Battlefield 6 supera Call of Duty: il segreto potrebbe essere tutto nel “feeling” del gameplay

Il designer di Battlefield 6 spiega alla Game Developers Conference la filosofia dietro il successo del gioco: nei moderni FPS, i fondamentali del gameplay devono venire prima dell’estetica.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Battlefield 6 supera Call of Duty: il segreto potrebbe essere tutto nel “feeling” del gameplay

Battlefield 6 è arrivato sul mercato a ottobre e, fin dalle prime settimane, ha raccolto recensioni generalmente molto positive. La critica ha apprezzato soprattutto la struttura del multiplayer, descritta come un’esperienza “attentamente progettata e stratificata”, pur con qualche riserva su alcuni aspetti del gameplay principale.

Il titolo ha raggiunto un Metascore di 83, valutazione considerata “generalmente favorevole”. Anche dal punto di vista commerciale i risultati sembrano importanti: Electronic Arts ha parlato del “lancio più grande nella storia della saga Battlefield”. Un dato che, almeno in parte, contrasta con le notizie sui recenti licenziamenti nello studio di sviluppo, ma che resta indicativo della forte accoglienza del gioco.

Resta però una domanda interessante: perché Battlefield 6 sembra aver avuto un impatto maggiore rispetto al suo rivale diretto, Call of Duty: Black Ops 7, uscito circa un mese dopo e accolto con meno entusiasmo?

Il successo di Battlefield 6 rispetto a Call of Duty

Non esiste una risposta definitiva. Tuttavia, durante un panel alla Game Developers Conference di quest’anno, Jac Carlsson, designer della serie Battlefield, ha offerto qualche indizio sulla filosofia che guida il lavoro del team di DICE.

L’elemento centrale del discorso riguarda il cosiddetto “feeling” del gameplay, ovvero la sensazione che il giocatore prova quando controlla il personaggio e interagisce con il mondo di gioco.

Carlsson ha spiegato che uno degli obiettivi principali dello studio è trovare il giusto equilibrio tra estetica e funzionalità, privilegiando sempre i fondamenti del genere.

“Come posso bilanciare gli obiettivi estetici con la funzione essenziale del gioco?” ha spiegato durante l’intervento. “Se lo consideriamo come una sorta di fantasia militare, un simulatore di guerra, Battlefield contiene anche un elemento arcade. Ma sopra ogni cosa il team concorda su un punto: i fondamentali degli FPS devono guidare le nostre decisioni.”

Secondo Carlsson, questo significa concentrarsi su elementi tecnici molto concreti: input solidi, bassa latenza e un sistema di movimento e fuoco coerente con il ritmo del gameplay.

La filosofia di DICE: prima la funzione, poi lo stile

Nel suo intervento, il designer ha sottolineato come la qualità del gameplay parta dalla comprensione della natura stessa del gioco.

“Un buon feeling inizia con la comprensione di cosa sia realmente il gioco. Se semplifichiamo tutto e guardiamo alla funzione di base, si tratta di un FPS: quindi movimento in prima persona, sistema di fuoco e gestione dei danni devono allinearsi a quello che definisco l’allineamento della percezione nel gameplay.”

Il concetto può sembrare astratto, ma in sostanza riguarda il modo in cui il giocatore percepisce le proprie azioni sullo schermo. Se il tempo di risposta dei comandi, il comportamento delle armi e il movimento del personaggio sono coerenti tra loro, l’esperienza diventa più naturale.

In altre parole, il giocatore deve essere in grado di sequenziare azioni e movimenti in modo intuitivo, senza percepire frizioni tra input e risultato.

Rendere i controlli il più intuitivi possibile

Carlsson ha anche parlato della responsabilità degli sviluppatori nel trasmettere al giocatore sensazioni credibili, pur restando all’interno di un contesto videoludico.

“Il tempo di risposta e l’estetica sono importanti, ma non bastano. Il comportamento qualitativo della risposta determina la capacità del giocatore di concatenare mosse e azioni in modo intuitivo.”

Per il designer, l’obiettivo è quindi ricreare input sensoriali che ricordino quelli del mondo reale, adattandoli però alle logiche del gioco. Tradotto in termini più concreti, significa lavorare affinché i controlli risultino naturali e immediati, permettendo al giocatore di concentrarsi sulla strategia e sull’azione.

Un approccio che sembra aver funzionato

Le parole di Carlsson restano in parte generali, ma offrono comunque uno sguardo interessante sull’approccio di DICE alla progettazione degli sparatutto in prima persona.

Se questa filosofia sia davvero il motivo principale del successo di Battlefield 6 è difficile dirlo con certezza. Tuttavia, il fatto che il titolo abbia recentemente superato Call of Duty come FPS più venduto del momento suggerisce che la direzione intrapresa dal team abbia trovato una forte risposta da parte del pubblico.

Battlefield 6 supera Call of Duty: il segreto potrebbe essere tutto nel “feeling” del gameplay
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