Un giudice del Tribunale del Lavoro di Glasgow ha recentemente respinto la richiesta di un’ingiunzione per il pagamento di una compensazione temporanea a favore di 34 sviluppatori di GTA 6, licenziati lo scorso ottobre da Rockstar Games. La decisione rappresenta un passaggio sfavorevole, seppur parziale, per i lavoratori coinvolti e per il sindacato che li rappresenta, l’Independent Workers Union of Great Britain (IWGB), che aveva chiesto un sostegno economico d’emergenza in attesa del processo completo.
La richiesta dell’IWGB si fondava sull’accusa secondo cui Rockstar avrebbe messo in atto una strategia di “brutale smantellamento sindacale”, collegando direttamente i licenziamenti alle attività di organizzazione dei dipendenti.
La decisione del tribunale
Il tribunale ha respinto l’istanza, ritenendo poco plausibile che i licenziamenti fossero direttamente legati all’attività sindacale. Come riportato da GamesRadar, il giudice ha stabilito che non sono emerse prove sufficienti per dimostrare un nesso causale immediato tra l’adesione al sindacato e l’interruzione dei rapporti di lavoro.
Nonostante il rigetto della misura d’urgenza, la controversia resta aperta. In una dichiarazione rilasciata a GamesRadar, un portavoce dell’IWGB ha definito la decisione “deludente”, sottolineando però che non pregiudica le possibilità di ottenere giustizia durante l’udienza completa. Secondo il sindacato, dall’esame preliminare sarebbe comunque emersa “la fragilità delle basi difensive di Rockstar”.
La giudice ha chiarito che “non sono state trovate prove che dimostrino conseguenze negative per Rockstar derivanti da post o comunicazioni di natura sindacale”, né che l’azienda abbia subito danni diretti da tali attività.
Le accuse sui presunti leak di informazioni
Rockstar ha sempre giustificato i licenziamenti come conseguenza di presunte fughe di informazioni riservate. Un portavoce dell’azienda ha ribadito che i dipendenti non sarebbero stati allontanati per motivi sindacali, bensì per la diffusione di dati sensibili tramite un canale Discord creato dall’IWGB.
Il sindacato ha però contestato fermamente questa versione, sostenendo che nelle discussioni si parlasse esclusivamente di condizioni di lavoro. Dall’udienza è emerso che il canale Discord contava circa 350 partecipanti, di cui solo la metà membri effettivi dell’IWGB. Alcuni utenti non erano più dipendenti Rockstar e uno di loro risultava essere un giornalista che aveva già trattato notizie legate all’azienda.
Un altro dettaglio rilevante riguarda il fatto che tre dei 34 sviluppatori licenziati risiedessero in Canada e non facessero parte del sindacato al momento dei licenziamenti, mentre gli altri risultavano ancora iscritti.
Monitoraggio del Discord e assenza di indagini formali
L’IWGB ha inoltre accusato Rockstar di aver monitorato segretamente il canale Discord del sindacato. Secondo la sigla, le persone indicate come giornalisti o concorrenti sarebbero in realtà membri sindacali stranieri o ex dipendenti ancora vincolati da accordi di non divulgazione. Il sindacato ha anche evidenziato come non vi siano prove di un’indagine formale interna, né di procedimenti disciplinari avviati prima dei licenziamenti.
Sul fronte legale, l’IWGB ha riconosciuto che l’ottenimento di un’ingiunzione temporanea rappresenta uno standard molto elevato, soprattutto prima di un giudizio pieno. Il mancato riconoscimento di questa misura, dunque, non esclude una futura condanna di Rockstar per licenziamento ingiusto.
Il contesto produttivo di GTA 6
La vicenda si inserisce in un momento particolarmente delicato anche sul piano produttivo. Secondo indiscrezioni recenti, GTA 6 potrebbe non essere ancora completamente “content complete”, anche se Rockstar avrebbe ribadito l’intenzione di evitare un lancio compromesso. Le voci su una possibile uscita a novembre continuano a circolare, alimentando il dibattito sulle tempistiche e sullo stato reale dello sviluppo.
Uno scontro ancora aperto
In conclusione, il rigetto dell’ingiunzione rappresenta una battuta d’arresto per il sindacato e per gli sviluppatori licenziati, ma non chiude la questione. Il procedimento resta aperto e potrebbe diventare un precedente rilevante per il rapporto tra diritto sindacale e industria videoludica. L’esito del processo completo sarà decisivo sia per le strategie difensive di Rockstar sia per il futuro delle tutele dei lavoratori nel settore.







