Bruce Lowry, ex vicepresidente delle vendite di Nintendo of America, ha ammesso che lasciare l’azienda negli anni Ottanta per contribuire alla nascita di Sega of America è stato “probabilmente il più grande errore” della sua carriera. L’ex dirigente ha condiviso questa riflessione in un’intervista a Time Extension, dove ha ripercorso le tappe di una decisione che, pur presa con entusiasmo, oggi considera con rammarico.
Dalla NES al sogno americano di Sega
Lowry è stato una figura chiave nel lancio del Nintendo Entertainment System (NES), la console che ha ridefinito l’industria dei videogiochi dopo la crisi del 1983. Il suo ruolo nella costruzione del successo commerciale della piattaforma aveva consolidato la sua reputazione come uno dei manager più capaci del settore.
Nonostante ciò, quando Hayao Nakayama, presidente di Sega in Giappone, gli propose di guidare l’espansione dell’azienda negli Stati Uniti, Lowry si trovò di fronte a una sfida che lo tentò profondamente. Inizialmente riluttante a lasciare Nintendo, racconta di essere stato convinto da una semplice ma incisiva domanda:
«Ti sei mai chiesto se sei stato solo fortunato o se puoi farcela ancora?»
Quella frase lo spinse a mettere in discussione le proprie certezze e a scommettere di nuovo su sé stesso, accettando di trasferirsi a San Francisco per fondare Sega of America.
La nascita di Sega of America e la sfida al colosso Nintendo
Una volta approdato negli Stati Uniti, Lowry divenne presidente della nuova divisione americana di Sega. L’obiettivo era ambizioso: costruire un team, strutturare una rete di distribuzione e lanciare il Sega Master System sul mercato occidentale, in diretta concorrenza con la NES.
Grazie alla sua esperienza e ai rapporti consolidati con i principali rivenditori, riuscì a far entrare rapidamente la console negli scaffali delle catene statunitensi. Il suo metodo di lavoro, basato su una strategia di marketing collaudata in Nintendo, diede risultati inizialmente promettenti. Tuttavia, il Master System non riuscì mai a scalfire davvero il predominio della NES, complice un catalogo di giochi meno accattivante e un supporto di terze parti più debole.
Lowry, che all’epoca si descriveva come “una persona all’interno di una società”, cercò di replicare la formula del successo Nintendo, ma dovette presto confrontarsi con la difficoltà di costruire un’identità autonoma per Sega in un mercato già fortemente dominato dal concorrente.
Tra ambizione e rimpianto
Il percorso di Lowry rappresenta una delle pagine più emblematiche dell’industria videoludica degli anni Ottanta, periodo caratterizzato da grandi innovazioni e forti rivalità. La sua decisione di passare a Sega nasceva dal desiderio di affrontare una nuova sfida professionale, ma con il senno di poi l’ex dirigente la considera un passo falso: un tentativo coraggioso che non ha portato ai risultati sperati.
La sua storia testimonia quanto il mondo dei videogiochi, anche nelle sue fasi pionieristiche, fosse dominato da scelte complesse e spesso rischiose, dove la linea tra successo e fallimento era estremamente sottile.
Il contesto di un’epoca in trasformazione
Nel medesimo periodo, altri protagonisti dell’industria riflettevano su successi e difficoltà. In un’intervista a GamesRadar, un ex dirigente Nintendo ha definito il titolo Donkey Kong Jr. Math come “il peggior gioco che abbiamo mai rilasciato”, spiegando che, nonostante le intenzioni educative, il pubblico non ne comprese il valore. Episodi come questo mostrano le incertezze di un mercato in continua evoluzione, dove ogni decisione poteva influenzare profondamente la direzione futura delle aziende.
Un lascito di esperienza
Guardando indietro, Lowry riconosce che lasciare Nintendo — l’azienda che aveva contribuito a rendere un punto di riferimento mondiale — fu una scelta azzardata. Eppure, il suo contributo rimane significativo: la nascita di Sega of America fu un passo cruciale nella storia del videogioco, aprendo la strada a quella competizione tra Nintendo e Sega che avrebbe definito gli anni successivi.
La vicenda di Bruce Lowry dimostra come anche le decisioni più audaci possano generare rimpianti, ma al tempo stesso alimentare un’eredità di innovazione e coraggio che ha contribuito a plasmare l’intera industria.
Fonte: GamesRadar







