Le recensioni della critica hanno accolto Pluribus in modo molto positivo, ma la reazione del pubblico si è rivelata più divisa. Tra i commenti ricorrenti c’è quello rivolto a Carol Sturka, protagonista interpretata da Rhea Seehorn, giudicata da parte degli spettatori come un personaggio difficile da amare o da sostenere emotivamente. Un’osservazione che, però, non ha rallentato il successo della serie, diventata la più vista nella storia di Apple TV. Proprio su questo punto, Seehorn ha scelto di intervenire in modo diretto, affrontando una critica che accompagna spesso i personaggi femminili più complessi.
Il dibattito attorno a Carol Sturka
Nonostante l’ottimo riscontro della critica, Pluribus continua a dividere una parte del pubblico soprattutto sul piano emotivo. Il nodo principale riguarda Carol Sturka, percepita da alcuni spettatori come una protagonista poco empatica, ruvida nei modi e lontana dall’idea più tradizionale di eroina televisiva.
Rhea Seehorn ha affrontato apertamente questa lettura durante il panel “Albuquerque Aftermath: From Breaking Bad to Pluribus” al SXSW. In risposta a una domanda che definiva Carol “antipatica”, l’attrice ha spiegato di considerare quel termine spesso abusato, in particolare quando viene applicato ai personaggi femminili. Secondo la sua interpretazione, il problema non sta tanto nella simpatia del personaggio, quanto nella sua capacità di risultare autentico, accessibile e umano.
Per Seehorn, Carol non dovrebbe essere misurata in base a un modello di “piacevolezza” imposto dalle convenzioni sociali. Al contrario, il personaggio prende forma dentro un contesto estremo, segnato da una perdita devastante, dal crollo della propria carriera e da una realtà ormai stravolta. In questo quadro, la sua durezza non è un difetto da correggere, ma una conseguenza coerente di ciò che sta vivendo.
Le parole di Rhea Seehorn
Nel suo intervento, l’attrice ha insistito proprio su questo punto: la rappresentazione femminile rischia spesso di essere limitata da aspettative molto rigide su come una donna dovrebbe comportarsi per risultare gradita al pubblico. Carol, invece, esiste fuori da quei confini.
“Capisco la domanda, ma dietro questa domanda, con la parola ‘antipatica’, credo ci sia un uso eccessivo o sbagliato di come si definiscono i personaggi femminili. Perché si è sempre uno standard molto restrittivo su ciò che rende una donna ‘piacevole’ o meno, e questo limita molto la rappresentazione. È molto più importante che il personaggio sia accessibile in qualche modo, e per me, comportarsi in modo sincero e autentico in un momento in cui le persone direbbero: ‘Wow, non è molto cortese quando le portano le cose,’ perché… hanno ucciso mia moglie. La mia carriera è finita. Potrei morire da solo guardando The Golden Girls, quindi scusate se sono un po’ irruente… Carol può mostrare tutto lo spettro del comportamento umano… La trovo complessa, difficile e stimolante.”
Il senso del discorso è chiaro: Carol non è costruita per rassicurare, ma per restituire una reazione credibile a una condizione estrema. La perdita della moglie Helen, interpretata da Miriam Shor, pesa in modo decisivo sulla sua visione del mondo. A questo si aggiungono la fine della carriera e il collasso della normalità. In una situazione del genere, pretendere cordialità o disponibilità costante diventa, nella lettura di Seehorn, una richiesta poco realistica.
Il commento di Vince Gilligan
A rafforzare questa interpretazione è intervenuto anche Vince Gilligan, che ha collegato il carattere di Carol alla struttura stessa del racconto. Il suo ragionamento è semplice: se i personaggi infettati dal virus alieno si mostrano continuamente gentili, accomodanti e quasi eccessivamente educati, allora il contrasto con una protagonista ostile alle convenzioni sociali diventa un elemento essenziale del conflitto drammatico.
Gilligan ha descritto questa scelta come una dinamica quasi elementare sul piano narrativo. Mettere Carol di fronte a una realtà dominata da una mente collettiva apparentemente benevola, ma responsabile della morte di Helen, significa spingerla a reagire in modo duro, diffidente e perfino scontroso. In questo senso, il suo comportamento non appare arbitrario, ma perfettamente coerente con il mondo di Pluribus.
Un paragone che riporta a Skyler White
Il caso di Carol non è isolato nella filmografia legata a Gilligan. Un paragone immediato è quello con Skyler White, interpretata da Anna Gunn in Breaking Bad, altro personaggio femminile finito al centro di critiche molto accese. Pur non essendo la protagonista assoluta della serie, Skyler aveva già mostrato quanto facilmente una parte del pubblico tenda a giudicare in modo severo le figure femminili che ostacolano, contestano o semplicemente non assecondano ciò che accade intorno a loro.
Carol si muove su un terreno simile, ma con una differenza decisiva: qui è lei il vero centro della narrazione. Di conseguenza, ogni sua scelta, ogni reazione brusca e ogni rifiuto delle convenzioni viene osservato ancora più da vicino. È anche per questo che il dibattito attorno al personaggio è diventato così acceso.
Il ruolo di Manousos e la diversa percezione del pubblico
Nella serie, la maggior parte degli altri personaggi immuni al virus non approva Carol. Tuttavia, questa distanza nasce spesso dal fatto che molti di loro vogliono entrare nella mente collettiva oppure accettano volentieri i vantaggi offerti dalla sua apparente generosità senza limiti.
L’eccezione principale è Manousos Oviedo, interpretato da Carlos Manuel Vesga. Anche lui è ostile, anzi in certi momenti appare persino più duro di Carol nei confronti della mente collettiva. Eppure, secondo quanto emerso nel dibattito attorno alla serie, non ha ricevuto lo stesso livello di critiche da parte del pubblico. È un dettaglio che rende ancora più centrale il ragionamento di Seehorn sulla diversa severità con cui vengono letti i personaggi femminili.
Con una seconda stagione già in fase di sviluppo, resta da vedere se i prossimi episodi cambieranno la percezione di Carol Sturka. Per ora, però, il dibattito aperto da Rhea Seehorn ha già spostato il discorso su un punto preciso: non tutti i protagonisti devono risultare rassicuranti, e non tutti i personaggi femminili devono essere “piacevoli” per essere davvero riusciti.






