Nel 2025, durante la cerimonia dei The Game Awards tenutasi a New York, è emersa una tendenza curiosa ma significativa: la presenza diffusa di videogiochi legati all’immaginario vampiresco. Un fenomeno rimasto in gran parte ai margini del dibattito mainstream, oscurato da produzioni più visibili e sostenute da campagne promozionali imponenti, ma che ha comunque lasciato un’impronta riconoscibile nel panorama videoludico dell’anno.
Nonostante l’apprezzamento di una parte della critica e di una nicchia di appassionati, i titoli a tema vampiri hanno faticato a tradurre il consenso qualitativo in un vero successo commerciale. Una dinamica che evidenzia la distanza ancora esistente tra il valore artistico di alcune opere e la loro capacità di raggiungere il grande pubblico.
Premi, visibilità e un genere rimasto in ombra
Il 2025 è stato dominato, sul piano mediatico, da produzioni come Clair Obscur: Expedition 33 e Hollow Knight: Silksong, titoli che hanno catalizzato attenzione, premi e discussioni sui social. In questo contesto, i giochi vampireschi sono rimasti in secondo piano, pur ottenendo recensioni positive su piattaforme come Steam, come sottolineato anche da un’analisi di GameRadar.
La minor esposizione non sembra dipendere dalla qualità, quanto piuttosto da una collocazione tematica percepita come più cupa e meno immediatamente accessibile. Il vampiro, figura complessa e ambigua, continua a esercitare fascino, ma fatica a inserirsi nei meccanismi promozionali dell’industria contemporanea.
Vampire: The Masquerade – Bloodlines 2 e le aspettative disattese
Il caso più emblematico resta Vampire: The Masquerade – Bloodlines 2. Atteso per anni come uno dei ritorni più importanti del gotico videoludico, il titolo ha mostrato un potenziale notevole che, secondo parte della critica, non è stato pienamente espresso. Alcune recensioni hanno evidenziato limiti nel sistema di combattimento e nella scrittura dei dialoghi, elementi che rischiano di indebolire il fascino di un universo narrativo storicamente molto amato.
Questo parziale insuccesso non ha però spento l’interesse verso il brand e, più in generale, verso la figura del vampiro come strumento narrativo. Al contrario, ha riaperto una riflessione sul modo in cui queste creature vengono rappresentate e utilizzate nel medium videoludico.
Il vampiro come simbolo narrativo contemporaneo
Nel videogioco, il vampiro continua a incarnare una figura profondamente simbolica. Antisociale, sospeso tra immortalità e perdita dell’umanità, è spesso descritto come un essere in cerca di legami che lo ancorino a un mondo destinato a sfuggirgli. Questa tensione emerge anche nei riferimenti letterari e culturali che da sempre accompagnano il mito, dove sensualità e potere assoluto convivono con isolamento e dannazione.
Negli ultimi anni, questa ambivalenza sembra risuonare con forza in un contesto storico segnato da incertezze: dall’impatto crescente dell’intelligenza artificiale ai licenziamenti di massa nell’industria tecnologica, fino a una percezione diffusa di perdita di controllo. In questo scenario, il vampiro diventa metafora di evasione e potere sovrumano, una risposta simbolica a un presente percepito come limitante.
Uno sguardo al 2026: il ritorno delle creature della notte
L’interesse per il tema non sembra destinato a esaurirsi. Guardando al 2026, sono previste diverse produzioni che confermano la vitalità del filone. Tra queste spicca The Blood of Dawnwalker, affiancato da The Duskbloods, nuovo progetto di FromSoftware.
Accanto a titoli più ambiziosi trovano spazio anche produzioni dal tono più leggero, come Vampire Crawlers, e il molto atteso Code Vein 2 di Bandai Namco, la cui uscita è fissata per il 29 gennaio. Un insieme di progetti che dimostra come il vampiro continui a rappresentare una risorsa narrativa spendibile in contesti molto diversi tra loro.
Un fascino che resiste al tempo
Il 2025 ha quindi confermato una verità già nota: il mito del vampiro, pur attraversando fasi alterne di popolarità, non perde mai la propria forza evocativa. Nel videogioco, queste creature funzionano come specchio delle paure e delle aspirazioni contemporanee, capaci di adattarsi a nuove sensibilità senza rinunciare alla loro essenza.
Anche quando il successo commerciale non accompagna quello critico, i vampiri continuano a occupare uno spazio preciso nell’immaginario collettivo. Un segnale che, al di là delle mode, le figure oscure restano uno degli strumenti più efficaci per raccontare il lato nascosto dell’esperienza umana.







