Nel dibattito sempre più acceso sull’uso dell’intelligenza artificiale nei videogiochi, Arc Raiders è finito al centro dell’attenzione per una decisione che ha raccolto consensi anche tra gli interpreti più critici verso questa tecnologia. A esprimersi in modo particolarmente netto è stato Neil Newbon, attore diventato celebre soprattutto per il ruolo di Astarion in Baldur’s Gate 3. Il motivo è semplice: il team di Embark ha scelto di sostituire alcune voci generate dall’IA con interpretazioni umane reali.
Per Newbon si tratta di un segnale importante, non soltanto sul piano produttivo, ma anche su quello creativo. L’attore, che negli ultimi mesi si è distinto come una delle voci più critiche nei confronti dell’IA generativa applicata alla recitazione, ha accolto la scelta con entusiasmo. E il suo intervento, in questo caso, pesa ancora di più perché arriva da qualcuno che ha dichiarato apertamente di apprezzare il gioco.
Neil Newbon e la sua posizione contro l’IA generativa
Newbon non ha mai nascosto la sua contrarietà verso l’uso dell’intelligenza artificiale per creare performance vocali nei videogiochi. Nel corso del tempo ha criticato più volte questa pratica, giudicandola qualitativamente inferiore rispetto al lavoro di un attore in carne e ossa. Il suo punto, in sostanza, è sempre stato lo stesso: una battuta non è soltanto una sequenza di parole, ma il risultato di intenzione, ritmo, sfumature e presenza interpretativa.
Per questo motivo ha invitato più volte le aziende a registrare nuovamente i dialoghi con attori umani, invece di affidarsi a soluzioni sintetiche. Secondo la sua lettura, la differenza non riguarda soltanto la resa finale, ma anche il rispetto per il mestiere dell’interprete e per il valore della performance. In un settore che punta sempre di più sull’immersione e sulla credibilità dei personaggi, la voce resta infatti uno degli elementi più delicati.
La scelta di Embark su Arc Raiders
La particolarità della vicenda è che Embark, studio responsabile di Arc Raiders, aveva già ammesso di aver utilizzato l’intelligenza artificiale per generare alcune linee vocali. Una scelta che aveva inevitabilmente attirato critiche e perplessità, soprattutto in un momento in cui il tema dell’IA nel mondo creativo è osservato con crescente attenzione. A quanto emerso, però, il team ha poi deciso di intervenire, iniziando a sostituire le battute sintetiche con registrazioni affidate ad attori umani.
Newbon ha reagito molto positivamente alla notizia, anche perché il suo giudizio nasce da un coinvolgimento sincero nei confronti del progetto. Parlando a FRVR, l’attore ha definito la decisione sorprendente e degna di nota, riconoscendo apertamente il valore del passo compiuto dallo studio. Nelle sue parole: “È pazzesco, una follia. Capisco che il ciclo di sviluppo sia molto serrato e che si tratti di un servizio live, ma questa scelta è incredibile… Sono felice perché adoro quel gioco”.
Il tono è quello di chi non si limita a commentare da osservatore esterno. C’è, piuttosto, la soddisfazione di vedere una produzione correggere una direzione che lui stesso aveva ritenuto sbagliata. E proprio questa combinazione tra critica e apprezzamento rende il suo intervento particolarmente significativo.
Un riconoscimento netto alla qualità delle performance umane
Nel suo commento, Newbon ha voluto sottolineare anche l’importanza del gesto compiuto da Embark. Non si è limitato a dire di approvare la scelta: ha espresso un vero e proprio elogio verso lo studio per aver deciso di cambiare rotta. “Quel gioco è fantastico. Complimenti a loro per averlo fatto davvero. Mi sembra una cosa meravigliosa da ascoltare… Complimenti a loro, perché è una cosa buona, e sono felice di saperlo”.
Dietro queste parole c’è una posizione molto chiara. Per l’attore, quando un team sceglie di affidarsi a voci umane invece che a soluzioni artificiali, non compie soltanto una correzione tecnica, ma fa una dichiarazione di principio sul valore della recitazione. È anche per questo che la sua reazione appare così calorosa: non si tratta di una semplice preferenza personale, ma della conferma che per qualcuno, ancora oggi, la qualità interpretativa conta davvero.
La delusione iniziale e il cambio di rotta
Newbon ha anche ammesso di aver provato delusione quando aveva scoperto che Arc Raiders aveva fatto ricorso all’IA per alcune voci. Il suo disappunto emerge chiaramente anche in un altro passaggio delle sue dichiarazioni, in cui lascia intendere come, a suo avviso, un investimento del genere sarebbe stato sostenibile senza particolari difficoltà. “Hanno guadagnato così tanto e hanno avuto molto successo, ma rispetto alle loro entrate è una piccolezza”, ha osservato.
Il senso del discorso è evidente: per un progetto con ambizioni importanti, il costo di un lavoro affidato ad attori professionisti non dovrebbe essere considerato un dettaglio sacrificabile. Al contrario, dovrebbe rientrare tra gli elementi fondamentali della produzione, soprattutto quando si parla di un gioco che punta a costruire identità, atmosfera e coinvolgimento attraverso il comparto audio.
Flashpoint in arrivo e un segnale incoraggiante per il gioco
La questione arriva inoltre in un momento particolare per Arc Raiders. Con l’aggiornamento Flashpoint atteso in settimana, il gioco si prepara a introdurre nuove modalità, un nuovo tipo di Arc Vaporizer, tre nuove armi, una nuova condizione della mappa e altri contenuti aggiuntivi. Un passaggio importante, dunque, per un titolo che continua a evolversi e a definire meglio la propria identità.
In questo contesto, la decisione di sostituire le linee vocali generate dall’IA con interpretazioni reali aggiunge un elemento positivo alla percezione generale del progetto. Per chi guarda con attenzione al rapporto tra tecnologia e creatività, il caso Arc Raiders mostra che una correzione di rotta è possibile. E, almeno in questo caso, arriva con l’approvazione convinta di uno degli attori che più apertamente hanno difeso il valore della voce umana nei videogiochi.







