WISPIT 2, scoperti due pianeti in formazione: uno sguardo raro alle origini del Sistema solare

Gli astronomi hanno osservato due pianeti in formazione attorno alla giovane stella WISPIT 2, un sistema che potrebbe mostrare come appariva il Sistema solare alle sue origini.

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
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Gli astronomi hanno osservato la formazione di due pianeti attorno a una stella giovane e lontana, individuando un sistema che offre un’immagine preziosa di ciò che potrebbe essere accaduto al nostro Sistema solare più di 4 miliardi di anni fa. La scoperta riguarda WISPIT 2, una stella ancora molto giovane circondata da un ampio disco protoplanetario di gas e polveri.

Il sistema ha attirato l’attenzione degli studiosi perché non mostra soltanto due pianeti già identificati, ma anche strutture nel disco che potrebbero indicare la presenza di altri corpi in formazione. Per questo motivo, WISPIT 2 viene considerato un laboratorio naturale particolarmente utile per capire come nascono e si evolvono i sistemi planetari.

Una stella giovane con un disco ricco di indizi

WISPIT 2 si trova a circa 437 anni luce dalla Terra e ha un’età stimata di circa 5,4 milioni di anni. Si tratta di una fase estremamente precoce, soprattutto se confrontata con quella del nostro Sole, che ha circa 4,6 miliardi di anni. Proprio questa differenza rende il sistema così interessante: osservare WISPIT 2 significa guardare a un’epoca che, in termini cosmici, ricorda le prime fasi della storia del Sole.

Attorno alla stella si estende una nube di gas e polvere a forma di ciambella, cioè un disco protoplanetario, l’ambiente in cui prendono forma i pianeti. All’interno di questo disco gli scienziati hanno individuato due pianeti, chiamati WISPIT 2b e WISPIT 2c. Oltre a questi due oggetti, il sistema mostra anche altre strutture che fanno pensare alla possibile formazione di ulteriori protopianeti.

Come ha spiegato Chloe Lawlor dell’Università di Galway, in Irlanda, che ha guidato il team della scoperta, “WISPIT 2 rappresenta il miglior scorcio sulla nostra stessa storia che abbiamo finora”. La ricercatrice ha aggiunto che “queste strutture suggeriscono che altri pianeti stanno attualmente prendendo forma, e li individueremo presto”.

Un caso raro tra i sistemi planetari in formazione

WISPIT 2 è soltanto il secondo sistema in cui gli astronomi sono riusciti a rilevare due pianeti in formazione. Il primo caso noto è quello di PDS 70, ma il nuovo sistema presenta caratteristiche diverse che lo rendono particolarmente prezioso per la ricerca.

Secondo quanto riferito dagli studiosi, PDS 70 non possiede un disco esteso come quello di WISPIT 2 e mostra gap e bande molto distinti. Proprio questa differenza rende WISPIT 2 un’occasione speciale per osservare più da vicino i processi che portano alla nascita di un sistema planetario simile al nostro.

Christian Ginski, anche lui dell’Università di Galway, ha sottolineato questo aspetto in modo diretto: “WISPIT 2 ci fornisce un laboratorio fondamentale non solo per studiare la formazione di un singolo pianeta, ma di un intero sistema planetario”.

Come sono stati individuati WISPIT 2b e WISPIT 2c

Il primo pianeta scoperto nel sistema è stato WISPIT 2b, individuato lo scorso anno. Secondo le stime, ha una massa pari a circa cinque volte quella di Giove e orbita attorno alla stella a una distanza equivalente a 60 volte quella tra la Terra e il Sole.

In seguito, gli astronomi hanno trovato tracce di un secondo oggetto più vicino alla stella. Grazie alle osservazioni condotte con il Very Large Telescope (VLT) e con il VLT Interferometer (VLTI), è stato possibile confermare che si trattava effettivamente di un pianeta. Questo secondo corpo, WISPIT 2c, orbita a una distanza pari a circa 15 volte quella tra la Terra e il Sole, quindi circa quattro volte più vicino alla stella rispetto a WISPIT 2b.

Per ottenere un’immagine del pianeta in formazione, i ricercatori hanno utilizzato lo strumento SPHERE del VLT, acronimo di Spectro-Polarimetric High-Contrast Exoplanet Research, oltre a successive conferme ottenute con GRAVITY+. Guillaume Bourdarot, ricercatore del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics in Germania, ha spiegato: “Il nostro studio ha beneficiato dell’ultimo aggiornamento di GRAVITY+, senza il quale non avremmo potuto rilevare con tanta chiarezza il pianeta così vicino alla stella”.

I segni di altri pianeti ancora nascosti

I due pianeti già individuati, WISPIT 2b e WISPIT 2c, stanno scavando vere e proprie scanalature nel disco protoplanetario. Nel farlo influenzano il materiale che li circonda e ne raccolgono una parte lungo la loro orbita, favorendo così la propria crescita.

Ma non è tutto. Gli astronomi ritengono che possa esserci anche un terzo pianeta, probabilmente con una massa simile a quella di Saturno, responsabile di un altro gap situato più lontano nel disco rispetto a WISPIT 2b. Al momento si tratta ancora di un’ipotesi, ma gli studiosi sperano di poter osservare direttamente questo possibile pianeta in futuro grazie al nuovo ELT, il Telescopio Estremamente Grande in costruzione nel deserto di Atacama, nel nord del Cile.

Lawlor ha riassunto così questa possibilità: “Crediamo ci sia un terzo pianeta che sta scavando questo gap, e il suo diametro potrebbe essere simile a quello di Saturno, dato che il gap è più stretto e meno profondo”.

Nel complesso, WISPIT 2 si conferma quindi uno dei sistemi più promettenti per studiare la nascita dei pianeti. Non solo perché mostra due mondi già in formazione, ma anche perché conserva nel suo disco i segni di un processo ancora in pieno svolgimento. Lo studio completo sulla scoperta è stato pubblicato il 24 marzo su The Astrophysical Journal Letters.

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