Michael, tutte le assenze che pesano davvero nel biopic su Michael Jackson

Il biopic Michael arriva dopo rinvii e riscritture, ma a colpire sono soprattutto le assenze: Janet, Paris, Randy, Rebbie, Diana Ross e il caso Jordan Chandler.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

Il biopic Michael è arrivato nelle sale il 24 aprile 2026 dopo una lavorazione complicata, segnata da rinvii, riscritture e costose riprese aggiuntive. Il film, con Jaafar Jackson nel ruolo del cantante e con Colman Domingo e Nia Long nel cast, doveva inizialmente uscire il 18 aprile 2025, poi era stato spostato al 3 ottobre 2025 prima di approdare alla data definitiva.

A rendere il progetto ancora più delicato non sono stati soltanto i problemi produttivi. Attorno a Michael si sono infatti accumulate anche diverse prese di distanza, soprattutto dentro e attorno alla famiglia Jackson. In alcuni casi si è trattato di una scelta esplicita di non comparire nel film; in altri, di un coinvolgimento minimo o di scene girate e poi eliminate in fase finale. Il risultato è un biopic che porta con sé assenze molto evidenti.

Un film cambiato strada nel corso della produzione

Il nodo più pesante riguarda il terzo atto. Secondo quanto ricostruito da People e da Variety, il film includeva inizialmente riferimenti alle accuse di abuso sessuale emerse nel 1993 e alla vicenda legata a Jordan Chandler, ma quella parte è stata rimossa dopo la scoperta di una clausola contrattuale che impediva di rappresentare o citare i Chandler in opere di questo tipo. La revisione ha imposto nuove riprese, ha fatto lievitare i costi di altri 10-15 milioni di dollari e ha cambiato anche la chiusura del racconto, che ora si ferma al 1988, prima che quelle accuse diventassero pubbliche. Jackson ha sempre negato gli abusi, e l’estate continua a respingere le accuse.

Questo spiega perché oggi sia più corretto parlare di assenze significative che di semplici rifiuti. Non tutti i nomi citati attorno al film hanno detto no nello stesso modo, ma diversi tasselli importanti della vita di Michael Jackson sono rimasti fuori, per scelta personale, per contrasti o per ragioni legali.

Janet Jackson è la rinuncia più visibile

Tra i casi più discussi c’è quello di Janet Jackson. La cantante non compare nel film e non ha partecipato alla prima di Hollywood. A chiarire la situazione è stata La Toya Jackson, che sul red carpet ha spiegato che Janet era stata contattata per essere rappresentata sullo schermo, ma aveva preferito declinare. È un’assenza che pesa, perché Janet resta una delle figure più importanti e riconoscibili dell’intera famiglia Jackson.

La sua mancata presenza ha inevitabilmente attirato attenzione anche per il valore simbolico del gesto. In un film che punta a raccontare l’ascesa di Michael attraverso il contesto familiare, lasciare fuori una figura così nota non può passare inosservato, soprattutto perché la scelta è arrivata direttamente da lei.

Randy e Rebbie restano fuori dal racconto

Anche Randy Jackson e Rebbie Jackson non sono presenti nel film. Diversi resoconti americani hanno sottolineato che entrambi restano fuori dalla ricostruzione cinematografica, mentre la stampa di Los Angeles ha ricordato anche l’assenza di Rebbie alla première insieme a Janet e Paris. In questo caso non risultano spiegazioni pubbliche articolate come quelle emerse per Janet o Paris, ma l’effetto è lo stesso: il ritratto familiare offerto da Michael appare inevitabilmente parziale.

Paris Jackson ha preso nettamente le distanze

Molto più esplicita è stata Paris Jackson. La figlia di Michael non ha partecipato alla première e, già nel 2025, aveva chiarito sui social di non avere un ruolo reale nel progetto. Aveva letto una prima bozza della sceneggiatura e aveva inviato osservazioni critiche, ma in seguito ha spiegato di essersi tirata fuori perché i suoi rilievi non erano stati recepiti. In più, aveva contestato l’idea che il film fosse stato realizzato con il suo sostegno, definendosi di fatto estranea al progetto.

La sua posizione è diventata ancora più netta quando ha criticato il taglio del biopic, giudicato troppo accomodante verso una parte del fandom del padre. È forse la presa di distanza più forte tra quelle emerse pubblicamente, perché non riguarda solo la partecipazione personale, ma anche il modo in cui Michael sceglie di raccontare il suo protagonista.

Il caso Diana Ross è diverso, ma resta significativo

Diverso è il discorso su Diana Ross. L’attrice Kat Graham aveva effettivamente girato scene nei suoi panni, ma quei momenti sono stati tagliati dal montaggio finale per non meglio precisate “considerazioni legali”, come ha spiegato la stessa Graham. Ross, quindi, non risulta una persona che abbia pubblicamente rifiutato di partecipare: il suo caso riguarda piuttosto un’eliminazione successiva, che però resta importante perché Ross fu una figura centrale nell’orbita artistica di Michael Jackson, soprattutto negli anni Motown.

Jordan Chandler è l’assenza che ha cambiato tutto

L’assenza più determinante, però, è quella di Jordan Chandler. Non solo perché il suo nome non compare nel film, ma perché la sua esclusione ha costretto la produzione a ripensare l’intera parte finale. Secondo People, il biopic avrebbe dovuto includere il raid a Neverland e l’impatto delle accuse del 1993 sulla vita di Jackson, ma quella linea narrativa è stata cancellata quando è emersa la clausola che vietava la drammatizzazione del caso. Da quel momento, Michael ha cambiato forma e si è trasformato in un racconto che preferisce chiudersi sull’apice del successo.

Alla fine, più che un semplice elenco di rifiuti, quello che emerge è il profilo di un film profondamente segnato da ciò che non mostra. Alcune assenze derivano da decisioni personali, altre da contrasti interni, altre ancora da limiti legali. Ma tutte, in modi diversi, contribuiscono a definire il volto finale di Michael.

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Kinguin

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