Con l’uscita di Star Wars: Hyperspace Stories – The Bad Batch: Rogue Agents #2, la miniserie pubblicata da Dark Horse Comics raggiunge già il giro di boa. Dopo un primo numero molto promettente, il secondo capitolo conferma la solidità del team creativo composto dallo sceneggiatore Michael Moreci, dal disegnatore Reese Hannigan e dalla copertinista Valeria Favoccia.
Il trio aveva già collaborato alla precedente storia dedicata alla squadra in Ghost Agents, e con Rogue Agents torna a proporre un’avventura dinamica e ben ritmata con protagonisti i Bad Batch. Anche questo secondo numero mantiene gli stessi standard qualitativi del debutto: per chi apprezza il gruppo di cloni ribelli, la serie merita sicuramente attenzione.
⚠️ Attenzione: da qui in avanti sono presenti spoiler sul numero #2.
La caccia allo scienziato separatista continua
Nel primo numero della miniserie veniva introdotto l’obiettivo della squadra: rintracciare uno scienziato separatista coinvolto in un esperimento potenzialmente capace di cambiare il destino della galassia.
Lo scienziato è però riuscito a fuggire dal suo laboratorio, sparendo senza lasciare tracce ma abbandonando due chiavi in grado di sbloccare i suoi studi. I Bad Batch si sono quindi lanciati sulle sue tracce, mentre anche i Separatisti hanno iniziato a cercarlo.
Per complicare ulteriormente la situazione, i loro avversari hanno ingaggiato un gruppo di cloni rinnegati, pronti a recuperare le chiavi prima della squadra. Alla fine del primo numero, i Bad Batch erano riusciti a entrare in possesso della prima chiave e ora devono recuperare anche la seconda.
Un ritorno allo Starport Borgo
Il numero #2, intitolato Amici in luoghi bassi, si apre con la squadra impegnata in una missione sotto copertura. I Bad Batch cercano informazioni attraverso un contatto poco affidabile: un pirata Zabrak di nome Laruche.
L’incontro avviene allo Starport Borgo, una base pirata costruita su un asteroide già apparsa anche nella serie Skeleton Crew. Si tratta di una location che ha conquistato molti fan negli anni e che possiede una lunga storia all’interno della saga.
Laruche sembra avere già avuto a che fare con la squadra in passato. I cloni non si fidano particolarmente di lui, ma pensano che possa aiutarli a eludere i loro inseguitori.
Nel frattempo i membri della squadra operano senza le loro iconiche armature. Nonostante questo, Reese Hannigan riesce a mantenere ben riconoscibile ogni personaggio, anche nelle loro identità sotto copertura. Ognuno conserva un look distinto, e Crosshair in particolare spicca per la sua presenza, pur senza infiltrarsi direttamente tra i nemici come accade ad altri membri del gruppo.
Il Wilder Casino e lo scontro tra fazioni
Laruche accetta di condividere le informazioni che possiede, ma pretende un favore in cambio. I Bad Batch accettano con riluttanza e scoprono così che la seconda chiave è finita nelle mani di una banda di pirati.
Il gruppo sta tentando di venderla al Wilder Casino, un gigantesco incrociatore di classe Munificent trasformato in una sorta di casinò galleggiante nello spazio, ricoperto da ologrammi pubblicitari.
La situazione si complica rapidamente quando emerge che anche i cloni rinnegati sono presenti sul posto, pronti a tradire i pirati e impadronirsi della chiave. La scena in cui questi soldati avanzano con le armature di fase uno è uno dei momenti più intensi del numero.
Hannigan riesce a rendere molto bene il contrasto tra i due gruppi:
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i Bad Batch appaiono più eccentrici e fuori dagli schemi;
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i cloni rinnegati, invece, risultano più minacciosi nel comportamento e nella postura, pur indossando armature standard.
Quando la situazione rischia di degenerare, i Bad Batch intervengono e si crea uno stallo tra le tre fazioni coinvolte.
Alla fine i pirati riescono a sopraffare i cloni ribelli, mentre la squadra recupera la seconda chiave. Ora entrambe le parti possiedono un tassello del puzzle e riprendono la caccia allo scienziato scomparso.
Il ritorno di Aurra Sing
Il numero si chiude con un breve ma significativo sviluppo narrativo. Il sergente dei cloni rinnegati, Cole, entra in contatto con una figura ben nota ai fan della saga: Aurra Sing.
La cacciatrice di taglie, già apparsa nella storia Ghost Agents, si dice più che pronta a sfruttare questa nuova occasione di vendetta.
Un numero ancora più riuscito del precedente
Questo secondo capitolo risulta persino più convincente del primo. Michael Moreci dimostra ancora una volta grande abilità nel catturare il tono e i tic dei personaggi, inserendo anche momenti di comicità ben calibrati.
È particolarmente piacevole rivedere in azione Crosshair e Tech, rappresentati nel pieno delle loro capacità. Anche i droidi da battaglia hanno uno spazio comico durante lo scontro con i pirati, mentre i nuovi personaggi risultano ben integrati nella storia.
L’unico aspetto che sarebbe stato interessante approfondire di più è il confronto tra i Bad Batch e i cloni rinnegati. Le somiglianze e le differenze tra questi gruppi offrono spunti narrativi molto interessanti, soprattutto considerando che questi soldati “fuorilegge” sembrano anticipare il destino dei Bad Batch durante l’era imperiale.
Con Rogue Agents ormai a metà del suo percorso, resta la curiosità di vedere come questi temi verranno sviluppati nei prossimi capitoli.
Ancora una volta, la collaborazione tra Moreci e Hannigan si dimostra una garanzia: la loro interpretazione dei Bad Batch è fedele allo spirito della squadra e riesce a essere allo stesso tempo avventurosa e divertente.
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