Il nuovo adattamento cinematografico di Resident Evil ha già iniziato a mostrare la sua direzione, e il primo elemento che emerge con forza è il tipo di orrore scelto da Zach Cregger. Sony Pictures si prepara infatti ad aprire una nuova fase del franchise, dopo i sei film della saga precedente e dopo il reboot del 2021, Resident Evil: Welcome to Raccoon City, che aveva provato a portare sullo schermo la storia dei primi due videogiochi senza ottenere i risultati sperati.
Questa volta l’approccio sembra diverso. Invece di riprendere direttamente trama e personaggi dei capitoli videoludici, il film racconterà una storia originale ambientata nello stesso universo, con un taglio che punta meno sulla semplice nostalgia e più su un’immersione horror personale e disturbante. In uscita il 18 settembre, il progetto vedrà Austin Abrams nel ruolo di Bryan, un corriere medico che finisce coinvolto nell’epidemia del T-virus scoppiata a Raccoon City.
Un Resident Evil più libero e meno legato ai giochi
La scelta di costruire una vicenda inedita segna una svolta importante per la saga cinematografica. Bryan non è uno dei protagonisti storici del franchise, ma un personaggio nuovo che si muove dentro uno scenario già noto agli appassionati. Il suo percorso lo porta nel pieno del disastro biologico che ha travolto Raccoon City, costringendolo a lottare per la sopravvivenza in un contesto che, almeno da quanto si intravede, vuole sorprendere anche chi conosce bene la serie.
Il progetto si inserisce così in una fase delicata per Resident Evil al cinema. Dopo anni di adattamenti contestati e un reboot incapace di rilanciare davvero il marchio, Sony sembra voler affidare al film di Cregger il tentativo più credibile per restituire forza al lato survival horror del franchise Capcom.
Il primo mostro: una figura enorme e spaventosa nelle fogne
Tra le creature già mostrate, quella che colpisce di più è una presenza che Bryan incontra nelle fogne di Raccoon City: un uomo gigantesco, obeso, nudo e calvo, descritto come una visione improvvisa e profondamente destabilizzante.
Cregger ha collegato l’aspetto di questa figura a Meridiano di sangue di Cormac McCarthy, e in particolare al personaggio del Giudice, evocato come riferimento visivo per la costruzione del mostro. Il richiamo non sembra però tradursi in una semplice citazione estetica: l’idea è quella di trasformare una figura già inquietante sul piano letterario in una presenza corporea, anomala e minacciosa, perfetta per l’atmosfera sporca e claustrofobica delle fogne.
C’è anche un evidente accostamento a Nemesis, soprattutto per la fisicità e per l’impatto visivo, ma il regista ha chiarito che il film non metterà in scena una replica del classico inseguitore dei giochi. Non ci sarà, almeno in questa forma, il “terminator” gigantesco che bracca il protagonista senza tregua. Più che una copia diretta, sembra quindi un piccolo omaggio visivo a una delle icone più note della saga.
La creatura con sei arti potrebbe essere la minaccia principale
Un altro momento centrale del trailer mostra Bryan terrorizzato da una creatura che si trascina fuori da una casa. L’essere ha sei arti e un aspetto che suggerisce una composizione mostruosa, quasi ottenuta dall’unione di più corpi umani. È probabilmente il dettaglio più inquietante mostrato finora.
Su questo punto Cregger ha scelto di non scoprire troppo le carte, ma ha lasciato intendere che nel film esiste una meccanica precisa legata al modo in cui gli infetti interagiscono tra loro. La creatura, inoltre, non sarebbe limitata a una singola apparizione: il regista ha fatto capire che insegue Bryan e che, nel corso della storia, si trasforma ed evolve.
È questo l’aspetto più interessante. Se il mostro delle fogne potrebbe essere un incontro isolato, la creatura multi-arto sembra invece avere il peso della minaccia ricorrente, quasi una variante originale del ruolo che nei giochi è stato di Mr. X in Resident Evil 2 o di Nemesis in Resident Evil 3. Non con la stessa forma, ma con una funzione simile: inseguire il protagonista e diventare il volto più riconoscibile dell’orrore che lo circonda.
Da quanto emerge, si può ipotizzare anche una sorta di connessione tra gli infetti dal T-virus, una dinamica che permetterebbe loro di fondersi o di influenzarsi a vicenda fino a creare organismi più complessi e deformi. È una possibilità che, se confermata, darebbe al film una direzione più personale rispetto ai modelli classici della serie.
Gli zombie ci saranno, ma resteranno sullo sfondo
La scelta forse più sorprendente riguarda proprio gli zombie, da sempre tra gli elementi più riconoscibili di Resident Evil. Nel film, però, non saranno il centro dell’orrore. Cregger ha spiegato che il progetto si concentra molto di più sulle creature strane e surreali, mentre i momenti legati agli zombie saranno soltanto due o tre.
È una decisione che può spiazzare, perché i non morti hanno rappresentato per anni uno dei simboli più forti del franchise. Eppure la logica del regista è chiara: il T-virus non deve limitarsi a produrre zombie, perché il suo potenziale visivo e narrativo permette trasformazioni ben più disturbanti, sia sul corpo umano sia sull’ambiente circostante.
In questo senso, il film non vuole essere semplicemente un altro racconto di contagio o un horror tradizionale con orde di infetti. L’obiettivo sembra piuttosto quello di sfruttare l’universo di Resident Evil per costruire qualcosa di più mutevole, imprevedibile e fisicamente disturbante.
Con queste prime anticipazioni, il nuovo Resident Evil sembra quindi voler puntare meno sui cliché più riconoscibili e più su un immaginario mutante, sporco e instabile. È una strada rischiosa, ma anche quella che potrebbe dare finalmente al franchise cinematografico un’identità più forte e meno derivativa.






