Dopo sette anni di sviluppo, Crimson Desert è finalmente arrivato sul mercato e il debutto del nuovo open world firmato Pearl Abyss non è passato inosservato. Lo studio, già noto per Black Desert Online, ha lanciato un progetto ambizioso che ha raccolto recensioni in gran parte positive, pur senza evitare del tutto alcune perplessità emerse nelle prime ore successive all’uscita.
Su Steam, le impressioni iniziali erano partite da una valutazione “mista”, per poi salire a “prevalentemente positive” al momento della stesura. Anche su Metacritic il quadro appare nel complesso favorevole, con un Metascore definito “generalmente favorevole”. Non si tratta quindi di un esordio travolgente in senso assoluto, ma nemmeno di una partenza deludente. Piuttosto, Crimson Desert sembra essersi imposto come uno di quei giochi capaci di entusiasmare molto alcuni giocatori e lasciare più freddi altri.
Un open world che non convince tutti allo stesso modo
Una parte delle discussioni attorno a Crimson Desert riguarda proprio questa sua natura divisiva. Da un lato c’è chi ne apprezza l’ambizione, la vastità del mondo e la libertà concessa al giocatore. Dall’altro, non sono mancate osservazioni critiche su alcuni aspetti dell’esperienza, in particolare sulla trama e sulla difficoltà di assimilare appieno i comandi e le meccaniche di gioco.
È un aspetto che sembra emergere con una certa costanza. Pur riconoscendo il valore del progetto, diversi commenti hanno evidenziato come il gioco richieda tempo per essere compreso e accettato. Non tutto appare subito armonioso, e alcune scelte possono risultare poco immediate, soprattutto nelle prime ore. È proprio in questa zona grigia, però, che Crimson Desert pare trovare la sua identità più particolare: un titolo imperfetto, ma in grado di lasciare il segno su chi entra davvero nel suo ritmo.
L’entusiasmo di John “Bucky” Buckley
Tra le reazioni più calorose c’è stata quella di John “Bucky” Buckley, figura legata alla pubblicazione di Palworld, che ha condiviso su Twitter un giudizio molto positivo, pur non ufficiale, dopo aver trascorso sette ore con il gioco. Le sue parole si sono subito distinte per entusiasmo, anche perché sono andate oltre il tono mediamente più cauto visto in parte della critica e delle impressioni online.
Buckley ha spiegato di aver passato quelle ore soprattutto a sperimentare, facendo “un po’ di casino” e senza seguire troppo da vicino la trama. Proprio questo dettaglio è interessante, perché uno dei rilievi più frequenti rivolti a Crimson Desert riguarda la sua componente narrativa, che non sembra aver convinto tutti allo stesso modo. Eppure, per Buckley, questo non è stato un limite sufficiente a ridimensionare il coinvolgimento.
Anzi, il suo commento è stato netto: Crimson Desert, a suo dire, è “fatto apposta” per lui. Una frase che restituisce bene il tipo di rapporto che alcuni giocatori sembrano instaurare con il titolo: meno legato alla linearità del racconto e più alla libertà di perdersi nel mondo di gioco, sperimentarne i sistemi e viverlo come una vera sandbox.
Un gioco che richiede pazienza
Lo stesso Buckley, però, non ha ignorato le critiche. Ha riconosciuto apertamente che Crimson Desert non è un gioco per tutti, mostrando di comprendere le osservazioni emerse attorno al titolo. È un’ammissione importante, perché suggerisce che anche chi lo apprezza molto percepisce chiaramente le sue asperità.
I controlli, in particolare, sono stati spesso indicati come uno degli elementi più difficili da padroneggiare. Non sembra essere un’esperienza che si lascia leggere subito in modo fluido o intuitivo, e proprio questa barriera iniziale potrebbe aver inciso sulle prime impressioni di una parte del pubblico. Buckley, tuttavia, considera questa complessità quasi parte del fascino del gioco. Per lui, nonostante i difetti evidenti, Crimson Desert resta addirittura “il gioco dei sogni”.
È un giudizio fortissimo, tanto più perché arriva in una fase iniziale, quando molte impressioni sono ancora in evoluzione. Lo stesso Buckley ha precisato che avrebbe aggiornato le sue valutazioni dopo il weekend, segno che anche il suo entusiasmo resta legato a un’esperienza ancora in corso.
Il giudizio della critica e il valore della sandbox
Anche la valutazione pubblicata da GamesRadar+ si muove su un terreno simile, pur con toni più misurati. Il gioco ha ricevuto un punteggio di 4 stelle su 5, con apprezzamenti rivolti soprattutto al suo mondo aperto, descritto come ricco di possibilità, bello da vedere e pieno di dettagli. Allo stesso tempo, sono emerse riserve sulla storia, giudicata piuttosto debole, e su meccaniche considerate a tratti disordinate.
Il punto centrale, però, è che proprio in questa apparente confusione si intravedono elementi di grande fascino. La valutazione sottolinea infatti come Crimson Desert riesca a offrire momenti di meraviglia e intuizioni brillanti, a patto che il giocatore accetti i suoi difetti e si conceda il tempo necessario per comprenderlo davvero.
L’idea che ne esce è piuttosto chiara: il gioco sembra funzionare meglio quando smette di inseguire una struttura rigida e lascia spazio all’esplorazione, alla curiosità e alla scoperta personale. In altre parole, Crimson Desert darebbe il meglio di sé non tanto come racconto lineare, ma come esperienza aperta, da vivere fuori dai percorsi prestabiliti.
È forse proprio qui che si spiega la distanza tra chi resta perplesso e chi, come Buckley, ne rimane conquistato. Crimson Desert non appare come un titolo facile da amare in modo immediato, ma per alcuni potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più personale e memorabile del previsto.







