Il nuovo lancio militare di SpaceX legato al programma GPS statunitense non partirà più nelle prime ore di lunedì 20 aprile, come inizialmente previsto. La missione è stata infatti rinviata a martedì 21 aprile 2026 per condizioni meteo sfavorevoli al recupero del primo stadio. A bordo del Falcon 9 ci sarà il satellite GPS III SV10, l’ultimo della serie GPS III, destinato alla U.S. Space Force. La diretta sarà trasmessa da SpaceX attraverso i propri canali ufficiali.
Nuovo orario del decollo e diretta streaming
La finestra di lancio aggiornata si aprirà alle 2:53 del mattino ora della costa est degli Stati Uniti di martedì 21 aprile, cioè alle 06:53 UTC e alle 08:53 ora italiana. La finestra utile durerà circa quindici minuti. SpaceX ha già attivato la pagina della missione e ha comunicato il rinvio sui propri canali, spiegando che la modifica del calendario è legata al meteo nell’area prevista per il recupero del booster.
Per chi vuole seguire l’evento dal vivo, il riferimento resta la copertura ufficiale di SpaceX, disponibile sul sito dell’azienda e sul suo account X. È uno di quei lanci che, pur avendo un profilo meno spettacolare di una missione con equipaggio, ha un peso strategico notevole: non soltanto perché riguarda un satellite militare, ma anche perché chiude una fase importante dell’ammodernamento della costellazione GPS americana.
Perché il GPS III SV10 è così importante
Il carico utile della missione è il GPS III SV10, cioè il decimo e ultimo satellite del blocco GPS III realizzato da Lockheed Martin. Questa generazione è stata progettata per offrire una precisione tripla rispetto alle versioni precedenti e una resistenza al disturbo del segnale fino a otto volte superiore, oltre a migliorare l’affidabilità del servizio di posizionamento, navigazione e sincronizzazione sia per gli impieghi militari sia per quelli civili. Con questo volo si chiude quindi la prima grande fase del programma GPS III, prima del passaggio alla linea successiva GPS IIIF.
C’è anche un dettaglio tecnico che può creare un po’ di confusione. La Space Force indica il lancio come missione GPS III-8, ma il satellite trasportato è SV10. In pratica, la sigla della missione di lancio e quella del veicolo spaziale non coincidono, ma la sostanza non cambia: il Falcon 9 porterà in orbita l’ultimo elemento della famiglia GPS III.
Il cambio di razzo dopo i problemi di Vulcan
In origine il satellite non doveva volare con SpaceX. La U.S. Space Force aveva infatti assegnato la missione al Vulcan Centaur di United Launch Alliance, ma a marzo ha deciso di spostarla su Falcon 9 mentre prosegue l’indagine sulle anomalie riscontrate nei booster a propellente solido del razzo Vulcan. Nello stesso comunicato, la Space Force ha spiegato che la missione USSF-70, inizialmente prevista con un vettore SpaceX, passerà invece a Vulcan, con lancio non prima dell’estate 2028.
La scelta è significativa anche sul piano operativo. Per la Space Force, infatti, questo cambio di vettore serve a garantire la consegna del satellite senza allungare ulteriormente i tempi, in una fase in cui il rinnovamento della costellazione viene considerato prioritario. È anche una dimostrazione della flessibilità richiesta oggi ai programmi di lancio militari, dove il fattore tempo conta quasi quanto il razzo scelto.
Come si svolgerà la missione
Se il decollo avverrà regolarmente, il primo stadio del Falcon 9 — il booster B1095, al suo settimo volo — tenterà l’atterraggio sulla nave drone Just Read the Instructions nell’Atlantico circa otto minuti e mezzo dopo il lancio. Il secondo stadio proseguirà invece verso l’orbita terrestre media, la quota operativa tipica dei satelliti GPS, con il rilascio del carico utile previsto circa 90 minuti dopo il decollo.
Non è un lancio destinato a fare rumore come una missione lunare o un volo con astronauti, ma il suo peso è notevole. Con GPS III SV10, SpaceX e la U.S. Space Force chiudono un capitolo importante della navigazione satellitare americana, e lo fanno con un volo che unisce valore strategico, riuso del booster e un altro tassello della collaborazione ormai stretta tra l’azienda di Elon Musk e il settore spaziale militare statunitense.
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