Il tempo potrebbe non esistere: la nuova teoria che lo fa emergere dall’informazione

Una nuova teoria suggerisce che il tempo non sia fondamentale, ma emerga dall’accumulo irreversibile di informazioni nello spaziotempo, collegando gravità, entanglement e materia oscura.

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

Il tempo ci appare come la dimensione più ovvia della realtà. I secondi scorrono, i giorni si susseguono, la vita procede dal passato al futuro in un’unica direzione. Nasciamo, cresciamo, invecchiamo: l’ordine sembra immutabile. Eppure, proprio questa apparente evidenza nasconde uno dei problemi più profondi della fisica moderna.

Da oltre un secolo, gli scienziati cercano di capire che cosa sia davvero il tempo. Non si tratta di una semplice questione filosofica. La natura del tempo è al centro del tentativo di unificare le leggi fondamentali dell’universo.

Relatività e quantistica: due visioni incompatibili del tempo

La fisica contemporanea si fonda su teorie straordinariamente efficaci, ma difficili da conciliare tra loro. La relatività generale di Albert Einstein descrive la gravità come curvatura dello spazio-tempo causata da massa ed energia. In questa visione, il tempo non è universale: può rallentare o accelerare a seconda della velocità o della presenza di campi gravitazionali intensi. Due osservatori in movimento relativo possono non concordare sull’ordine degli eventi.

Il tempo, dunque, non è più un flusso assoluto, ma una dimensione elastica, intrecciata allo spazio in un tessuto quadridimensionale: lo spaziotempo.

La meccanica quantistica, che governa il mondo delle particelle e degli atomi, adotta invece un approccio diverso. Qui il tempo non viene spiegato: è semplicemente assunto come parametro esterno. Le equazioni descrivono come un sistema evolve nel tempo, ma non dicono che cosa sia il tempo in sé. È una sorta di orologio di fondo, dato per scontato.

Il conflitto emerge quando si tenta di combinare relatività e quantistica in una teoria unificata. In molti modelli di gravità quantistica, il tempo scompare del tutto dalle equazioni fondamentali. L’universo appare “congelato”, descritto da relazioni matematiche prive di un prima e di un dopo. Questo paradosso è noto come problema del tempo.

L’informazione come chiave nascosta

Negli ultimi decenni è emersa una prospettiva innovativa che mette al centro un concetto sviluppato negli anni ’40 dal matematico Claude Shannon: la teoria dell’informazione. In origine pensata per ottimizzare la comunicazione e la codifica dei segnali, questa teoria ha iniziato a influenzare profondamente anche la fisica fondamentale.

Sono state individuate connessioni sorprendenti tra gravità, termodinamica ed entropia. In alcune formulazioni, le equazioni di Einstein possono essere derivate da principi termodinamici che collegano la geometria dello spaziotempo alla quantità di informazione contenuta in un sistema.

Da qui nasce un’ipotesi radicale: la gravità potrebbe non essere una forza fondamentale, ma un fenomeno emergente. Come la temperatura non appartiene a una singola particella ma emerge dal comportamento collettivo di molte, così la gravità potrebbe derivare dalla distribuzione e dall’elaborazione dell’informazione nel mondo quantistico.

Uno spaziotempo che “ricorda”

Secondo questo modello, lo spaziotempo non sarebbe la realtà primaria, bensì una struttura emergente da un livello più profondo basato sull’informazione. Si può immaginare come un reticolo di minuscoli elementi discreti, capaci di registrare tracce delle interazioni quantistiche.

In questa visione, ogni evento lascia un’impronta. Lo stato attuale dell’universo riflette non solo ciò che esiste ora, ma anche tutto ciò che è accaduto prima. Le regioni più “attive”, attraversate da numerose interazioni, portano una memoria più intensa. La curvatura dello spaziotempo dipenderebbe quindi non solo da massa ed energia, ma anche dalla distribuzione dell’informazione quantistica, in particolare dall’entanglement.

L’entanglement collega particelle anche a grande distanza, permettendo loro di condividere informazioni in modo non classico. Questi legami influenzerebbero la geometria dello spaziotempo e, di conseguenza, l’effetto gravitazionale.

Il mondo, in altre parole, non si limita a evolversi: conserva memoria.

E se il tempo emergesse dalla memoria?

L’ipotesi più audace riguarda proprio il tempo. Invece di considerarlo un parametro fondamentale, si può pensare che emerga dall’accumulo irreversibile di informazioni.

Le leggi della meccanica quantistica, a livello microscopico, non privilegiano una direzione temporale. Tuttavia, quando l’informazione si diffonde e si registra in modo irreversibile, si crea un ordine naturale degli eventi. Ogni interazione — per esempio l’urto tra due particelle — lascia una traccia che non può essere cancellata.

Gli stati con meno tracce informative corrisponderebbero a ciò che chiamiamo “passato”. Quelli con più tracce, al “presente” o al “futuro”. La freccia del tempo nascerebbe dunque dall’irreversibilità dei processi informativi, non da una legge temporale intrinseca.

Finché l’universo registra informazioni, il tempo avanza.

Una possibile spiegazione per materia ed energia oscura?

Questa prospettiva potrebbe avere implicazioni anche su scala cosmologica. L’accumulo di informazione nello spaziotempo potrebbe influenzare il comportamento gravitazionale delle galassie.

La cosiddetta materia oscura, introdotta per spiegare le rotazioni anomale delle galassie, potrebbe essere reinterpretata come effetto della memoria informativa dello spaziotempo. Le regioni con una storia più ricca di interazioni risponderebbero con una curvatura maggiore, generando una forza gravitazionale supplementare senza richiedere particelle invisibili.

In modo analogo, anche l’energia oscura e la freccia del tempo potrebbero derivare da un unico processo fondamentale: l’accumulo irreversibile di informazione.

Che cos’è, allora, il tempo?

Questa impostazione non sostituisce relatività e meccanica quantistica nelle condizioni ordinarie. Nella vita quotidiana, il tempo continua a comportarsi come un parametro misurabile dagli orologi. Ma in condizioni estreme — come nei pressi di un buco nero o nelle primissime fasi dell’universo — la concezione tradizionale perde solidità.

La prospettiva informazionale, invece, resta valida finché esistono interazioni e registrazioni irreversibili. Il tempo non sarebbe un’entità indipendente, ma il risultato della memoria accumulata dal cosmo.

Se questa visione fosse confermata, la nostra idea di realtà cambierebbe radicalmente. L’universo non esisterebbe nel tempo come in un contenitore neutro. Sarebbe il tempo stesso a emergere, istante dopo istante, dalla continua iscrizione di informazioni nelle trame più profonde dello spaziotempo.

Forse il tempo non è ciò che scorre. È ciò che si scrive.

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