La missione Artemis II sta per riscrivere una delle statistiche più simboliche dell’esplorazione spaziale umana. La NASA ha infatti confermato che l’equipaggio composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e dall’astronauta canadese Jeremy Hansen raggiungerà una distanza massima di 406.773 chilometri dalla Terra, superando il primato fissato da Apollo 13 nel 1970. È un traguardo storico, perché segna il ritorno degli esseri umani nello spazio profondo per la prima volta dai tempi di Apollo 17 e porta Orion più lontano di qualunque equipaggio nella storia.
Secondo il calendario ufficiale diffuso dalla NASA, il superamento del record di Apollo 13 avverrà lunedì 6 aprile alle 19:56 ora italiana, quando Orion oltrepasserà i 400.171 chilometri raggiunti nel 1970 dall’equipaggio di Jim Lovell, Fred Haise e Jack Swigert. Il punto di massima distanza dalla Terra è invece previsto nella notte tra il 6 e il 7 aprile, alle 01:05 ora italiana, durante il passaggio oltre il lato lontano della Luna. La NASA indica infatti le 13:56 EDT del 6 aprile per il sorpasso del record e le 19:05 EDT per la distanza massima; convertite in Italia, corrispondono rispettivamente alle 19:56 del 6 aprile e alle 01:05 del 7 aprile.
Un primato che ora pesa di più
Che Artemis II avrebbe superato Apollo 13 era noto da tempo, ma la stima comunicata ora ha un valore diverso perché arriva dopo una delle manovre più importanti dell’intera missione. Il 2 aprile 2026 Orion ha completato con successo il translunar injection burn, l’accensione del motore principale che ha spinto la capsula fuori dall’orbita terrestre e l’ha inserita sulla rotta verso la Luna. La NASA definisce questa manovra l’ultima grande accensione del volo: da quel momento, la traiettoria reale della missione è diventata molto più precisa e ha permesso di affinare anche il dato sulla distanza massima.
C’è poi un dettaglio tecnico che spiega bene perché questa fase sia così importante. Nel press kit ufficiale, la NASA chiarisce che il burn di iniezione translunare inserisce Orion in una traiettoria di ritorno libero, cioè un percorso che sfrutta la gravità combinata di Terra e Luna per riportare naturalmente la capsula verso casa senza richiedere una grande manovra di rientro nella fase finale. In pratica, a soli due giorni dal lancio, questa accensione funziona già come la manovra che decide l’intera architettura del viaggio di andata e ritorno.
Non è un allunaggio, ma è il test più importante del programma
Artemis II non è stata progettata per atterrare sulla Luna. La missione, partita il 1° aprile 2026, è un flyby con equipaggio della durata di circa 10 giorni, pensato per verificare in condizioni reali il funzionamento di Orion, del razzo Space Launch System e dei sistemi di supporto vitale con astronauti a bordo. Il sorvolo della Luna servirà anche a raccogliere immagini e osservazioni scientifiche, ma il vero obiettivo è validare il veicolo e le procedure prima delle missioni ancora più complesse che seguiranno.
Nel frattempo è cambiata anche la tabella di marcia del programma Artemis. A febbraio la NASA ha aggiornato ufficialmente l’architettura delle prossime missioni: Artemis III è ora prevista nel 2027 come volo di test in orbita terrestre per verificare rendezvous, attracco e sistemi integrati con i lander commerciali, mentre il primo allunaggio Artemis viene oggi assegnato ad Artemis IV, programmata per il 2028. È una revisione importante, perché conferma che Artemis II non è un semplice ritorno simbolico attorno alla Luna, ma un passaggio chiave dentro una strategia più ampia e più prudente.
Il confronto con Apollo 13 rende tutto ancora più significativo
Il record che sta per cadere appartiene a una delle missioni più celebri della storia spaziale. Durante Apollo 13, un’esplosione in un serbatoio di ossigeno costrinse l’equipaggio a rinunciare all’allunaggio e a concentrarsi sulla sopravvivenza. Proprio quella traiettoria d’emergenza attorno al lato nascosto della Luna portò Lovell, Haise e Swigert fino a 400.171 chilometri dalla Terra, un primato rimasto imbattuto per oltre mezzo secolo. Artemis II lo supererà in un contesto completamente diverso, ma il confronto con Apollo 13 dà comunque la misura storica del momento.
Per questo il vero significato della missione va oltre il numero. Il nuovo record racconta il ritorno dell’umanità nello spazio profondo con un veicolo pensato per aprire la strada a una nuova stagione di esplorazione lunare. Artemis II non poserà piedi sul suolo della Luna, ma sarà il test che dirà quanto la NASA sia davvero pronta a farlo di nuovo.
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