Con Predator: Badlands, Dan Trachtenberg torna a sorprendere gli spettatori, offrendo una lettura del franchise radicalmente diversa. Il film si presenta come un dramma di formazione ambientato nello spazio, in cui temi come rifiuto, colpa, autodeterminazione e identità vengono trasposti in un mondo alieno, ma profondamente umano nelle emozioni che evoca.
Protagonista della storia è Dek, uno Yautja giovane e ribelle interpretato da Dimitrius Schuster-Koloamatangi, che si trova ai margini del proprio clan. Ancora lontano dall’essere un cacciatore affermato, Dek deve dimostrare il proprio valore in un viaggio che lo porterà a scontrarsi non solo con creature letali, ma con le proprie paure e fragilità.
Dek, il predatore emarginato
All’interno del suo clan, Dek è considerato un outsider, il più debole e inesperto tra i giovani cacciatori. La sua ambizione è ottenere l’approvazione del padre, capo del clan, diventando un cacciatore di trofei rispettato.
Come spiegato da Schuster-Koloamatangi durante un incontro con il pubblico, nella cultura Yautja il prestigio si misura attraverso la caccia, così come gli esseri umani misurano il successo attraverso la ricchezza o il potere. In questo contesto, Dek intraprende la sua prima grande impresa: una missione di caccia sul pianeta Genna, uno dei mondi più ostili e pericolosi dell’universo.
Genna è un luogo dove ogni forma di vita rappresenta una minaccia: la flora è tossica, gli animali sono predatori feroci e persino ciò che appare innocuo può rivelarsi mortale. Qui, Dek deve affrontare il Kalisk, un essere leggendario considerato il predatore apice, apparentemente immune a ogni forma di uccisione. Secondo Space.com, anche il padre di Dek teme questa creatura, ritenendola troppo potente persino per il loro clan.
Tradimento, perdita e crescita personale
Il viaggio di Dek prende una piega drammatica fin dalle prime battute. Il padre gli rivela di aver ordinato a Kwei, il fratello maggiore, di ucciderlo per porre fine alla sua “debolezza”. Ma Kwei, mosso da affetto fraterno, sceglie di disobbedire, sacrificandosi per proteggerlo.
Questa scelta di lealtà e amore fraterno segna un punto di rottura nella vita di Dek: testimone della morte del fratello, il giovane Yautja comprende di dover intraprendere il suo cammino non per ottenere l’approvazione altrui, ma per scoprire il proprio valore interiore.
Con le ultime parole, Kwei gli affida la missione di andare su Genna e compiere la sua prima vera caccia. La scena, descritta come una delle più emotive del film, trasforma la vendetta in una ricerca di identità.
Thia, Tessa e il lato umano del mostro
Su Genna, Dek incontra due figure fondamentali: Thia e Tessa, sintetici della Weyland-Yutani interpretati da Elle Fanning. Thia è un androide empatico e intuitivo, capace di comprendere la fragilità di Dek; Tessa, invece, incarna il rigore scientifico e la logica. Accanto a loro, Dek trova anche Bud, un compagno non umano che diventa parte della sua nuova “famiglia”.
Quando la compagnia Weyland-Yutani interviene per catturarlo, il giovane predatore si trova costretto a sopravvivere in condizioni estreme, senza armi né tecnologia, affrontando la sfida più grande: riconoscere la propria identità e accettare la solitudine come forza.
In uno dei momenti più intensi del film, Thia lo invita a “ricordare chi è”, in una scena che riecheggia volutamente il celebre passaggio de Il Re Leone tra Mufasa e Simba. È il punto di svolta emotivo della storia: Dek non è più un membro di un clan, ma un individuo che sceglie il proprio destino.
Un Predator diverso da tutti gli altri
Trachtenberg ha scelto di rappresentare i Predator (Yautja) in modo inedito: non più semplici antagonisti o macchine da guerra, ma esseri dotati di coscienza, dolore e vulnerabilità. Dek, pur restando violento e letale, è anche confuso, spaventato e in cerca di un senso.
Il film si distacca così dalle tradizionali dinamiche uomo-contro-mostro e si concentra su temi universali come il bisogno di approvazione, la perdita, la crescita personale e la costruzione della propria identità. In Predator: Badlands, la caccia diventa una metafora: non si tratta più di conquistare trofei, ma di ritrovare se stessi in un mondo che giudica e respinge.
Un racconto di sopravvivenza e introspezione
Con una regia visivamente potente e un ritmo più contemplativo rispetto ai capitoli precedenti, Predator: Badlands rappresenta una deviazione coraggiosa dal canone del franchise. La sceneggiatura di Trachtenberg intreccia azione e introspezione, mostrando come persino un alieno possa incarnare i conflitti più umani: paura, solitudine, desiderio di essere accettato.
Il risultato è un film che non rinuncia alla tensione e alla spettacolarità, ma che sorprende per la sua profondità tematica e la delicatezza con cui racconta la trasformazione del protagonista.
Predator: Badlands uscirà nelle sale mondiali il 7 novembre. I film precedenti della saga, incluso Prey, sono disponibili su Hulu negli Stati Uniti e su Disney+ nel Regno Unito. Secondo Space.com, questa pellicola segna un nuovo punto di svolta per la serie, esplorando il lato più emotivo e universale del suo mito.
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