Tim Cain, uno dei nomi più importanti nella storia dei giochi di ruolo occidentali, ha lasciato intendere di non aver ancora chiuso del tutto con lo sviluppo. Nel video pubblicato per il terzo anniversario del suo canale YouTube, lo sviluppatore ha spiegato che lo spazio per nuovi racconti sul settore si sta riducendo e che il canale potrebbe avvicinarsi alla conclusione. In mezzo a questa riflessione, però, è arrivata la frase che ha subito attirato l’attenzione degli appassionati: Cain pensa di voler realizzare ancora un gioco prima del suo secondo ritiro.
Un messaggio che pesa più di quanto sembri
La dichiarazione conta soprattutto per il momento in cui arriva. Negli ultimi anni Cain è diventato una presenza molto seguita anche fuori dai videogiochi che ha firmato, grazie a un canale usato per raccontare il lavoro di sviluppo, gli errori dell’industria e gli episodi, divertenti o meno, della propria carriera. Proprio per questo le sue parole sul possibile stop ai video e su un ultimo progetto hanno avuto un’eco immediata: non sembrano il commento estemporaneo di un autore qualunque, ma l’uscita di scena, almeno parziale, di una figura che ha attraversato più epoche del gioco di ruolo per PC.
Cain, del resto, non è ricordato soltanto per Fallout. Dopo l’esperienza in Interplay, dove fu tra i principali artefici del primo capitolo, lasciò l’azienda nel 1998 e contribuì a fondare Troika Games. Da lì sarebbero usciti titoli diventati di culto come Arcanum: Of Steamworks & Magick Obscura, The Temple of Elemental Evil e Vampire: The Masquerade – Bloodlines, giochi spesso imperfetti ma ancora oggi molto amati per ambizione e profondità. In seguito avrebbe lavorato anche a WildStar e, anni dopo, sarebbe entrato nell’orbita di Obsidian, aggiungendo il suo nome a progetti come Pillars of Eternity, Tyranny e The Outer Worlds.
Il ritorno in Obsidian rende tutto più interessante
A rendere la situazione ancora più curiosa c’è il fatto che Cain sia tornato a lavorare a tempo pieno e in presenza in Obsidian Entertainment alla fine del 2025, dopo un periodo di semi-ritiro e consulenze esterne. Lo ha spiegato lui stesso nei mesi scorsi, chiarendo di non essere rientrato come director o responsabile di un singolo progetto, ma in un ruolo più trasversale e profondo, esclusivamente per Obsidian. È un dettaglio non secondario, perché lega quasi automaticamente ogni ipotesi sul suo “ultimo gioco” al progetto segreto su cui lo studio sta lavorando.
Su questo punto, però, Cain è stato molto netto. Quando ha annunciato il ritorno in Obsidian, ha anche detto di non poter parlare del gioco a cui sta lavorando per via di un accordo di riservatezza. E soprattutto ha aggiunto una frase che serve a raffreddare subito le fantasie più facili: non vale la pena provare a indovinare, perché con ogni probabilità nessuno ci riuscirà. È un modo diretto per prendere le distanze da teorie fin troppo prevedibili, a partire da quelle che chiamano in causa un eventuale Fallout: New Vegas 2 o altri ritorni a marchi storici.
Più che una promessa, un indizio sul suo stato d’animo
La frase sull’ultimo gioco non va comunque letta come un annuncio formale. Cain non ha parlato di un progetto già presentato, né ha dato certezze assolute. Il tono sembra quello di chi sta valutando seriamente un’ultima corsa, ma senza trasformarla ancora in una promessa pubblica. In questo senso, il passaggio è forse più interessante sul piano umano che su quello strettamente industriale: racconta un autore che percepisce la fine di una lunga fase, ma che non ha ancora perso del tutto il desiderio di costruire qualcosa.
Anche perché il suo rapporto con l’industria, negli ultimi tempi, è apparso più cauto. In altri interventi recenti, Cain ha mostrato una certa stanchezza verso l’idea di arricchire altri con proprietà intellettuali create da lui, e non ha lasciato trasparire grande entusiasmo né per il recupero delle vecchie serie né per l’idea di lanciarsi in una nuova IP da zero. Questo rende ancora più enigmatico il suo possibile ultimo progetto: potrebbe non essere ciò che i fan si aspettano, e forse è proprio questo il punto.
Una figura che continua a pesare nel genere
Qualunque forma prenderà questo eventuale gioco, il solo fatto che Cain ne stia parlando basta a riaccendere l’attenzione. Il suo percorso attraversa oltre tre decenni di storia del medium, dai primi anni in Interplay fino ai lavori più recenti con Obsidian, passando per Troika e per alcuni dei giochi di ruolo più discussi e influenti della loro epoca. Non sorprende, quindi, che anche una frase breve basti a generare aspettative.
Per ora, l’unica certezza è che Tim Cain non sembra pronto a considerare chiuso il discorso. Il canale YouTube può anche avviarsi verso il tramonto, ma sul fronte creativo una porta resta ancora socchiusa. E per uno degli autori che hanno contribuito a definire il linguaggio del GDR occidentale, l’idea di un’ultima opera ha già un peso che va ben oltre la semplice curiosità del momento.







