Tra i finali più contestati dell’universo di Star Trek, quello di Star Trek: Enterprise continua a occupare un posto speciale. A oltre vent’anni dalla messa in onda di These Are The Voyages…, la discussione non si è mai davvero spenta, e le parole di Marina Sirtis lo confermano con chiarezza. L’attrice, storica interprete della Consigliera Deanna Troi, non ha mai nascosto di guardare con scarso entusiasmo alla sua partecipazione come guest star nell’episodio conclusivo della serie.
In quel finale apparivano anche Jonathan Frakes nei panni del Comandante Will Riker, riportando così in scena due volti simbolo di Star Trek: The Next Generation. L’idea, nelle intenzioni dei produttori, avrebbe dovuto creare un ponte tra le due serie e trasformare la chiusura di Enterprise in una sorta di omaggio alla lunga gestione di Rick Berman sul franchise. Il risultato, però, è stato accolto in modo molto diverso, sia dai fan sia da parte del cast coinvolto.
Un finale nato come omaggio e diventato uno dei più criticati
Star Trek: Enterprise venne cancellata nel 2005 dopo quattro stagioni su UPN. Per chiudere la serie, i produttori esecutivi Rick Berman e Brannon Braga decisero di richiamare Marina Sirtis e Jonathan Frakes, legando direttamente il finale alla stagione finale di The Next Generation.
Quella scelta, però, finì per trasformarsi in uno dei passaggi più discussi dell’intera saga televisiva di Star Trek. Invece di concentrarsi fino in fondo sui protagonisti di Enterprise, These Are The Voyages… venne percepito da molti come un episodio di The Next Generation, con i personaggi della serie ridotti quasi a cornice narrativa. È proprio questo l’aspetto che negli anni ha alimentato le critiche più dure.
Il problema, in sostanza, era nella struttura stessa dell’episodio. La storia funzionava infatti come una prosecuzione di The Pegasus, episodio della settima stagione di TNG, e mostrava gli eventi di Enterprise attraverso una simulazione olografica osservata da Riker e Troi. Una soluzione che per molti fan ha finito per togliere peso emotivo al congedo della serie e ai suoi personaggi principali.
Marina Sirtis non usa mezzi termini
A riaccendere la discussione ci ha pensato la stessa Marina Sirtis durante il The Show People Podcast. Intervistata da Andrew Keates sulle varie occasioni in cui ha ripreso il ruolo di Troi in altre produzioni di Star Trek, l’attrice ha prima ricordato la sua apparizione in Star Trek: Voyager, poi ha commentato senza troppi giri di parole la partecipazione al finale di Enterprise.
Dopo una battuta dell’host, che le chiedeva se quell’esperienza fosse andata bene, Sirtis ha risposto in modo tagliente: “Come una tazza di vomito caldo.” Una frase brutale, ma perfettamente in linea con il giudizio che da tempo circonda quell’episodio.
L’attrice ha poi spiegato il motivo della sua reazione con ancora maggiore chiarezza: “Perché in realtà era un episodio di TNG, poiché eravamo reali e loro erano ologrammi… ma sì, il cast di Enterprise non era affatto felice che fossimo lì…”. In poche parole, Sirtis ha messo il dito sulla ferita che da anni accompagna quel finale: il fatto che l’attenzione si spostasse su Troi e Riker proprio nel momento in cui Enterprise avrebbe dovuto chiudere il percorso dei suoi protagonisti.
Il malumore del cast di Enterprise
Le parole di Marina Sirtis non si limitano a una valutazione personale. L’attrice ha infatti ricordato apertamente che il cast di Enterprise non era contento di quella scelta. Un dettaglio che pesa, perché conferma quanto la decisione produttiva fosse vissuta come invasiva anche da chi lavorava direttamente sulla serie.
Secondo il racconto emerso, anche Scott Bakula, volto principale di Enterprise, avrebbe vissuto quella situazione con evidente disappunto, pur mantenendo un atteggiamento professionale. Lo stesso Jonathan Frakes, in seguito, ha confermato una lettura simile, spiegando che “i fan non volevano vederci” e riconoscendo a Bakula grande correttezza nella gestione di una presenza che finiva inevitabilmente per sembrare quella di un intruso.
L’idea di Berman e Braga era quella di offrire ai fan una sorta di dedica finale, un gesto simbolico capace di collegare le diverse anime di Star Trek. Ma proprio quel tentativo si è trasformato, col tempo, in uno degli esempi più citati di occasione mancata all’interno del franchise.
Il paradosso di Troi tra inizio e fine di un’epoca
C’è però un aspetto che Marina Sirtis guarda con un certo orgoglio, nonostante il giudizio severo sull’episodio. Nel podcast, l’attrice ha infatti sottolineato un dettaglio dal forte valore simbolico: era presente il primo giorno di riprese di Star Trek: The Next Generation e, insieme a Jonathan Frakes, è stata anche tra le ultime persone a essere filmate sul set di Enterprise, prima che tutto si spegnesse.
Lo ha riassunto così: “Sono stata presente all’inizio, e anche alla fine.” È una frase che restituisce bene il peso storico della sua presenza nel franchise. Al di là del fallimento percepito di These Are The Voyages…, Sirtis può davvero dire di essere stata parte tanto dell’avvio quanto della chiusura di quella che molti considerano l’epoca d’oro di Star Trek, dal 1987 al 2005.
Ed è forse proprio questo il contrasto più interessante. Da una parte c’è un episodio ancora oggi visto come un passo falso; dall’altra, c’è la consapevolezza di aver attraversato un’intera fase storica della saga. Un finale discusso, sì, ma anche un punto di chiusura che continua a far parlare di sé proprio perché tocca uno dei momenti più sensibili per i fan di Star Trek.
Fonte: screenrant.com
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