Solo: A Star Wars Story, il successo di Project Hail Mary riapre il grande rimpianto su Lord e Miller

Il successo di Project Hail Mary riapre il dibattito su Solo: A Star Wars Story e su ciò che Lord e Miller avrebbero potuto fare con Han Solo.

Giorgio Fabrizi
Giorgio Fabrizi
Fondatore e Editor-in-Chief di Galaxy Addicted e admin di Star Wars Fans Italia, il gruppo Facebook a tema Star Wars più grande d'Italia. Amante della Galassia Lontana Lontana, nonché collezionista compulsivo di giocattoli di Guerre Stellari.

Solo: A Star Wars Story resta uno dei capitoli più discussi dell’universo di Star Wars. Il film ha diviso pubblico e critica, si è fermato al 69% su Rotten Tomatoes e, soprattutto, non è riuscito a imporsi al botteghino come Lucasfilm sperava. Per molti è un’avventura comunque gradevole, ma continua a lasciare addosso la sensazione di un’occasione solo in parte sfruttata.

Le premesse, del resto, erano molto forti. La sceneggiatura portava la firma di Lawrence Kasdan e Jonathan Kasdan, mentre il cast includeva Alden Ehrenreich nel ruolo di Han Solo, Donald Glover in quello di Lando Calrissian ed Emilia Clarke nei panni di Qi’ra. L’idea di raccontare le origini del contrabbandiere più amato della saga, con il coinvolgimento di uno degli autori de L’Impero colpisce ancora, sembrava offrire tutto il necessario per un film capace di lasciare davvero il segno.

Un progetto nato con grandi ambizioni

Ad alimentare l’interesse c’era anche la presenza di Phil Lord e Chris Miller, una coppia di registi già molto apprezzata per lavori come 21 Jump Street e The LEGO Movie. Pur non avendo ancora diretto un blockbuster fantascientifico live action legato a un franchise come Star Wars, avevano già dimostrato di saper maneggiare con disinvoltura progetti ambiziosi e dal forte peso commerciale.

L’accostamento tra il loro stile e Han Solo poteva sembrare insolito, ma proprio per questo risultava affascinante. L’idea di affidare a due autori noti per ritmo, ironia e inventiva visiva un personaggio tanto iconico apriva alla possibilità di un film più audace, capace di trovare una voce distinta all’interno della saga. Un po’ come aveva fatto Rogue One: A Star Wars Story, che nel 2016 aveva introdotto un tono più ruvido e terreno rispetto ad altri capitoli del franchise.

Il cambio di regia che ha cambiato tutto

Quell’equilibrio, però, si è spezzato nel corso della produzione. Dopo circa sei mesi di riprese, Lord e Miller furono allontanati dal progetto e sostituiti da Ron Howard. La motivazione ufficiale fu quella delle “differenze creative”, ma attorno alla vicenda emerse anche il racconto di tensioni continue con Kathleen Kennedy, presidente di Lucasfilm.

Gli stessi registi, in una nota, spiegarono che la loro visione e il loro metodo di lavoro non erano allineati con quelli dei partner coinvolti nel film. Da quel momento Solo cambiò traiettoria. Howard prese in mano il progetto, furono effettuate numerose riprese aggiuntive e il film arrivò in sala nel maggio 2018. Il risultato finale, pur non privo di momenti riusciti, non bastò a coprire i costi e si trasformò in uno dei casi più delicati dell’era recente di Star Wars al cinema.

Perché Project Hail Mary riaccende il confronto

A distanza di otto anni, Project Hail Mary ha riportato il discorso su ciò che Solo: A Star Wars Story avrebbe potuto essere. Dopo Solo, Lord e Miller non hanno diretto altri film per un lungo periodo, pur restando attivi come produttori e sceneggiatori in titoli come Spider-Man: Across the Spider-Verse, I Mitchell contro le macchine e Cocaine Bear. Il loro ritorno alla regia è avvenuto proprio con un nuovo blockbuster fantascientifico tratto dal bestseller di Andy Weir.

Solo: A Star Wars Story, il successo di Project Hail Mary riapre il grande rimpianto su Lord e Miller

In questo senso, Project Hail Mary appare quasi come una seconda occasione: un grande racconto spaziale, sostenuto da un budget importante, ma senza il peso di un universo narrativo rigidamente codificato come quello di Star Wars. Il film segue Ryland Grace, interpretato da Ryan Gosling, un insegnante che si risveglia a bordo di un’astronave, a centinaia di anni luce dalla Terra, e deve ricostruire quanto accaduto per tentare di salvare il pianeta e sé stesso.

Il tono mescola fantascienza, avventura, azione e umorismo, mettendo in evidenza proprio alcune caratteristiche che da sempre definiscono il cinema di Lord e Miller. Ed è qui che il confronto con Solo torna inevitabile.

L’umorismo, il cuore e quella scintilla che mancava a Han Solo

Pur essendo due film molto diversi, Project Hail Mary mostra con chiarezza come Lord e Miller sappiano muoversi dentro una grande storia di genere senza rinunciare a leggerezza, ritmo e personalità. È una combinazione che, nel caso di Han Solo, avrebbe potuto risultare particolarmente adatta.

Han è un personaggio costruito su sarcasmo, fascino, improvvisazione e spirito da canaglia. In teoria, pochi registi sembravano più compatibili con una figura del genere. Solo mantiene una vena avventurosa e alcuni momenti divertenti, ma non arriva mai davvero a esprimere fino in fondo quell’energia imprevedibile che ci si poteva aspettare da Lord e Miller.

Lo stesso discorso vale per la componente emotiva. In Project Hail Mary, il rapporto tra Grace e Rocky, il suo improbabile compagno alieno, diventa il cuore pulsante del racconto. In Solo esisteva una possibilità simile attraverso il legame tra Han e Chewbacca, una delle amicizie più iconiche di tutta la saga. Eppure il film, pur raccontando il loro incontro, non sembra spingere quella relazione fino al suo pieno potenziale emotivo.

Anche sul piano visivo si intravede un’altra strada

C’è poi l’aspetto strettamente spettacolare. Lord e Miller hanno sempre mostrato un gusto marcato per l’immaginazione visiva e per un uso della CGI che non si limita a sostenere l’azione, ma punta a creare meraviglia. Project Hail Mary conferma questa inclinazione e valorizza lo spazio come ambiente narrativo e visivo.

Guardando a un’impostazione di questo tipo, viene naturale pensare a quanto Solo avrebbe potuto osare di più, soprattutto in sequenze come la corsa di Kessel. Il film uscito nelle sale resta funzionale e a tratti coinvolgente, ma in più di un passaggio sembra attenersi a una linea più prudente, quasi troppo rispettosa di una formula già nota.

In fondo, è proprio questo il rimpianto che continua a circondare Solo: A Star Wars Story: non tanto l’idea di un film sbagliato in partenza, quanto quella di un’opera che avrebbe potuto avere più slancio, più identità e più coraggio. Il riscontro ottenuto da Project Hail Mary riporta in primo piano la stessa domanda: che cosa sarebbe diventato l’esordio cinematografico di Han Solo se Phil Lord e Chris Miller avessero avuto davvero la possibilità di portare fino in fondo la loro visione?

Solo: A Star Wars Story, il successo di Project Hail Mary riapre il grande rimpianto su Lord e Miller
Solo: A Star Wars Story, il successo di Project Hail Mary riapre il grande rimpianto su Lord e Miller HUB Star Wars
Questo articolo fa parte della categoria Star Wars. Per leggere tutti i nostri articoli su Star Wars clicca qui.
Kinguin

Unisciti a noi!

Entra nel nostro gruppo Telegram per discutere di questa notizia!

Leggi anche

Potrebbe interessarti