Il successo di Dispatch, videogioco narrativo realizzato da AdHoc Studio, mostra che nel mercato contemporaneo esiste ancora una forte richiesta di esperienze single-player basate sulla storia. Un dato che, secondo molti osservatori, contrasta con le scelte compiute in passato da Ubisoft, più orientata verso modelli live service anche quando le condizioni creative sembravano indicare la direzione opposta.
Alla guida di AdHoc Studio ci sono diversi ex membri di Telltale — Nick Herman, Dennis Lenart e Pierre Shorette — che per un breve periodo hanno lavorato proprio a un nuovo capitolo della serie Splinter Cell. Come raccontato da un’inchiesta di Bloomberg, nel 2017 il trio si era unito a Ubisoft per sviluppare un titolo che puntasse a rilanciare la storica saga di spionaggio. L’idea iniziale era quella di riportare Splinter Cell alle sue radici, con un taglio narrativo forte e una struttura focalizzata sul single-player.
Il progetto Splinter Cell e il cambio di direzione imposto dall’alto
Il piano non è durato a lungo. All’interno dell’azienda, i vertici decisero di modificare la direzione del progetto, orientandolo verso un modello game-as-a-service. Una scelta che ha generato tensioni creative e ha progressivamente allontanato gli sviluppatori dal tipo di esperienza che immaginavano.
A ricordare quella fase è lo stesso Herman, che ha descritto l’avvio dei lavori con entusiasmo: “Ero molto entusiasta di far parte di questo progetto e di contribuire a rivitalizzarlo, perché era un universo inaccessibile da un po’ di tempo. Pensavamo di poter raccontare una storia interessante e creare qualcosa che potesse essere apprezzato dai fan”.
Il nuovo corso imposto da Ubisoft, però, ha modificato la natura del gioco, rendendo difficile mantenere la visione originale. Bloomberg riporta che l’azienda voleva un progetto più espansivo e pensato per durare nel tempo, anche a costo di ridurre l’impatto narrativo. Secondo Herman, il team ha provato a conciliare la componente storia con le logiche del live service: “Proviamo a creare un gioco GaaS con una forte componente narrativa, e diversi prototipi interessanti sono stati sviluppati in questa direzione”.
Dal nuovo Splinter Cell a xDefiant: un percorso travagliato
Nonostante gli sforzi, l’attenzione di Ubisoft nei confronti del nuovo Splinter Cell è andata scemando. L’azienda ha preferito investire energie e risorse su titoli già consolidati e su strategie ispirate al successo di produzioni come Call of Duty. Il progetto, così, è stato progressivamente riconfigurato fino a trasformarsi in xDefiant, sparatutto live service che ha attraversato una lunga fase di playtest prima del lancio nel 2024.
Il destino del gioco è stato però breve: come riportato da GamesRadar, xDefiant è stato chiuso dopo appena un anno, nonostante avesse registrato oltre 15 milioni di giocatori nel corso della sua attività. L’esperienza, per Herman e gli altri membri del team, è rimasta segnata da una forte disillusione.
Riflettendo su quel periodo, Herman ha dichiarato: “È stato entusiasmante lavorarci nei primi sei mesi, perché pensavamo di poter creare qualcosa di davvero innovativo e di qualità. Poi, però, ci si rende conto che tutte le cose in cui si credevano, pian piano, vengono meno. È una dinamica molto comune nel settore dei videogiochi”.
Nel 2018 Herman, Lenart e Shorette hanno lasciato l’azienda per fondare AdHoc Studio, insieme a Michael Choung, altro veterano di Telltale. Il loro titolo Dispatch, capace di vendere circa un milione di copie in soli dieci giorni, sembra confermare che il pubblico continua a cercare esperienze narrative solide e ben costruite.
Le prospettive di Ubisoft e il futuro incerto di Splinter Cell
Nonostante le difficoltà e le scelte controverse degli ultimi anni, Ubisoft non ha completamente abbandonato l’idea di riportare in vita Splinter Cell. Bloomberg riporta che la società continua a valutare il potenziale del franchise, pur chiedendo modifiche ad alcuni contenuti della serie prodotta per Netflix, con la motivazione di dover rispettare “altre priorità” legate al brand, da tempo inattivo.
Il quadro che emerge è quello di una serie storica sospesa tra possibilità di rilancio e incertezze strategiche. L’orientamento verso i live service e la rinuncia temporanea alla dimensione narrativa sembrano aver inciso profondamente sulle scelte aziendali, allontanando il progetto da ciò che avrebbe potuto rappresentare un ritorno significativo per Splinter Cell.
Un equilibrio ancora da ritrovare
La vicenda richiama un tema centrale nell’industria videoludica contemporanea: la difficoltà delle grandi aziende nel conciliare esigenze di mercato, modelli di monetizzazione e qualità narrativa. La trasformazione del progetto Splinter Cell in un titolo live service dimostra come la ricerca di formule più profittevoli possa entrare in conflitto con la volontà degli sviluppatori e, in alcuni casi, con le aspettative dei giocatori.
Dispatch, con il suo successo, suggerisce che il pubblico non ha abbandonato le esperienze single-player e che una parte rilevante dei giocatori continua a cercare storie curate e personaggi ben costruiti. Resta ora da capire se Ubisoft deciderà di rivalutare il proprio approccio e se il franchise Splinter Cell potrà tornare a esprimere il suo potenziale, ancora oggi molto riconosciuto dai fan.







