Pocketpair Publishing rifiuta i giochi generati con intelligenza artificiale: “Non crediamo nell’AI”

Pocketpair Publishing, divisione di Palworld, rifiuta di pubblicare giochi generati con intelligenza artificiale. John Buckley ribadisce: “Non crediamo nell’AI”.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Pocketpair Publishing rifiuta i giochi generati con intelligenza artificiale: “Non crediamo nell’AI”

Pocketpair Publishing, nuova divisione editoriale nata dagli sviluppatori di Palworld, ha espresso una posizione netta sul tema dell’intelligenza artificiale nel mondo dei videogiochi. L’azienda, guidata da John Buckley, ha dichiarato apertamente di non voler pubblicare titoli sviluppati con l’ausilio dell’AI, sottolineando come questa scelta rifletta i propri valori e la visione etica del gruppo.

“Non crediamo nell’AI”: la posizione di Pocketpair

In un’intervista concessa a Game Developer, Buckley ha chiarito la linea dell’azienda senza mezzi termini:

“Potrebbero dire che sto mentendo, ma i fatti sono questi: non crediamo nell’AI. Siamo molto chiari su questo punto. Se sei interessato all’intelligenza artificiale, o se il tuo gioco utilizza tecnologie Web3, NFT o simili, ci sono altri editori disposti a collaborare con te. Noi non siamo il partner giusto per questo tipo di progetti.”

Le sue parole riflettono una resistenza consapevole all’adozione di strumenti automatizzati che, pur affascinando parte dell’industria videoludica, sollevano crescenti interrogativi sulla qualità, sull’etica e sulla sostenibilità creativa dei contenuti generati.

L’ondata di giochi “AI-made” e il rischio per il mercato

Buckley riconosce tuttavia che il mercato sta cambiando e che nei prossimi anni la presenza di giochi sviluppati con AI aumenterà sensibilmente. “Credo che nei prossimi due o tre anni assisteremo a un’epoca particolare — e si può già notare su Steam — di giochi di bassa qualità realizzati con l’AI”, ha affermato.

Secondo il dirigente, il fenomeno è già visibile sulle principali piattaforme di distribuzione digitale, dove prodotti di qualità discutibile, spesso creati in modo automatizzato, stanno iniziando a moltiplicarsi.

“È qualcosa che ha infastidito altri store, ma Steam finora era riuscita a tenerli lontani,” ha aggiunto Buckley. “Ora però l’ondata sta arrivando, e credo che presto i consumatori impareranno a distinguere tra ciò che è autentico e ciò che viene prodotto artificialmente. Alla fine, le persone cominceranno a dire: ‘No, queste sono vere creazioni, queste sono speciali’.”

Le accuse di uso dell’AI in Palworld

Le dichiarazioni arrivano in un momento delicato per Pocketpair, che nelle scorse settimane è stata accusata di aver utilizzato AI per i design dei “Pal”, le creature protagoniste del successo Palworld. Lo studio ha smentito con decisione tali voci, come riportato da GamesRadar, chiarendo che nessuna parte del processo creativo è stata automatizzata.

Sono emersi anche sospetti riguardo all’uso di traduzioni automatiche per localizzare il gioco in diversi mercati internazionali, ma Buckley ha respinto anche queste insinuazioni. “Non posso semplicemente uscire e combattere contro le accuse di AI, perché finirei solo per alimentarle,” ha spiegato, adottando un approccio più diplomatico per evitare nuove polemiche.

Traduzioni, cultura giapponese e malintesi

Sulla questione delle traduzioni, Buckley ha offerto una spiegazione legata alle diverse consuetudini culturali giapponesi:

“Una delle principali ‘prove’ citate era che, poiché non avevamo pubblicato i nomi dei traduttori, tutto dovesse essere automatizzato. In realtà, molti giochi giapponesi specificano che la localizzazione è affidata a un’azienda esterna. È un’abitudine comune — anche se non sempre giusta — nella cultura giapponese.”

Ha poi aggiunto con pragmatismo: “Non sto dicendo che sia corretto, ma questa è la realtà.”

L’AI come sfida e opportunità

Al di là delle posizioni ideologiche, Buckley riconosce che l’intelligenza artificiale è ormai una presenza concreta nel settore. Le innovazioni recenti rendono sempre più difficile distinguere tra contenuti generati da esseri umani e produzioni automatizzate, aprendo la strada a nuove sfide di trasparenza.

Per questo motivo, auspica che le piattaforme di distribuzione implementino etichette o sistemi di segnalazione capaci di informare i giocatori sull’origine dei contenuti, aiutandoli a scegliere consapevolmente.

Innovazione sì, ma con cautela

Pur mantenendo una posizione ferma, Buckley non esclude completamente il potenziale positivo dell’AI, purché impiegata con responsabilità. “Vorrei che il nostro settore potesse costruire contenuti mille volte più velocemente, e l’IA potrebbe aiutarci in questo,” ha ammesso, sottolineando però la necessità di evitare abusi che compromettano la qualità e la fiducia del pubblico.

Il dibattito resta dunque aperto: da un lato l’intelligenza artificiale come strumento capace di ottimizzare la produzione e ridurre i costi, dall’altro il rischio che la sua adozione incontrollata finisca per impoverire la creatività umana e la diversità artistica.

Un futuro da costruire con responsabilità

Guardando al futuro, Buckley è convinto che il settore videoludico dovrà trovare un equilibrio tra innovazione e autenticità. Le aziende, gli sviluppatori e i distributori saranno chiamati a definire politiche chiare sull’uso dell’AI, affinché il pubblico possa fidarsi dei prodotti che sceglie.

Il caso Pocketpair rappresenta quindi un segnale importante: nel pieno di un cambiamento tecnologico profondo, non tutte le realtà sono disposte a sacrificare i propri principi per inseguire la velocità o le mode del momento.

Fonte: gamesradar.com

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