Hoppers, il nuovo film Pixar spinge la follia oltre ogni limite (ma con cuore)

Hoppers, nuovo film Pixar, unisce cuore e follia narrativa. Il regista Daniel Chong racconta sperimentazioni estreme, scene audaci e il modo ironico di affrontare la catena alimentare.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

Pixar ha costruito la propria reputazione su storie capaci di unire emozione e inventiva. Con Hoppers, in arrivo nelle sale il 6 marzo 2026, lo studio sembra voler alzare ulteriormente l’asticella. Il nuovo film d’animazione non è solo ricco di sentimento, ma anche sorprendentemente audace nelle sue scelte narrative, fino a sfiorare l’assurdo in più di un momento.

Eppure, dietro l’apparente follia, resta intatto lo sguardo tipico di Pixar: quello che mescola riflessione e leggerezza, sperimentazione e calore umano.

Una premessa già fuori dagli schemi

La protagonista è Mabel, doppiata da Piper Curda: una giovane donna profondamente legata alla difesa dell’ambiente. Quando il sindaco Jerry decide di demolire una radura locale per completare la costruzione di una strada, Mabel sceglie una soluzione radicale. Trasferisce la propria coscienza in un castoro robotico, con l’obiettivo di aiutare gli animali a reagire e a proteggere il loro habitat.

Una premessa che, a ben vedere, non è poi così distante dalla tradizione Pixar, da sempre incline a esplorare punti di vista non umani. Tuttavia, Hoppers spinge il concetto molto più in là. Nel film compaiono sequenze volutamente sopra le righe — come uno squalo trascinato fuori dall’acqua da un gruppo di uccelli e utilizzato come arma — che segnano un netto salto di tono rispetto ad altri progetti dello studio.

“All’inizio era ancora più folle”

In un’intervista a The Direct, il regista Daniel Chong ha raccontato come le prime versioni del film fossero persino più estreme.

“Credo che nelle prime proiezioni fosse ancora più esagerato. Siamo arrivati al limite di ciò che potevamo fare, ma abbiamo sempre saputo di poter tornare indietro.”

Chong ha spiegato che la lunga lavorazione — circa sei anni — consente al team di sperimentare senza paura di sbagliare. È proprio questa libertà, secondo il regista, a rappresentare uno degli aspetti più preziosi del lavorare in Pixar: provare, testare, correggere.

Le proiezioni interne e i test con il pubblico hanno aiutato a capire fin dove ci si potesse spingere. “Mi sono perso qui”, “Non ci credo”, “Questo non funziona”: sono osservazioni che arrivano da colleghi di diversi reparti e che contribuiscono a rifinire il risultato finale, mantenendo però intatta l’identità del progetto.

Il sostegno della “vecchia guardia”

La produttrice Nicole Grindle ha sottolineato il supporto ricevuto all’interno dello studio, in particolare da figure storiche come Pete Docter. Fin dalle prime fasi, Docter avrebbe apprezzato la sensibilità e l’energia del film.

Non sono mancate le critiche interne, soprattutto rispetto ad alcune scelte considerate eccessive — come un’anguilla usata come arma improvvisata — ma, nel complesso, lo studio avrebbe sostenuto la direzione creativa. Secondo Grindle, è stata proprio questa fiducia collettiva a permettere al film di mantenere la sua natura più audace.

Affrontare la catena alimentare con ironia

Uno degli aspetti più insoliti di Hoppers riguarda il modo in cui affronta la violenza intrinseca della catena alimentare. Un tema che molti film d’animazione sugli animali tendono a evitare o ad addolcire.

Chong ha chiarito che l’unico modo per trattarlo era attraverso l’umorismo. Nel film, King George è un sovrano che ha trovato una forma di equilibrio tra le specie, accettando il fatto che alcuni animali debbano mangiarne altri. Una visione che, pur nella sua comicità, suggerisce una riflessione più ampia sulla natura e sulle sue contraddizioni.

“Se qualcuno deve mangiarmi, va bene così. È il modo naturale di funzionare”, spiega il regista, descrivendo il personaggio come simbolo di una leadership capace di far accettare una realtà scomoda ma inevitabile.

Nicole Grindle aggiunge un ulteriore livello di lettura: gli esseri umani tendono a considerare barbarico il comportamento degli animali, pur consumando carne a loro volta. Inserire questo tema nel film diventa quindi un modo per evidenziare le incoerenze del nostro punto di vista, sempre con un tono accessibile e mai moralistico.

Follia controllata, cuore Pixar

Hoppers sembra muoversi su un equilibrio delicato: da un lato la voglia di osare, dall’altro la necessità di restare riconoscibile come film Pixar. Le sequenze più sopra le righe non sono fine a sé stesse, ma inserite in una storia che parla di ambiente, responsabilità e convivenza.

Se le prime versioni erano ancora più estreme, la versione che arriverà al cinema rappresenta il punto d’incontro tra sperimentazione e misura. Un film che promette di sorprendere, senza perdere quella componente emotiva che da sempre caratterizza lo studio.

Hoppers, il nuovo film Pixar spinge la follia oltre ogni limite (ma con cuore)
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