Non è comune imbattersi in una recensione negativa scritta da chi ha accumulato quasi 30.000 ore su un singolo videogioco. Eppure è esattamente quello che sta facendo discutere attorno a Cities: Skylines, protagonista di un caso curioso emerso tra Steam e Reddit. Da una parte c’è un numero impressionante, quasi difficile da immaginare per un titolo in single player; dall’altra una valutazione durissima, che trasforma la passione di lungo corso in una critica senza mezzi termini.
Il risultato è una situazione paradossale, a metà tra esasperazione autentica e ironia, che ha finito per attirare l’attenzione di molti giocatori.
Quasi 30.000 ore su Cities: Skylines
La recensione in questione riporta 29.926,3 ore di gioco registrate su Cities: Skylines. Un totale talmente alto da risultare fuori scala anche per gli standard dei giochi più longevi, soprattutto considerando che si tratta di un’esperienza che, almeno sulla carta, non appartiene al mondo dei live service competitivi o dei grandi MMO.
Naturalmente il dato va letto con una certa cautela. Un conteggio simile non implica necessariamente che tutte quelle ore siano state trascorse in modo attivo davanti allo schermo. È possibile che il gioco sia rimasto aperto in background per lunghi periodi, magari mentre l’utente faceva altro. Ma anche ipotizzando che soltanto una parte di quel tempo sia stata effettivamente dedicata al gioco, il risultato resterebbe comunque eccezionale.
È proprio questo elemento a rendere il caso così interessante. Anche riducendo sensibilmente il totale, si tratterebbe comunque di un investimento di tempo enorme, ben oltre ciò che si vede normalmente persino tra i giocatori più assidui.
Il calcolo che rende l’idea
A dare ulteriore peso al caso è stato anche un calcolo condiviso online: se quelle quasi 30.000 ore fossero effettivamente attendibili, significherebbe una media superiore alle sette ore al giorno, ogni giorno, per circa undici anni dal lancio del gioco. Una quantità di tempo che ricorda quasi un lavoro a tempo pieno.
Anche tenendo conto della possibilità che molte sessioni siano state lasciate inattive, il quadro resta impressionante. Non si parla di una presenza occasionale, ma di una frequentazione costante e prolungata nel tempo. A rafforzare questa impressione c’è anche un altro dettaglio: nelle due settimane precedenti alla pubblicazione della recensione risultavano registrate circa 68,3 ore di attività, segno che l’utente continuava comunque a dedicare parecchio tempo al gioco.
Questo rende la vicenda ancora più singolare. Non si tratta del commento di chi ha abbandonato da tempo il titolo, ma del giudizio di qualcuno che, in un modo o nell’altro, continua a gravitargli attorno con continuità.
La recensione negativa che ha acceso la discussione
La recensione, pubblicata l’11 aprile 2026, usa toni molto duri. Il bersaglio principale è il rapporto tra aggiornamenti ufficiali e mod, descritto come la vera origine della frustrazione accumulata nel tempo. Secondo il giocatore, le mod sarebbero indispensabili per rendere Cities: Skylines davvero godibile, mentre il gioco base verrebbe percepito come troppo piatto.
Nel testo si legge: “Gli aggiornamenti costanti rovinano completamente il gioco se si utilizzano mod. E le mod sono essenziali, poiché la versione originale è talmente insipida da risultare insopportabile. Paradox sembra ossessionata dai colori pastello da cartone animato e dagli edifici che appaiono assurdamente ridicoli. Il continuo monopolizzare le patch ha reso questo il gioco più frustrante e rabbioso che abbia mai giocato in tutta la vita”.
Al di là dell’esagerazione evidente, il punto centrale della critica è chiaro: per questo utente il continuo intervento sul gioco avrebbe compromesso l’equilibrio costruito nel tempo con l’uso delle mod, trasformando l’esperienza in qualcosa di irritante più che coinvolgente.
Tra rabbia autentica e ironia
È difficile stabilire fino a che punto la recensione vada presa alla lettera e quanto, invece, giochi volutamente sul contrasto tra il numero mostruoso di ore accumulate e il giudizio finale. Proprio questa ambiguità è parte del suo fascino. C’è il sospetto che dietro ci sia una buona dose di ironia, tipica di chi continua a tornare su un gioco anche mentre ne denuncia tutti i difetti.
In fondo, casi simili non sono rari nel mondo videoludico: più un titolo entra nelle abitudini quotidiane di un giocatore, più può diventare oggetto di un rapporto contraddittorio, fatto insieme di dipendenza, affetto e insofferenza. Qui, però, tutto viene amplificato da un dato semplicemente enorme.
Ed è forse proprio questo il dettaglio più divertente dell’intera vicenda: una recensione così feroce riguarda un gioco che, nel complesso, continua a essere considerato uno dei city builder più apprezzati degli ultimi anni. Il contrasto è ancora più netto se si pensa che Cities: Skylines viene spesso giudicato in modo più favorevole rispetto al sequel uscito nel 2023.
Un caso che racconta bene il rapporto tra giocatori e giochi infiniti
Al di là della singola recensione, il caso dimostra quanto il legame tra i giocatori e i titoli più longevi possa diventare complicato. Un gioco frequentato per anni non è più soltanto un passatempo: diventa abitudine, rifugio, ossessione e, a volte, anche fonte di frustrazione costante.
Nel caso di Cities: Skylines, queste quasi 30.000 ore raccontano molto più di una semplice statistica. Raccontano un rapporto estremo con un gioco capace di tenere incollati per anni e, allo stesso tempo, di generare un livello di insofferenza tale da sfociare in una delle recensioni più paradossali viste su Steam negli ultimi tempi.







