Borderlands cambiò volto all’ultimo minuto: la svolta artistica costò 50 milioni di dollari

Il primo Borderlands cambiò stile artistico a sviluppo quasi finito: Take-Two spese 50 milioni di dollari per il restyling che rese il gioco un successo.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Borderlands cambiò volto all’ultimo minuto: la svolta artistica costò 50 milioni di dollari

Oggi è difficile immaginare Borderlands con un’identità visiva diversa da quella che lo ha reso immediatamente riconoscibile. Eppure il primo capitolo della serie, prima di arrivare sul mercato, aveva un aspetto molto più vicino a quello di tanti altri sparatutto dell’epoca. Il tratto stilizzato e quasi da fumetto che avrebbe poi definito il franchise non era affatto scontato, anzi: arrivò dopo una decisione drastica, presa quando il gioco era ormai vicino alla conclusione dello sviluppo.

Quella scelta, come ha raccontato il CEO di Take-Two Strauss Zelnick, non fu solo creativamente rischiosa. Fu anche enormemente costosa. Il cambio di rotta sull’identità artistica del gioco portò infatti a un investimento aggiuntivo di 50 milioni di dollari e a un rinvio di oltre un anno. Una scommessa enorme, che col senno di poi appare decisiva per il successo della saga.

Borderlands all’inizio aveva un look molto diverso

Quando Borderlands emerse per la prima volta nel 2007, il suo aspetto non si distingueva in modo particolare dal panorama visivo dominante di quegli anni. Il gioco si muoveva infatti dentro una tavolozza più cupa e più vicina a quella di altri titoli dell’epoca, con un’impronta che ricordava per atmosfera e tono visivo produzioni come Gears of War o Fallout.

In quel contesto, il progetto rischiava di apparire come uno sparatutto in più in un mercato già pieno di mondi grigi, polverosi e aggressivi. Proprio questo sarebbe stato il nodo centrale della questione: il gioco non sembrava avere un’identità abbastanza forte per emergere davvero.

A un certo punto, quando lo sviluppo era già molto avanzato, all’interno di Take-Two maturò la convinzione che il problema fosse proprio lì. Secondo quanto raccontato da Zelnick in una recente intervista con David Senra, un dirigente si presentò nel suo ufficio con un messaggio molto diretto: lo stile artistico non funzionava, non distingueva il gioco e andava rifatto.

La decisione arrivò quando il gioco era quasi finito

L’aspetto più sorprendente di questa storia è il momento in cui quella scelta venne presa. Zelnick ha spiegato che il gioco sarebbe dovuto uscire circa due mesi dopo. In altre parole, Borderlands era ormai vicino al traguardo, eppure la dirigenza si trovò davanti all’idea di intervenire in modo radicale sul suo impianto visivo.

Non si trattava di ritoccare qualche dettaglio o di alleggerire la palette cromatica. La proposta era quella di rifare il gioco dal punto di vista artistico, abbandonando del tutto il look precedente per adottare una nuova identità. Da lì sarebbe nato il celebre stile cel-shaded che ancora oggi viene associato in modo automatico alla serie.

Secondo Zelnick, quella trasformazione costò a Take-Two 50 milioni di dollari e comportò uno slittamento dell’uscita di oltre un anno. Una decisione che, vista da fuori, poteva sembrare quasi assurda per portata economica e per tempistiche.

Una scelta rischiosa, ma decisiva per il successo

Zelnick ha raccontato di aver approfondito la questione prima di dare il via libera definitivo. Dopo aver valutato la situazione, decise di sostenere il cambiamento. Col passare del tempo, quella scelta si sarebbe rivelata fondamentale.

Il CEO di Take-Two è stato molto netto nel suo giudizio: senza quel cambio di stile, Borderlands non sarebbe diventato un successo. È un’affermazione forte, ma utile a capire quanto la componente visiva sia stata ritenuta cruciale per costruire il valore del marchio.

Il nuovo aspetto del gioco non si limitava a renderlo più bello o più moderno. Lo rendeva soprattutto riconoscibile. In un mercato affollato, l’identità visiva è spesso ciò che permette a un titolo di imprimersi subito nella memoria del pubblico. Borderlands, con il suo tratto marcato e quasi illustrato, riuscì a ottenere proprio questo.

Per Zelnick quasi nessun altro l’avrebbe fatto

Uno degli aspetti più interessanti del racconto riguarda la percezione del rischio. Zelnick ha definito la decisione non ovvia e ha aggiunto di essere convinto che quasi nessun altro nel settore avrebbe scelto la stessa strada. Dal suo punto di vista, un altro dirigente avrebbe potuto tranquillamente dire che il gioco era ormai pronto, che andava pubblicato così com’era e che non aveva senso investire altri 50 milioni di dollari per rifarlo con un altro stile artistico.

Il punto è importante perché mostra bene quanto la scelta fosse lontana da una logica prudente. Non esisteva alcuna garanzia che il nuovo look avrebbe funzionato. A posteriori tutto appare lineare, quasi inevitabile. Ma in quel momento non c’era nessuna certezza che il pubblico avrebbe premiato davvero quella nuova direzione.

Eppure è proprio lì che si è giocata la fortuna del franchise. Dopo essere scomparso per un periodo dalla scena pubblica, Borderlands riapparve nel 2008 con un volto completamente diverso e arrivò infine nel 2009, dando il via a una serie di grande successo.

Un cambio di stile che ha definito tutto il franchise

Oggi quel restyling appare come il momento in cui Borderlands ha trovato davvero sé stesso. Non solo perché ne ha migliorato l’impatto visivo, ma perché ha costruito la sua identità più profonda. Il tono sopra le righe, il mondo esasperato e il carattere quasi fumettistico della saga si legano perfettamente a quella scelta artistica.

In questo senso, i 50 milioni spesi da Take-Two non hanno finanziato soltanto una revisione estetica. Hanno contribuito a creare un marchio capace di distinguersi in modo netto e duraturo. E in un settore dove tanti giochi rischiano di confondersi l’uno con l’altro, trovare un volto unico può valere molto più di quanto sembri.

Fonte: https://www.gamesradar.com

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