Lo sceneggiatore Henry Gilroy, noto per il suo lavoro su Star Wars Rebels, ha espresso perplessità riguardo a una delle decisioni più discusse della prima stagione di Ahsoka: la trasformazione di Sabine Wren in una Jedi. La serie di Disney+, diretta da Dave Filoni e ambientata dopo gli eventi di Rebels, ha infatti mostrato Sabine — interpretata da Natasha Liu Bordizzo — come sensitiva alla Forza, un’evoluzione che ha spiazzato parte del pubblico e suscitato un acceso dibattito tra i fan.
Una decisione che non era nei piani originali

In un intervento al podcast Pod of Rebellion, Gilroy ha chiarito che l’idea di rendere Sabine una Jedi non faceva parte dei piani originali di Rebels. «Non era assolutamente nei programmi», ha dichiarato. «Durante la terza stagione ne parlammo, ma decidemmo che avrebbe interferito con la storia di Ezra e che, in fondo, si sarebbe trattato di una ripetizione di temi già affrontati. Avevamo già fatto quella cosa».
Per Gilroy, la forza di Sabine risiedeva proprio nella sua indipendenza dalla tradizione Jedi. Il personaggio, infatti, era stato costruito come guerriera, artista e leader mandaloriana, capace di crescere e affermarsi senza dover necessariamente possedere poteri legati alla Forza.
«Il motivo per cui amo la sua storia con la Darksaber è che non devi essere un Jedi per rispettare i loro principi,» ha spiegato Gilroy. «È più importante incarnare quei valori — coraggio, compassione, disciplina — che non usare la Forza per spingere qualcuno o dimostrare la propria forza. Questa, per me, è una lezione molto più significativa.»
“Trasformarla in Jedi ha sminuito la sua figura”
Secondo Gilroy, la decisione di Filoni e del team creativo di Ahsoka di conferire poteri a Sabine ha finito per indebolire la coerenza narrativa del personaggio:
«Sinceramente, ho sentito che questa scelta ha in qualche modo sminuito la sua figura, perché non ne aveva bisogno. Non serve usare la Forza per dimostrare il proprio valore o il proprio ruolo di leader.»
In Rebels, Sabine era riuscita a conquistare la fiducia e il rispetto del suo popolo grazie al suo coraggio e alla padronanza della Darksaber, simbolo del potere mandaloriano. La sua forza non derivava da un talento mistico, ma da determinazione, intelligenza e senso di responsabilità.
La decisione di legarla alla Forza in Ahsoka ha invece spostato il focus su una dimensione più convenzionale, simile a quella di molti altri protagonisti della saga.
Una nuova fase per Sabine nella seconda stagione di Ahsoka
La Mandaloriana tornerà nella seconda stagione di Ahsoka, attualmente in sviluppo, dove continuerà la sua evoluzione al fianco della maestra Ahsoka Tano (interpretata da Rosario Dawson).
In questo nuovo capitolo, Sabine si troverà a esplorare ulteriormente il proprio legame con la Forza, ma anche a riaffermare la sua identità come combattente e stratega. La serie approfondirà inoltre il destino di Baylan Skoll e Shin Hati, ampliando la visione mistica e politica dell’universo post-Imperiale.
Un dibattito che divide i fan
La trasformazione di Sabine in Jedi continua a dividere la comunità di Star Wars. Alcuni spettatori vedono in questa scelta un modo per espandere il concetto di Forza, rendendolo più accessibile e meno elitario. Altri, come Gilroy, la considerano invece una semplificazione narrativa che tradisce l’unicità del personaggio e il messaggio originale di Rebels.
Per molti, Sabine rappresentava il simbolo di un eroismo “terreno”, capace di incarnare i valori Jedi senza doverne condividere i poteri. Il suo arco narrativo — incentrato sull’identità, sulla responsabilità e sul senso di appartenenza — mostrava come la grandezza non dipendesse da doti sovrannaturali, ma dalla forza delle proprie scelte.
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