In the Blink of an Eye, nuova produzione firmata Searchlight e Hulu, segna il ritorno dietro la macchina da presa di Andrew Stanton, regista premio Oscar noto per Trovare Nemo. Il film si distingue per una struttura narrativa insolita: tre storie ambientate in epoche diverse — la preistoria dei Neanderthal, il mondo contemporaneo e un futuro remoto nello spazio — si alternano e si intrecciano, componendo un racconto corale sull’esperienza umana.
Le tre linee temporali restano autonome, ma condividono un filo conduttore emotivo che attraversa passato, presente e futuro. È proprio questa ambizione narrativa a rendere il progetto uno dei più particolari della recente produzione di Stanton.
Nel cast figurano Rashida Jones (Parks and Recreation), Daveed Diggs (Hamilton), Kate McKinnon (SNL) e altri interpreti. In un’intervista rilasciata a The Direct, Stanton e lo sceneggiatore Colby Day hanno raccontato le difficoltà incontrate nella realizzazione del film, soffermandosi in particolare sulla storyline ambientata nella preistoria.
La sfida dei Neanderthal: oltre gli stereotipi
Tra le tre narrazioni, quella dedicata ai Neanderthal si è rivelata la più complessa da portare sullo schermo. Stanton ha spiegato che l’obiettivo era evitare qualsiasi rappresentazione caricaturale.
“Tutti avevano in mente GEICO o Fred Flintstone”, ha osservato il regista, riferendosi agli stereotipi più diffusi. L’intenzione, invece, era mostrare una specie dotata di un’intelligenza paragonabile alla nostra, lontana da immagini grottesche o semplificate.
Stanton ha sottolineato di aver voluto mettere in evidenza l’umanità nei loro sguardi fin dal primo momento. Niente fisicità eroica o muscoli da fumetto, ma individui impegnati in una lotta quotidiana per la sopravvivenza, in cui ogni ora di vita rappresentava una conquista. “Avresti visto l’umanità nei loro occhi dal primo sguardo”, ha spiegato, rimarcando l’importanza di un approccio autentico.
Colby Day ha aggiunto che, in fase di scrittura, la parte ambientata nel passato sembrava la più semplice. Era, sulla carta, una storia di sopravvivenza. Tuttavia, il passaggio dalla pagina allo schermo ha trasformato radicalmente la percezione del lavoro: rendere quella vicenda credibile e viva attraverso immagini, interpretazioni e messa in scena si è rivelato molto più impegnativo del previsto.
Tre storie, un’unica essenza
Un’altra sfida centrale è stata trovare il giusto equilibrio tra connessione e autonomia delle tre timeline. Day ha spiegato che fin dall’inizio voleva raccontare una storia capace di abbracciare passato, presente e futuro, ma il vero lavoro è stato individuare narrazioni individuali abbastanza forti da coinvolgere lo spettatore in ciascun periodo.
Solo successivamente è arrivata la fase di intreccio, descritta come la creazione di un “arazzo” narrativo. Stanton ha ammesso che inizialmente la tentazione era quella di cercare connessioni più esplicite e logiche tra le storie. Con il tempo, però, il focus si è spostato sulle emozioni.
Secondo il regista, la casualità dell’esistenza ci porta tutti a vivere esperienze simili, anche senza incontrarci mai. È questa “essenza” comune a legare i personaggi delle tre epoche, più che un intreccio forzato. L’obiettivo non era spiegare tutto, ma evocare un senso condiviso di umanità.
Le sfide del cast: il peso del tempo
Anche per gli attori, il film ha rappresentato una prova particolare. Daveed Diggs, che interpreta Greg, ha evidenziato come la difficoltà maggiore sia stata collocare il personaggio nel punto esatto del suo percorso di vita.
Il film copre un arco temporale molto ampio, quasi un’intera esistenza. Questo comporta, per l’interprete, la necessità di dare coerenza al peso delle decisioni prese nel corso degli anni. “Non è solo chiedersi cosa ho fatto ieri, ma cosa ho fatto negli ultimi vent’anni”, ha spiegato.
Rashida Jones, nel ruolo di Claire, ha sottolineato un aspetto simile. La storia segue la stessa persona attraverso anni di vita e una relazione amorosa che evolve nel tempo. Le ellissi narrative impongono agli attori di riempire i vuoti, suggerendo allo spettatore il cambiamento interiore senza mostrarlo esplicitamente.
Un esempio è una scena ambientata a Capodanno, in cui i personaggi si ritrovano nello stesso luogo dopo il passaggio di diversi anni. Trasmettere il peso del tempo trascorso, mantenendo naturalezza e verità, è stata una delle sfide più delicate. Ogni cambio d’abito o di scenografia richiedeva un lavoro interiore per rendere credibile l’evoluzione dei personaggi.
In the Blink of an Eye sarà disponibile in streaming su Hulu a partire da venerdì 27 febbraio 2026. Con la sua struttura frammentata e ambiziosa, il film si propone come una riflessione sull’umanità attraverso le epoche, affidandosi più alle emozioni che alle spiegazioni.






