Il sole cala sull’oceano di Okinawa e, per un attimo, tutto sembra immobile. Alle spalle c’è l’orfanotrofio Morning Glory, tra orti da curare, animali da accudire e bambini con cui giocare o fare i compiti. Potrebbe sembrare l’incipit di un life sim sulla scia di Stardew Valley o Animal Crossing, e invece siamo nel mondo ruvido e drammatico di Yakuza Kiwami 3. Un contrasto che funziona sorprendentemente bene, regalando un’esperienza inattesa e, a tratti, persino rasserenante.
Oltre il crimine: il cuore leggero di Like a Dragon
La saga Yakuza (nota anche come Like a Dragon) non si è mai limitata a raccontare drammi criminali e tragedie personali. Da sempre alterna momenti intensi a una quantità quasi travolgente di attività secondarie. Si può cantare al karaoke, cimentarsi in bizzarri minigiochi o riscoprire classici arcade come Virtua Fighter 3 e The Ocean Hunter, autentiche gemme del catalogo Sega.
Nel caso di Yakuza Kiwami 3, però, l’elemento più sorprendente non è uno di questi intermezzi. Il vero centro emotivo dell’esperienza è la vita quotidiana di Kazuma Kiryu all’orfanotrofio. Un aspetto che finisce per superare, almeno in termini di coinvolgimento personale, anche le attività più eccentriche — come guidare una banda di motociclisti composta in gran parte da donne temprate come l’acciaio. Sì, accade davvero. E no, non serve aggiungere altro.
Dal turismo di Dondoko Island all’orto di Morning Glory
La serie aveva già flirtato con il genere life sim. Nel 2024, Like a Dragon: Infinite Wealth — considerato da molti uno dei capitoli migliori — introduceva Dondoko Island, una modalità che permetteva di trasformare un’isola deserta in una piccola e vivace meta turistica.
L’idea era ambiziosa e sorprendentemente articolata. Eppure, l’approccio più contenuto di Yakuza Kiwami 3 risulta, per certi versi, ancora più efficace. Qui non si costruisce un impero turistico: si coltiva un orto insieme ai bambini, si cucina, si studia, si gioca a Reversi. Un ritmo lento, quasi domestico.
Kiryu assume letteralmente il ruolo di “Papà”, e il gioco non fa nulla per nascondere la centralità di questo aspetto. Più ci si prende cura dei piccoli ospiti dell’orfanotrofio, più cresce il riconoscimento del protagonista come figura paterna. È una progressione semplice ma significativa, che trasforma attività quotidiane in piccoli traguardi emotivi.
Un life sim raccolto, ma sorprendentemente appagante
Il sistema è essenziale: ogni attività completata assegna ricompense misurate, talvolta in denaro, talvolta in riconoscimenti simbolici. Non ci sono meccaniche opprimenti o sistemi eccessivamente complessi. Tutto è pensato per trasmettere serenità.
In un panorama dominato da life sim vastissimi e stratificati, questa dimensione più contenuta si rivela un punto di forza. L’ambientazione di Okinawa, con il suo mare e la luce calda del tramonto, contribuisce a creare un’atmosfera sospesa. Aiutare Taichi con i compiti o dedicarsi alla pesca diventa quasi terapeutico.
Proprio la pesca merita una menzione speciale: Kiryu utilizza un arpione per colpire le prede che nuotano sott’acqua, cercando di catturarne il più possibile prima dello scadere del tempo. È un minigioco teso ma leggero, di quelli che spingono a riprovare ancora una volta — almeno finché non si esaurisce l’esca necessaria per partecipare.
Perplessità iniziali e sorpresa finale
Nonostante l’affetto per la serie, l’avvicinamento a Yakuza Kiwami 3 non è stato privo di dubbi. Tra le novità del remake figura anche la presenza di Teruyuki Kagawa, coinvolto in accuse di molestie sessuali nel 2022 e qui interprete di Hamazaki. Inoltre, alcuni contenuti secondari sono stati rimossi rispetto a Yakuza 3 Remastered, inclusa la scomparsa del personaggio di Ayaka.
Eppure, superate le esitazioni, la modalità più tranquilla del gioco finisce per conquistare. La vita di Kiryu a Morning Glory è costellata di momenti di tenerezza e di minigiochi facili da apprendere ma soddisfacenti da perfezionare. Una dimensione che non annulla il dramma della trama principale, ma lo bilancia con equilibrio.
Con tanti titoli che puntano su ampiezza e complessità, Yakuza Kiwami 3 sceglie la misura. E proprio in questa misura trova la propria forza. Tornare a Okinawa, anche solo virtualmente, diventa un’esperienza a cui è difficile rinunciare. Da tempo un gioco non riusciva a catturare così intensamente, e in modo così inatteso, l’attenzione.







