Superman nel DCU: perché James Gunn dovrebbe evitare “La morte di Superman”

James Gunn dovrebbe evitare di adattare La morte di Superman nel nuovo DCU. La celebre saga funziona nei fumetti, ma rischia di indebolire il futuro cinematografico dell’Uomo d’Acciaio.

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

Mentre James Gunn e i DC Studios si preparano a portare sul set Superman — inizialmente annunciato come Man of Tomorrow — l’attenzione è già rivolta al futuro dell’Uomo d’Acciaio nel nuovo universo condiviso. Le storie tra cui scegliere non mancano: quasi novant’anni di fumetti offrono materiale in abbondanza.

Eppure, proprio l’arco narrativo più celebre e discusso potrebbe rivelarsi il meno adatto a un adattamento cinematografico. La morte di Superman è un evento che ha segnato un’epoca, ma rappresenta anche un terreno scivoloso. Per quanto iconica, è una storia che rischia di portare il personaggio oltre i limiti che lo rendono davvero significativo per il pubblico.

Una saga pensata per il fumetto

Pubblicata tra il 1992 e il 1993, La morte di Superman fu costruita con grande attenzione editoriale. L’arrivo di Doomsday venne anticipato in Superman: The Man of Steel #17, per poi esplodere nei numeri successivi fino allo scontro finale in Superman #75. Ma quella morte era solo l’inizio.

Seguirono Funerale per un amico e Il regno di Superman, archi narrativi che si svilupparono nell’arco di quasi un anno di pubblicazioni, coinvolgendo più testate e diversi personaggi dell’universo DC. Il tempo fu un elemento decisivo: la cadenza mensile permise alla storia di respirare, di sedimentare, di mostrare le conseguenze emotive e politiche dell’assenza di Clark Kent.

In quel contesto, l’evento assunse un peso quasi reale. Per alcuni lettori, per mesi, l’idea che Superman potesse non tornare sembrò plausibile. Oggi sappiamo che non era così, ma la costruzione narrativa funzionò perché sfruttava il linguaggio del fumetto seriale.

Trasporre tutto questo al cinema sarebbe un’altra cosa. Anche con due film, sarebbe difficile ricreare quella progressione lenta e stratificata. Inoltre, il pubblico contemporaneo tende a non credere davvero alla morte permanente di un’icona, soprattutto in un universo condiviso appena avviato.

Un evento già sfruttato più volte

La morte e il ritorno di Superman è stata adattata o rielaborata numerose volte: novelizzazioni, film animati, videogiochi e perfino progetti mai realizzati come Superman Lives. In pratica, l’evento è tornato ciclicamente al centro dell’attenzione, diventando quasi sinonimo del personaggio.

Il paragone con Avengers: Endgame viene spesso evocato quando si parla di morti eroiche capaci di commuovere il pubblico. Tuttavia, nel caso di Tony Stark, il percorso era stato costruito lungo un decennio di film interconnessi. Non esisteva un singolo fumetto di riferimento che suggerisse al pubblico un ritorno inevitabile in quella precisa versione cinematografica.

Diverso il discorso per Superman. Ogni tentativo recente di adattare la sua morte è stato accolto con scetticismo, anche perché inserito in universi narrativi ancora in fase di consolidamento. Senza una lunga costruzione alle spalle, il sacrificio rischia di apparire prematuro, se non addirittura calcolato.

Il cuore del personaggio non è la sua morte

Superman nel DCU: perché James Gunn dovrebbe evitare “La morte di Superman”

Il punto centrale, però, è un altro. La morte di Superman è una storia importante, ma non definisce ciò che rende Superman amato. È un racconto che ricorda al pubblico quanto tenga al personaggio, più che spiegare perché lo tenga in così alta considerazione.

Superman nasce sulle pagine di Action Comics #1 come simbolo di speranza e possibilità. È la storia di un immigrato che trova una nuova casa e sceglie di mettere i propri poteri al servizio degli altri. È un eroe che salva Metropolis ogni giorno, non uno che diventa straordinario soltanto nel momento del sacrificio finale.

Concentrarsi troppo sulla sua morte significa spostare il baricentro su un evento eccezionale, quando la vera forza del personaggio risiede nella continuità del suo esempio. Superman funziona perché continua a vivere e a scegliere il bene, anche quando sarebbe più semplice fare il contrario.

Non a caso, La morte di Superman arrivò oltre cinquant’anni dopo la creazione del personaggio. Solo dopo decenni di storie, il pubblico poteva percepire quella perdita come davvero epocale. Anticipare un evento simile in un nuovo universo cinematografico significherebbe saltare passaggi fondamentali.

Se il DCU vuole costruire un Superman destinato a durare, forse dovrebbe puntare su ciò che rende l’Uomo d’Acciaio un’icona senza tempo: la sua capacità di ispirare, non di morire. Lasciare da parte la tentazione dell’evento shock potrebbe essere la scelta più lungimirante. Perché, in fondo, Superman non ha bisogno di cadere per dimostrare quanto sia grande. Ha bisogno di continuare a volare.

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