La seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms sembra voler accentuare ancora di più l’elemento che la distingue da Il Trono di Spade e House of the Dragon: una narrazione più raccolta, più vicina ai personaggi e meno legata al destino dell’intero continente. Dopo il debutto del 18 gennaio 2026, la serie ha mostrato subito un’identità diversa all’interno dell’universo creato da George R.R. Martin, e i numeri hanno confermato che il pubblico ha risposto con entusiasmo. HBO ha parlato di una media vicina ai 13 milioni di spettatori per episodio negli Stati Uniti, mentre Warner Bros. Discovery ha successivamente indicato una media globale di 36 milioni per episodio.
Un racconto più piccolo, ma non per questo meno importante
A differenza delle altre due grandi serie ambientate a Westeros, A Knight of the Seven Kingdoms non costruisce la sua forza su guerre dinastiche, massacri e giochi di potere destinati a cambiare il corso dei Sette Regni. Il suo sguardo è molto più ravvicinato. La prima stagione, tratta da Il cavaliere errante, ha introdotto Ser Duncan l’Alto interpretato da Peter Claffey e il giovane Egg, interpretato da Dexter Sol Ansell, seguendo un viaggio che si sviluppa a misura d’uomo, tra incontri, errori e piccoli eventi che però finiscono comunque per incrociare la grande storia di Westeros.
È proprio questa scelta a rendere la serie diversa. Dunk ed Egg non attraversano un mondo osservato soltanto dai nobili e dai signori di casata, ma si muovono anche tra persone comuni, territori periferici e conflitti meno spettacolari, ma più immediati. Il tono resta quello del fantasy di Westeros, ma filtrato attraverso una dimensione più concreta, meno monumentale e più personale.
Ira Parker conferma la direzione della nuova stagione
A chiarire il tono della seconda stagione è stato lo showrunner Ira Parker, che in un’intervista a The Ankler ha definito i nuovi episodi un adattamento fedele di La spada giurata, seconda novella delle avventure di Dunk ed Egg. Parker ha spiegato che il nuovo ciclo sarà persino più “quieto e intimo” del primo, se possibile, confermando quindi la volontà di proseguire lungo una strada narrativa più sobria e concentrata sui rapporti tra i personaggi.
È una scelta che suona quasi controcorrente rispetto all’immagine televisiva più recente di Westeros. Il Trono di Spade ha costruito la sua fama anche sulla continua escalation politica e militare, mentre House of the Dragon ha spinto molto su un tono cupo e feroce. A Knight of the Seven Kingdoms, invece, sembra voler trovare spazio in un’altra zona dell’universo di Martin: quella in cui la tensione nasce meno dalla portata degli eventi e più dal modo in cui i personaggi li attraversano.
La seconda stagione adatterà La spada giurata
Il nuovo capitolo porterà Dunk ed Egg nel Reach, regione colpita da una grave siccità che fa da sfondo alla storia di La spada giurata. È qui che il racconto si restringe ulteriormente, trasformando la crisi dell’acqua e dei diritti sulla terra in un conflitto locale, ma tutt’altro che marginale. Non c’è in gioco il Trono di Spade, eppure c’è tutto quello che serve per mettere alla prova le convinzioni dei protagonisti e il loro rapporto con il mondo che li circonda.
La seconda stagione introdurrà anche tre personaggi centrali della novella: Lady Rohanne Webber, Ser Bennis dello Scudo Marrone e Ser Eustace Osgrey, interpretati rispettivamente da Lucy Boynton, Babou Ceesay e Peter Mullan. Sono ingressi importanti, perché proprio attorno a queste figure ruota il nucleo del nuovo racconto, più ristretto nelle dimensioni ma ricco di attriti personali e politici.
Westeros resta sullo sfondo, ma continua a pesare
Anche se la serie sceglie un taglio più raccolto, non rinuncia del tutto al legame con la storia più ampia dei Targaryen. Egg non è infatti soltanto uno scudiero intraprendente: è Aegon Targaryen, destinato a diventare re. E già la prima stagione aveva mostrato come le vicende di Dunk potessero avere conseguenze ben più grandi di quanto lui stesso immaginasse, a partire dalla morte di Baelor Targaryen durante il processo per combattimento.
È questo uno degli aspetti più riusciti del progetto: raccontare una storia che appare laterale, quasi minore, ma che in realtà continua a sfiorare eventi e figure decisive per il futuro dei Sette Regni. La differenza è che qui la grande politica resta sullo sfondo, mentre in primo piano rimangono i gesti, i dubbi e le scelte di Dunk ed Egg.
Produzione rallentata, ma uscita ancora prevista per il 2027
La lavorazione della seconda stagione ha incontrato anche un ostacolo concreto. Le riprese in Gran Canaria, nella zona della diga di Las Niñas, sono state colpite da forti allagamenti che hanno costretto la produzione a fermarsi e a spostare parte del lavoro in un’altra location in Spagna. Nonostante questo stop, HBO continua a indicare il debutto della stagione per il 2027, data già comunicata al momento del rinnovo ufficiale annunciato nel novembre 2025.
Il quadro, quindi, non sembra compromesso. La serie resta uno dei tasselli principali della strategia HBO legata a Westeros, con un calendario che prevede il ritorno regolare dei vari spin-off nei prossimi anni. In questo contesto, A Knight of the Seven Kingdoms occupa un posto molto preciso: quello della parentesi più misurata, più umana e meno roboante dell’intero franchise.
Nel frattempo, la terza stagione di House of the Dragon debutterà il 21 giugno 2026 su HBO e HBO Max, riportando al centro la guerra civile dei Targaryen. Proprio per questo il ritorno di Dunk ed Egg potrebbe offrire di nuovo un contrasto interessante: meno draghi, meno devastazione su larga scala, ma un racconto che sembra sempre più deciso a puntare sulla delicatezza, sul viaggio e sui personaggi.






