Dopo oltre venticinque anni dalla nascita della serie e a più di due decenni dall’ultimo capitolo principale, Onimusha torna finalmente con un progetto ambizioso che punta a recuperare l’identità storica del franchise, aggiornandola però con soluzioni tecniche e di gameplay moderne. Onimusha: Way of the Sword si presenta come un ritorno consapevole, capace di valorizzare gli elementi che hanno reso la saga memorabile, rafforzandoli attraverso una messa in scena più cinematografica e un sistema di combattimento rinnovato.
Il nuovo capitolo si colloca in un’epoca Edo reinterpretata in chiave horror-fantasy, con una Kyoto ricostruita con grande attenzione ai dettagli e contaminata dalla presenza degli Oni e dei Genma. L’atmosfera cupa e suggestiva accompagna il giocatore in un mondo in cui la storia si mescola apertamente alla mitologia, mantenendo quella cifra stilistica che ha sempre distinto la serie.
Miyamoto Musashi e l’Oni Gauntlet
Il protagonista di Onimusha: Way of the Sword è Miyamoto Musashi, figura storica realmente esistita, qui reinterpretata in chiave fortemente simbolica. Musashi viene ritratto come un guerriero ruvido, istintivo e profondamente legato alla propria disciplina, riluttante ad affidarsi a poteri che non derivino esclusivamente dalla sua abilità con la spada.
Per affrontare l’invasione dei Genma, il samurai è costretto a indossare l’Oni Gauntlet, un guanto dotato di poteri sovrannaturali che consente di assorbire anime e di sprigionare abilità fuori dall’ordinario. Il rapporto tra Musashi e il guanto è però conflittuale: il protagonista considera l’uso di tali poteri come una sorta di tradimento dei principi del vero guerriero. Questa tensione interiore diventa uno dei cardini narrativi dell’esperienza, costringendolo a confrontarsi non solo con i nemici, ma anche con le proprie convinzioni.
Il volto di Toshiro Mifune
L’aspetto di Musashi risulterà immediatamente familiare agli appassionati di cinema giapponese. Il personaggio è infatti modellato sulle sembianze di Toshiro Mifune, leggendario interprete di film come I sette samurai e Shōgun.
Come spiegato dal director Satoru Nihei, la scelta di Mifune nasce dalla volontà di rappresentare un samurai intenso, impulsivo e leggibile nelle emozioni. Ottenere la licenza per l’uso della sua immagine ha richiesto circa due anni, ma il team era convinto che il suo volto e la sua fisicità incarnassero perfettamente l’attitudine inflessibile e passionale del personaggio.
Una reinterpretazione più che una ricostruzione storica
Pur ispirandosi a una figura realmente esistita, Onimusha: Way of the Sword non ambisce a una ricostruzione storica fedele. La versione di Musashi proposta dal gioco è dichiaratamente artistica, pensata per enfatizzarne il lato più primordiale e combattivo.
Nihei ha spiegato di aver scelto Musashi proprio per rappresentare un individuo nel suo aspetto più crudo: un guerriero sporco di fango e sangue, capace di usare qualsiasi oggetto come arma. L’obiettivo è quello di mostrare un Musashi giovane, poco addomesticato, che fa affidamento soprattutto sulla determinazione e sulla tecnica, prima ancora che sui poteri dell’Oni Gauntlet.
Il sistema di combattimento: tra tradizione e profondità
Il combattimento resta uno dei pilastri dell’esperienza Onimusha. Il nuovo capitolo mantiene l’attenzione su un sistema melee profondo, basato su parate, schivate e deflessioni precise, che premiano la padronanza del tempismo. L’uso creativo di oggetti di uso quotidiano come armi torna a essere un tratto distintivo, introducendo anche momenti di ironia e soluzioni alternative agli scontri più tradizionali.
Particolare rilievo assume ancora una volta la meccanica dell’Issen, contrattacco ad alto rischio e alta ricompensa che consente di infliggere danni devastanti e di concatenare colpi contro più nemici. Nei combattimenti contro i boss, questa tecnica permette anche di colpire parti specifiche del corpo, aggiungendo profondità strategica agli scontri. La raccolta delle anime rilasciate dai nemici, fondamentali per curarsi e potenziare le abilità, resta un elemento centrale del gameplay.
Un’esperienza più cinematografica
L’obiettivo dichiarato del team è quello di mantenere le meccaniche storiche della serie, arricchendole però con una presentazione più moderna. Parry e deflessioni avanzate consentono di ottenere anime blu per mosse potenziate, mentre la regia degli scontri punta a una maggiore spettacolarità, con animazioni fluide e coreografie curate.
Questa impostazione mira ad ampliare il pubblico potenziale del gioco, senza alienare i fan storici, che ritroveranno elementi iconici come l’Oni Gauntlet, l’assorbimento delle anime e l’Issen.
Personaggi e armi iconiche
Musashi non sarà solo nel suo viaggio. All’interno dell’Oni Gauntlet risiede l’Oni Lady, entità che dialoga con il protagonista e si manifesta quando necessario. Nel corso dell’avventura faranno la loro comparsa anche personaggi come Ono no Takamura, spadaccino anziano e temuto, e Izumo no Okuni, giovane ballerina di kabuki motivata da ragioni personali nella sua lotta contro i Genma.
Il bestiario demoniaco resta uno degli elementi più affascinanti del gioco, con nemici disturbanti ma artisticamente raffinati. Tra le armi speciali spiccano i Two Celestials, capaci di generare anime di salute a ogni colpo, gli Earth-Shakers, ideali contro armature e scudi, e il Wind-Whipper, una doppia naginata pensata per il controllo dello spazio e la difesa dagli attacchi a distanza.
Un ritorno fedele, ma non nostalgico
Onimusha: Way of the Sword si configura come un ritorno rispettoso dello spirito originale della serie, ma non ancorato alla nostalgia. L’intenzione è quella di offrire un’esperienza coerente con il passato, aggiornata però per incontrare le aspettative di un pubblico contemporaneo.
Con un equilibrio ben calibrato tra tradizione e innovazione, questo nuovo capitolo promette di riportare Onimusha al centro della scena, confermandone il valore storico e rilanciandolo con una visione più moderna e ambiziosa.







