The Saviors, Adam Scott tra horror, crisi di coppia e inquietudini da affitto breve

The Saviors, presentato al SXSW 2026, unisce horror domestico e crisi di coppia. Adam Scott e il cast raccontano il film e i loro inquietanti aneddoti sugli affitti.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

Dopo il successo di Severance, Adam Scott si prepara a tornare sullo schermo con un nuovo progetto horror dal tono ambiguo e disturbante. Si intitola The Saviors ed è stato presentato in anteprima al SXSW 2026 di Austin, in Texas, dove il cast e gli autori hanno raccontato alcuni dettagli del film e il modo in cui il genere riesce, paradossalmente, a parlare anche di relazioni, vicinanza e bisogno di restare uniti.

Il film segue Sean, interpretato da Scott, e Kim, una coppia ormai vicina al divorzio che vive in periferia. I due decidono di affittare la dependance della loro casa a un fratello e una sorella immigrati dal Medio Oriente, con l’obiettivo di sistemare l’abitazione e rivenderla. Da quel momento, però, una serie di episodi strani e sempre più inquietanti li spinge a guardare con sospetto i nuovi inquilini. Quella che all’inizio sembra solo una tensione domestica si trasforma così in un’indagine ossessiva che, nel frattempo, rischia anche di riaccendere il legame tra Sean e Kim, pur portandoli verso scoperte sempre più disturbanti.

The Saviors, Adam Scott tra horror, crisi di coppia e inquietudini da affitto breve

Un horror domestico tra paranoia e tensione relazionale

Alla base di The Saviors c’è un impianto narrativo che mescola crisi coniugale, diffidenza, paura e vita suburbana. Non è soltanto un racconto horror costruito sull’inquietudine verso l’altro, ma anche una storia che usa il mistero per mettere sotto pressione un rapporto ormai al limite. Proprio questo aspetto è emerso durante gli incontri al SXSW, dove insieme ad Adam Scott erano presenti Theo Rossi, Danielle Deadwyler, Travis Betz e il regista e sceneggiatore Kevin Hamedani.

Al momento, la data di uscita del film non è stata ancora annunciata. Intanto, però, il passaggio al festival ha offerto una prima occasione per capire il tono dell’opera e il tipo di atmosfera che vuole costruire: un horror che parte da situazioni ordinarie, quasi banali, e le fa deragliare verso il disagio e la minaccia.

Le esperienze reali del cast con affitti e Airbnb da incubo

Uno dei temi affrontati durante la presentazione del film riguarda il lato più inquietante degli affitti brevi, un elemento che nel racconto di The Saviors diventa centrale. Alla domanda sulle loro esperienze personali più spaventose legate ad Airbnb o ad alloggi in affitto, i protagonisti hanno condiviso episodi molto diversi, ma accomunati da una sensazione precisa: quella di trovarsi in un posto sbagliato, con qualcosa che non torna.

Adam Scott ha raccontato di aver soggiornato in alcuni Airbnb che non corrispondevano affatto a quanto promesso. In certi casi, ha spiegato, l’impressione era quasi fisica, come se in quei luoghi fosse accaduto qualcosa di oscuro. Pur dicendo di non credere particolarmente ai fantasmi, ha ammesso che alcuni alloggi avevano un’energia difficile da ignorare, una presenza sgradevole che rendeva impossibile sentirsi davvero a proprio agio.

The Saviors, Adam Scott tra horror, crisi di coppia e inquietudini da affitto breve

Theo Rossi ha invece ricordato un episodio molto più concreto, avvenuto alle Turks e Caicos. Convinto che affittare una casa fosse il modo migliore per vivere in modo più diretto il posto, si era però subito insospettito per la presenza di telecamere ovunque. Poco dopo, durante un’escursione, lui e chi era con lui sono stati derubati. Non solo sono spariti oggetti personali e persino la spesa, ma a colpirlo è stato un dettaglio assurdo: i ladri avevano anche mangiato le banane che si trovavano in casa. Un gesto che, nel suo racconto, rende tutta la vicenda ancora più surreale. Rossi ha aggiunto che almeno i passaporti erano rimasti al loro posto, permettendo così al gruppo di rientrare senza ulteriori problemi.

Danielle Deadwyler ha raccontato un’esperienza più semplice, ma non meno indicativa. Una volta arrivata in un alloggio prenotato online, si è accorta immediatamente che il posto non aveva nulla a che vedere con le immagini viste in precedenza. La discrepanza era tale da spingerla ad andarsene quasi subito, per non rovinarsi oltre il soggiorno.

Travis Betz, sceneggiatore del film, ha condiviso invece il ricordo più vicino, per atmosfera, al tipo di tensione evocata da The Saviors. Durante un periodo di transizione tra una casa e l’altra, si trovava in una zona che lui stesso ha definito poco sicura. Una notte, verso le tre, qualcuno ha bussato alla porta. Fuori c’era un gruppo numeroso di persone ferme nel cortile, come in attesa di entrare. Betz ha raccontato di essere rimasto nascosto dietro il portone, cercando di non farsi vedere, finché alla fine quel gruppo non si è allontanato. Un episodio che, nelle sue parole, aveva qualcosa di profondamente inquietante.

Perché l’horror continua a creare connessione

Accanto agli aneddoti più leggeri o inquieti, il cast ha riflettuto anche su una questione più ampia: perché l’horror, pur raccontando violenza, paura e oscurità, riesce spesso a creare un forte senso di connessione tra le persone.

Theo Rossi ha offerto una risposta molto diretta: quando le cose vanno male, le persone tendono ad avvicinarsi. Ha paragonato questa dinamica a quella degli animali che, durante una tempesta, si stringono gli uni agli altri. Secondo lui, anche l’horror e il grande dramma funzionano così: mettono i personaggi, e in parte anche il pubblico, davanti a un pericolo o a una crisi, e proprio da lì nasce il bisogno di restare vicini.

Danielle Deadwyler ha posto l’accento sulla sfida emotiva del genere. A suo avviso, il pubblico è attratto dalla possibilità di vedere fin dove una persona possa spingersi in circostanze estreme. In questa tensione verso la sopravvivenza c’è qualcosa di profondamente umano. E in mezzo alla paura, ha osservato, può emergere perfino una componente ironica, un contrasto che spesso rende l’esperienza ancora più coinvolgente.

Più personale il discorso di Travis Betz, che ha spiegato come la scrittura del film sia nata anche durante un periodo difficile della sua vita, segnato da un divorzio. In quel contesto, l’idea di raccontare una coppia che si ritrova immersa in una spirale di tensione e adrenalina gli ha permesso di interrogarsi su una questione precisa: un legame si rafforza davvero quando si attraversa qualcosa di estremo, oppure è soltanto la scarica emotiva del momento a creare l’illusione della vicinanza?

Kevin Hamedani ha infine descritto The Saviors come un horror capace di mescolare commedia e violenza, un equilibrio che consente di affrontare temi pesanti senza risultare eccessivamente moralistici o didascalici. Ha spiegato di amare un cinema che sappia intrattenere, ma che lasci anche qualcosa di più profondo, e ha citato come riferimenti due nomi molto chiari: John Carpenter e Steven Spielberg. L’idea, ha detto, era proprio quella di costruire un film che si muovesse in quello spazio, tra inquietudine, spettacolo e sottotesto emotivo.

Con la sua premessa domestica, il sospetto che cresce scena dopo scena e una coppia costretta a confrontarsi con le proprie crepe mentre attorno tutto si fa più oscuro, The Saviors si presenta così come un horror che prova a tenere insieme tensione e relazione. E forse è proprio questo il suo elemento più interessante: usare la paura non solo per spaventare, ma per mostrare cosa resta tra due persone quando tutto comincia a cedere.

Fonte: thedirect.com

The Saviors, Adam Scott tra horror, crisi di coppia e inquietudini da affitto breve
Kinguin

Unisciti a noi!

Entra nel nostro gruppo Telegram per discutere di questa notizia!

Leggi anche

Potrebbe interessarti