Il direttore di Pocketpair Publishing e designer di Palworld, John “Bucky” Buckley, ha aperto alla possibilità che in futuro il franchise possa evolversi verso una versione più lineare e story-based, pur ribadendo che il titolo attuale rimane saldamente ancorato alla sua natura sandbox. Le sue dichiarazioni, emerse nel corso di una recente intervista, offrono uno spunto per comprendere meglio l’identità del gioco e la direzione che potrebbe intraprendere nei prossimi anni.
Un confronto inevitabile con Pokémon, ma un DNA molto diverso
Spesso paragonato a Pokémon per la presenza di creature collezionabili, Palworld si distingue fin dal principio per la sua impostazione. Mentre il franchise di Game Freak si basa su una struttura RPG lineare, centrata su palestre, progressione narrativa e un percorso definito, Palworld è stato progettato come un gioco di sopravvivenza e crafting a mondo aperto.
Buckley ha sottolineato come questa scelta di design fosse intenzionale: l’obiettivo era proporre un’esperienza flessibile, in cui la libertà di sperimentare prevalesse sulla necessità di seguire una trama prestabilita. Il sistema di gioco incoraggia l’esplorazione, la gestione delle risorse e l’interazione con i Pal senza vincoli narrativi rigidi.
Buckley: «Palworld è un gioco aperto, non un’avventura lineare»
Nell’intervista, Buckley ha spiegato con chiarezza l’essenza del progetto:
“Palworld è, in definitiva, un gioco di sopravvivenza e crafting. È pensato per essere un’esperienza aperta e senza vincoli”.
Questa filosofia rappresenta la base del titolo, ma il designer non esclude che il franchise possa ampliare la propria identità. Alcuni giocatori, infatti, hanno espresso il desiderio di avere una trama più definita, così da dare un senso di progressione più marcato. A una fan che faticava a proseguire senza una storyline, Buckley ha risposto ribadendo la natura attuale del gioco, pur lasciando intendere che la porta verso un’evoluzione narrativa non è chiusa.
Spin-off e possibilità future: verso un Palworld più narrativo?
Proprio osservando l’espansione del franchise, Buckley ha riconosciuto che potrebbe esistere spazio per una versione più narrativa di Palworld. Tra i progetti paralleli spicca Palfarm, spin-off multiplayer incentrato sull’agricoltura e sulla vita quotidiana, che già segna una deviazione tematica interessante rispetto al gioco principale.
Un altro prodotto che esplora il racconto in modo più diretto è il Palworld dating sim, focalizzato sui rapporti tra personaggi. Pur trattandosi di un titolo autonomo e non destinato a seguire la trama del main game, la sua esistenza dimostra che l’universo di Palworld può essere declinato anche in forme più story-driven.
Buckley ha quindi lasciato aperta una possibilità: in futuro potrebbe nascere una versione del franchise basata sulla narrativa, distinta dal survival originale ma costruita sul suo immaginario.
Perché Buckley preferisce l’indie all’industria AAA
Nel discutere del futuro del franchising, Buckley ha espresso anche la propria diffidenza verso il mondo dei titoli AAA. Secondo lui, molti progetti ad alto budget privilegiano la grafica e la fedeltà visiva a scapito dell’innovazione, scegliendo soluzioni più sicure e lineari.
Al contrario, i giochi indie offrono spazi più ampi per meccaniche sperimentali e sistemi creativi difficilmente realizzabili nei prodotti mainstream. Palworld, con la sua combinazione di creature, gestione delle basi, cooperativa online e crafting, nasce proprio da questo spirito di libertà progettuale.
Un’identità da preservare, un futuro ancora tutto da scrivere
Per il momento, Palworld rimane fedele al suo DNA: un’esperienza ampia, modulabile e basata sulla libertà del giocatore. Ma l’interesse crescente della community per elementi narrativi più marcati, unito all’espansione del franchise attraverso spin-off sempre più diversificati, suggerisce che una versione story-based di Palworld non sia un’ipotesi remota.
Resta da vedere come Pocketpair vorrà sviluppare questo universo, e se un eventuale capitolo narrativo riuscirà a integrarsi senza snaturare la creatività e la spontaneità che hanno definito l’identità del gioco.







