La terza stagione di Good Omens ha chiuso il percorso della serie con un risultato che sta facendo discutere. A poche ore dall’uscita dell’episodio finale su Prime Video, la produzione fantasy ha infatti registrato il punteggio del pubblico più basso mai ottenuto su Rotten Tomatoes. Un dato che pesa, soprattutto per una serie che nelle prime due stagioni aveva costruito un rapporto molto forte con gli spettatori.
Il capitolo conclusivo è composto da un solo episodio di 90 minuti, pensato per mettere la parola fine alla storia di Aziraphale e Crowley. Proprio questa scelta, però, sembra aver lasciato una parte consistente del pubblico insoddisfatta, sia per il ritmo del racconto sia per il modo in cui viene chiuso il rapporto tra i due protagonisti.
Un finale concentrato in 90 minuti
La trama riparte dopo la separazione tra Aziraphale e Crowley, avvenuta nella seconda stagione. Da una parte c’è l’angelo, coinvolto in un compito enorme e legato alla Seconda Venuta; dall’altra il demone che finisce comunque per affiancarlo ancora una volta. Quando Gesù e il Libro della Vita scompaiono, Aziraphale si rivolge infatti a Crowley per cercare il Messia e impedire la fine del mondo.
Sulla carta, gli elementi per un finale intenso e carico di tensione c’erano tutti. Il problema, almeno per molti spettatori e diversi critici, è che un materiale del genere è stato compresso in un formato troppo breve per dare il giusto spazio ai personaggi e alle svolte narrative. La sensazione più ricorrente è quella di una conclusione che corre troppo, come se dovesse chiudere in fretta questioni che avrebbero richiesto un’intera stagione.
Il punteggio del pubblico segna un minimo storico
Secondo i dati riportati da Rotten Tomatoes al momento considerato, la terza stagione di Good Omens si ferma a un 40% di gradimento del pubblico, calcolato su oltre 100 recensioni degli utenti. È il dato più basso mai ottenuto dalla serie, e fotografa con chiarezza il malcontento di una parte consistente della fanbase.
Il punto più contestato sembra essere proprio l’esito del percorso emotivo e narrativo di Aziraphale e Crowley. Per molti spettatori, la chiusura della loro storia non riesce a restituire il peso di quanto costruito negli anni precedenti. Non si tratta soltanto di un giudizio sul finale in sé, ma della percezione che l’intera traiettoria dei due personaggi venga risolta in modo meno incisivo del previsto.
Alcuni commenti hanno comunque riconosciuto al finale l’ambizione di tirare le fila dell’intera serie, ma il tono generale delle reazioni appare decisamente più freddo rispetto al passato. Per uno show che aveva fatto dell’equilibrio tra ironia, sentimento e fantasia il suo punto di forza, è un segnale difficile da ignorare.
Anche la critica si divide, ma l’ultimo episodio resta il meno apprezzato
La risposta della critica non è stata del tutto negativa, ma neppure particolarmente calorosa. L’episodio finale risulta fermo al 60% su Rotten Tomatoes, sulla base di 15 recensioni, diventando così la puntata meno apprezzata dell’intera serie.
Anche in questo caso, il nodo centrale è il ritmo frettoloso. Diversi osservatori hanno evidenziato come il finale sembri condensare troppo materiale in un unico film televisivo, sacrificando inevitabilmente alcune dinamiche narrative. Alcuni critici hanno mostrato una certa comprensione verso il risultato finale, riconoscendo le difficoltà produttive dietro questo capitolo conclusivo. Altri, invece, hanno condiviso la delusione del pubblico, sottolineando come la conclusione del legame tra i protagonisti non sia riuscita a rispettare le aspettative maturate nel tempo.
Il risultato complessivo è quello di un finale che non viene respinto in blocco, ma che appare comunque lontano dal consenso raccolto dalle stagioni precedenti. Ed è proprio questo scarto a rendere ancora più evidente la portata della delusione.
Le controversie attorno a Neil Gaiman hanno segnato la produzione
Sulla terza stagione pesa inevitabilmente anche il contesto che ha accompagnato la sua realizzazione. La produzione è stata segnata dalle accuse di molestie sessuali rivolte a Neil Gaiman da cinque donne, un elemento che ha gettato un’ombra pesante sull’intero progetto.
Gaiman, che aveva scritto tutti gli episodi delle prime due stagioni, non ha mantenuto il ruolo di sceneggiatore principale in questo capitolo conclusivo, pur restando legato al progetto. La regia è stata affidata a Rachel Talalay, mentre la scrittura è passata a Michael Marshall Smith e Peter Atkins. Questo cambio di assetto creativo, unito alle polemiche che hanno investito la serie, sembra aver avuto un impatto sensibile sul risultato finale.
Non è chiaro quanto della conclusione fosse già stato definito in precedenza e quanto, invece, sia stato rielaborato in corso d’opera. Resta però un dato concreto: la terza stagione era inizialmente pensata come un racconto da sei episodi, mentre in seguito è stata ridotta a un solo speciale da 90 minuti. Una trasformazione di questo tipo, da sola, basta a spiegare almeno in parte perché il finale dia l’impressione di essere più compresso del dovuto.
Una chiusura che rischia di ridimensionare l’eredità della serie
Il giudizio negativo emerso nelle prime ore dopo l’uscita dell’episodio finale rischia di lasciare un segno profondo sull’immagine complessiva di Good Omens. La serie, per lungo tempo considerata una delle produzioni fantasy più apprezzate di Prime Video, si trova ora a fare i conti con una conclusione che non ha convinto una parte importante del suo pubblico.
Il vero problema, più ancora dei numeri, è il senso di occasione mancata che accompagna molte reazioni. Quando una serie costruisce nel tempo un legame così forte con i suoi personaggi, il finale finisce inevitabilmente per pesare più di ogni altro episodio. E in questo caso, per molti fan, la chiusura non è stata all’altezza del percorso.
Good Omens resta una serie che ha lasciato il segno, ma il suo ultimo capitolo sembra aver incrinato almeno in parte quel patrimonio di stima accumulato negli anni. Ed è proprio questo, probabilmente, il record più amaro emerso dopo l’uscita della terza stagione.






