IT: Welcome to Derry prepara le prossime stagioni tra paura, fede e amore

IT: Welcome to Derry evolverà nelle prossime stagioni, passando dalla paura alla fede e all’amore secondo Andy e Barbara Muschietti.

Luca Ferraro
Luca Ferraro
Binge-watcher seriale e maniaco della continuity: se una serie fa parlare di sé, sono già al secondo rewatch.

IT: Welcome to Derry continuerà ad ampliare la propria storia nelle prossime stagioni, spostando progressivamente il centro tematico della serie. Dopo una prima stagione costruita attorno alla paura e al modo in cui può essere sfruttata, il progetto HBO ispirato al romanzo It di Stephen King sembra pronto a esplorare nuovi territori, senza perdere il legame con Pennywise e con l’oscurità che avvolge Derry.

La serie horror ha ottenuto un’accoglienza positiva, con un 81% di giudizi favorevoli da parte della critica su Rotten Tomatoes e un 82% dal pubblico. Il piano attuale prevede tre stagioni, con la seconda ambientata intorno al 1935, quindi in un periodo precedente rispetto agli eventi raccontati nella prima.

Il futuro di Welcome to Derry secondo i Muschietti

In un’intervista a IndieWire, Andy Muschietti, co-creatore e regista di IT: Welcome to Derry, ha parlato dell’evoluzione della serie insieme alla sorella Barbara Muschietti, anche lei co-creatrice del progetto. I due hanno spiegato che la prima stagione ruota attorno a un concetto preciso: la militarizzazione della paura.

Per Andy Muschietti, però, questo è solo il primo passaggio. Le stagioni successive affronteranno altri due temi centrali: la militarizzazione della fede e la militarizzazione dell’amore. Si tratta di un’evoluzione ambiziosa, che suggerisce una serie sempre più interessata non solo all’orrore soprannaturale, ma anche alle dinamiche sociali e politiche che permettono alla paura di diffondersi.

La prima stagione, ambientata nel 1962, affronta infatti diverse tensioni tipiche delle piccole comunità americane: razzismo, declino economico e violenza. Derry non viene raccontata soltanto come una città infestata da un’entità mostruosa, ma come un luogo già fragile, segnato da divisioni e inquietudini che Pennywise può sfruttare.

Il coinvolgimento di Stephen King

Uno degli aspetti più importanti della produzione riguarda il coinvolgimento di Stephen King. Barbara Muschietti ha spiegato che lo scrittore è stato molto generoso con il team creativo, leggendo il materiale prima che venisse messo in produzione e offrendo il proprio sostegno al progetto.

Questo rapporto ha permesso alla serie di introdurre elementi nuovi rispetto al romanzo del 1986. Le modifiche non sembrano pensate per allontanarsi dall’essenza di It, ma per espanderne alcuni aspetti, soprattutto quelli legati a Pennywise, alla storia di Derry e alle conseguenze più ampie della presenza del male nella comunità.

La libertà concessa da King consente quindi ai Muschietti di lavorare su un orrore più stratificato. Pennywise resta il centro oscuro della narrazione, ma la serie sembra interessata anche a ciò che accade intorno al mostro: le paure collettive, le manipolazioni, le ferite sociali e il modo in cui una comunità può essere spinta a rivolgersi contro se stessa.

La militarizzazione della paura

Andy Muschietti ha collegato il tema della prima stagione al presente, spiegando che viviamo in un’epoca in cui la paura viene spesso costruita e usata come strumento. L’idea alla base di Welcome to Derry è che non tutto ciò che arriva “dall’alto” debba essere accettato come vero: la paura può essere orchestrata per dividere le persone, renderle diffidenti e più facili da controllare.

Barbara Muschietti ha aggiunto che la militarizzazione della paura è qualcosa contro cui bisogna combattere ogni giorno. In caso contrario, il rischio è soccombere come Derry, una città che nel mondo di It diventa il simbolo di una comunità incapace di riconoscere e respingere il male che la attraversa.

In questo senso, la serie usa Pennywise non solo come creatura horror, ma come manifestazione estrema di un meccanismo più grande. Il mostro si nutre della paura, ma quella paura non nasce mai nel vuoto. Ha radici nella società, nelle istituzioni, nei rapporti personali e nei silenzi collettivi.

Fede e amore nelle prossime stagioni

Le prossime stagioni dovrebbero spostare l’attenzione sulla militarizzazione della fede e dell’amore. Il primo tema potrebbe permettere alla serie di esplorare il rapporto tra superstizione, potere e fanatismo. Pennywise, capace di cambiare forma e di manipolare la percezione delle sue vittime, si presta bene a una narrazione in cui la fede viene usata come strumento di controllo o di panico collettivo.

La militarizzazione dell’amore, invece, apre a possibilità ancora più intime. Potrebbe riguardare i legami familiari, l’amicizia tra i ragazzi, il dolore di un genitore in lutto o le fratture tra persone che si amano. In una storia come It, l’amore è spesso ciò che permette ai personaggi di resistere al male, ma può anche diventare un punto vulnerabile, qualcosa che Pennywise può deformare e usare contro di loro.

Il riferimento ai giovani e alla necessità di opere capaci di lanciare un grido contro il fascismo, come La lunga marcia, conferma l’interesse dei Muschietti per una lettura politica dell’orrore. Welcome to Derry non sembra voler essere soltanto un prequel di It, ma una storia capace di dialogare con paure molto contemporanee.

La serie dovrà ora dimostrare di saper mantenere questo equilibrio: da una parte l’orrore cosmico di Pennywise, dall’altra una riflessione più ampia sulle forze che trasformano paura, fede e amore in strumenti di manipolazione. La prima stagione di IT: Welcome to Derry è disponibile in streaming su HBO Max, mentre una data ufficiale per la seconda stagione non è stata ancora annunciata. Al momento, l’uscita viene ipotizzata tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028.

IT: Welcome to Derry prepara le prossime stagioni tra paura, fede e amore
Kinguin

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