La lunga controversia legale sull’utilizzo dell’immagine di Peter Cushing nei panni di Wilhuff Tarkin in Rogue One: A Star Wars Story ha raggiunto la Corte d’Appello, dove Lunak Heavy Industries (UK) Ltd, società controllata da Disney, chiede che il caso venga archiviato.
Le origini della controversia
La causa è stata avviata da Tyburn Film Productions, che contesta a Lunak Heavy Industries (UK) Ltd – produttrice di Rogue One – l’uso dell’aspetto di Cushing senza la propria autorizzazione. Cushing, celebre per aver interpretato il Gran Moff Tarkin nel 1977 in Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza, è scomparso nel 1994. Nonostante ciò, il personaggio è tornato sullo schermo nel 2016 grazie a sofisticati effetti digitali, realizzati dopo un accordo siglato tra Lunak e gli esecutori testamentari dell’attore.
Tyburn sostiene di aver siglato nel 1993 una “letter agreement” con Cushing che – secondo l’azienda – vietava la riproduzione del suo volto tramite effetti speciali senza il suo esplicito consenso. Per questo motivo, nel 2019 ha avviato un’azione legale contro Lunak e Lucasfilm, accusandole di “ingiusto arricchimento” attraverso l’utilizzo dell’immagine dell’attore in Rogue One.
Le posizioni delle società coinvolte
Lunak e Lucasfilm respingono ogni accusa. In precedenza avevano affermato di ritenere che il contratto originale di Cushing per Una nuova speranza non imponesse alcun obbligo di ottenere ulteriori permessi. Nonostante tale posizione, Lunak aveva comunque deciso di concludere un accordo con gli esecutori dell’attore nel 2016, garantendo “tutti i consensi eventualmente necessari” in cambio di un compenso significativo.
Due tentativi precedenti delle società di far archiviare il caso prima del processo sono stati respinti. Per questo, il procedimento è stato portato alla Corte d’Appello.
Le argomentazioni alla Corte d’Appello
Nel corso dell’udienza, l’avvocato Edmund Cullen KC, rappresentante di Lunak e Lucasfilm, ha definito la causa di Tyburn “giuridicamente insostenibile” e “priva di qualsiasi plausibile fondamento”.
Secondo Cullen, non c’è stato alcun arricchimento a danno della società ricorrente, poiché Tyburn “non aveva alcun diritto contrattuale al tipo di licenza concessa dagli esecutori di Cushing”.
L’avvocato ha inoltre evidenziato che, sebbene gli accordi del 1993 e del 2016 riguardino entrambi la possibilità di “resuscitare” digitalmente Peter Cushing, i due testi non risultano coordinati né sovrapposti dal punto di vista legale.

Le fasi precedenti del procedimento
Le società avevano già tentato di ottenere una decisione preliminare favorevole nel 2023, sostenendo che “l’arricchimento contestato dalla ricorrente non esistesse”. La giudice Francesca Kaye aveva respinto questa richiesta nel dicembre dello stesso anno. Successivamente, nel settembre dell’anno scorso, anche il giudice Tom Mitcheson KC aveva confermato il rigetto dell’appello.
L’udienza attuale è destinata a concludersi mercoledì.
La disputa su Rogue One non riguarda soltanto la figura di Peter Cushing, ma solleva questioni più ampie sul diritto all’immagine e sul ruolo delle tecnologie digitali nella ricreazione di attori scomparsi. La decisione della Corte d’Appello potrebbe diventare un punto di riferimento per casi analoghi in futuro, mentre le parti restano in attesa di un verdetto che potrebbe determinare l’esito dell’intero procedimento.
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