i primi anni 2000, Lucas vendette nel 2012 Lucasfilm e tutte le licenze del franchise per circa 4 miliardi di dollari.
Da allora, l’universo di Star Wars sotto la gestione Disney ha ricevuto reazioni contrastanti: da un lato, serie apprezzate come Andor — vincitrice di premi Emmy —, dall’altro film come Solo: A Star Wars Story, accusati di aver ridotto la forza simbolica del marchio e di aver puntato su budget sempre più imponenti.
«Disney l’ha trasformata secondo la propria visione»
Nonostante le critiche rivolte alla nuova gestione, Lucas ha mantenuto un atteggiamento distaccato e sereno riguardo alla sua scelta. In un’intervista al Wall Street Journal, realizzata insieme alla moglie Mellody Hobson, l’ex regista ha parlato del Lucas Museum of Narrative Art, il grande progetto culturale a cui sta dedicando gli ultimi anni.
Alla domanda se gli mancasse il controllo creativo di Star Wars, Lucas ha risposto con pragmatismo:
«Disney se ne è occupata e l’ha trasformata secondo la propria visione. È quello che succede. Naturalmente, sono passato oltre. Ho una vita. Sto costruendo un museo. Un museo è più difficile che fare film.»
Parole che testimoniano una piena consapevolezza del proprio ruolo storico, ma anche la volontà di concentrarsi su nuove sfide, lontane dal clamore delle produzioni hollywoodiane.
La decisione di vendere e l’impatto dello streaming
Già nel Festival di Cannes 2024, Lucas aveva chiarito le motivazioni che lo spinsero a vendere Star Wars nel 2012. Come riportato da Brut, l’autore spiegò di aver intuito l’impatto dello streaming sull’industria cinematografica e di non sentirsi pronto ad affrontare quella transizione:
«Lo streaming è davvero potente e ha rivoluzionato il mondo del cinema, inclusa la distribuzione nelle sale. Si vedevano i problemi, non erano positivi. Tutti cercavano di salvarlo, ma nessuno prevedeva cosa avrebbe rappresentato lo streaming.»
E aggiunse:
«Quando Netflix ha preso il volo, ho capito che sarebbe stato un grande cambiamento nel settore. Non conoscendo bene questa nuova fase, ho deciso di vendere l’azienda e di ritirarmi. Non sapevo cosa avrebbe portato, ma sapevo che il settore stava attraversando una grande trasformazione.»
La scelta, dunque, non fu dettata solo da motivi economici, ma anche dalla consapevolezza di un cambiamento epocale nel modo di produrre e distribuire contenuti.
Le critiche di ieri e di oggi
Molte delle discussioni che oggi circondano le produzioni Disney ricordano quelle che, a suo tempo, investirono gli stessi film diretti da Lucas. La Trilogia Prequel fu aspramente criticati al momento dell’uscita, in particolare il primo episodio del 1999, che suscitò forti reazioni negative nei confronti del regista e del cast.
Col passare degli anni, tuttavia, la trilogia prequel è stata rivalutata, anche grazie all’approfondimento che Disney ha dedicato a quel periodo dell’universo narrativo attraverso serie come The Clone Wars, Obi-Wan Kenobi e Ahsoka. Oggi, molti fan riconoscono in quei film una visione coerente e personale, spesso assente nelle produzioni più recenti.
Il Lucas Museum of Narrative Art: l’eredità del creatore
Oggi, Lucas è interamente concentrato sul Lucas Museum of Narrative Art, la cui apertura è prevista per il 2026 a Los Angeles. L’istituzione avrà come obiettivo quello di mostrare come l’arte narrativa plasmi la società e influenzi il modo in cui le persone percepiscono valori, identità e immaginazione collettiva.
Come si legge nella presentazione ufficiale del museo:
“Vogliamo coinvolgere il pubblico attraverso opere che raccontino storie capaci di ispirare, comunicare valori e creare comunità.”
Il progetto rappresenta una naturale estensione della visione artistica di Lucas, da sempre interessato al rapporto tra tecnologia, racconto e immaginazione. Se Star Wars ha ridefinito il cinema moderno, il museo punta a fare lo stesso nel campo dell’educazione e della divulgazione culturale.
Fonte: Screen Rant
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