Dopo un avvio promettente ma relativamente discreto con Creature Commandos, il nuovo DC Universe guidato da James Gunn e Peter Safran ha iniziato davvero a prendere forma con Superman. Il film ha avuto il compito più delicato: riaccendere l’interesse del pubblico verso la DC dopo anni complicati, e lo ha fatto puntando su una visione più luminosa, più aperta e più vicina allo spirito classico del personaggio. In un panorama che aveva spesso presentato Superman in chiave cupa e tormentata, vedere un eroe animato da fiducia, gentilezza e ottimismo ha segnato una rottura evidente.
Il risultato è stato un film che ha cercato di restituire al personaggio una dimensione più autentica, quasi da fumetto portato sul grande schermo senza timore dei colori, delle emozioni nette e di una costruzione più idealista. Ma il punto più interessante, guardando al futuro del DCU, è che Superman non sembra essere stato pensato come un modello rigido da replicare in ogni progetto successivo.
Niente formula unica: ogni progetto segue la propria identità
James Gunn ha chiarito più volte che il tono adottato in Superman rispondeva alle esigenze di quel personaggio e di quella storia specifica. Non era, quindi, un manifesto estetico da imporre a tutto il nuovo universo condiviso. Anzi, la direzione sembra essere l’opposto: lasciare ai singoli registi la possibilità di costruire un linguaggio coerente con il materiale che stanno affrontando.
È una scelta che potrebbe rivelarsi decisiva. Invece di inseguire un’uniformità forzata, il DCU sembra voler valorizzare differenze di tono, genere e atmosfera. Craig Gillespie, al lavoro su Supergirl, e Mike Flanagan, coinvolto in Clayface, non sono chiamati a imitare Superman, ma a trovare la forma più adatta ai loro progetti. Questo approccio, almeno sulla carta, permette all’universo DC di evitare una delle insidie più comuni dei franchise molto estesi: diventare prevedibili.
Supergirl e Lanterns: due strade molto diverse
Proprio i prossimi titoli mostrano bene questa linea. Supergirl, atteso nelle sale il 26 giugno, viene descritto come un’opera più vicina alla space opera, con una componente avventurosa e spettacolare più marcata. Il paragone richiamato è quello con Guardiani della Galassia: una miscela di azione, visioni cosmiche, ritmo sostenuto e temi legati alla famiglia ritrovata.
Lanterns, invece, previsto su HBO dal 16 agosto, si muove in una direzione quasi opposta. Il tono evocato è quello del mistery noir, più cupo, più terreno e più vicino a certi drammi investigativi televisivi. I riferimenti richiamati, come True Detective e Mare of Easttown, bastano a chiarire il tipo di atmosfera che la serie sembra voler costruire: meno meraviglia cosmica, più tensione, indagine e oscurità.
Questa distanza tra i due progetti non appare come una contraddizione. Al contrario, è forse il segnale più chiaro della strategia in corso. Il DCU non vuole essere un contenitore in cui tutto ha lo stesso sapore, ma uno spazio in cui personaggi molto diversi possano vivere storie altrettanto diverse.
Clayface porta il DCU verso l’horror
Il cambio di registro continuerà anche più avanti nell’anno con Clayface, previsto per il 23 ottobre. In questo caso la direzione sembra ancora più netta, perché il film viene presentato come il primo vero ingresso del DCU nell’horror. L’idea di raccontare le origini tragiche del villain di Batman con una sensibilità da body horror suggerisce una volontà precisa di osare, anche sul piano visivo e tonale.
Le impressioni emerse finora lo avvicinano a opere come The Substance, con un immaginario più estremo, deformato e disturbante. È una scelta che potrebbe dividere, ma che contribuisce a dare al progetto un’identità forte. Ed è proprio questo uno degli aspetti più promettenti del nuovo corso: anche quando un titolo dovesse non convincere del tutto, almeno rischia di lasciare un segno proprio perché tenta una strada diversa.
Il caso Lanterns e il valore del rischio
Tra i progetti più discussi c’è proprio Lanterns. Il teaser ha suscitato diverse perplessità, soprattutto per un’estetica considerata da alcuni troppo spenta, lenta e poco legata all’immaginario più classico delle Lanterne Verdi. Per chi è abituato a vedere il Green Lantern Corps come una forza di polizia intergalattica immersa tra alieni, pianeti remoti e battaglie cosmiche, la scelta di un racconto più terrestre e investigativo può sembrare limitante.
Eppure il punto, qui, non è tanto stabilire subito se Lanterns funzionerà oppure no. Il punto è che il DCU sembra disposto a tentare operazioni forti, anche a costo di disorientare una parte del pubblico. In un universo condiviso che vuole durare nel tempo, questo coraggio può valere più della prudenza.
Un universo che vuole allargarsi davvero
Lo stesso discorso vale per gli altri progetti già emersi. James Mangold sta lavorando a uno Swamp Thing dai toni gotici, mentre il film con Bane e Deathstroke sembra orientato verso una formula da buddy movie ambientata a Gotham. Intanto, un film bellico su Sgt. Rock e il progetto corale dedicato a The Authority restano in sviluppo, anche se ancora senza un percorso del tutto lineare.
Il semplice fatto che questi titoli continuino a esistere nei piani del DCU dice molto. Gunn e Safran non sembrano interessati a costruire un universo fatto soltanto dei nomi più sicuri e più spendibili. Al contrario, stanno mostrando la volontà di scommettere anche su personaggi meno centrali e su formule meno scontate.
Per il momento, è forse questo il segnale migliore. Più ancora dei singoli trailer o delle prime impressioni, ciò che rende interessante il nuovo DCU è la sensazione che non voglia assomigliare sempre a se stesso. Se manterrà questa libertà di tono e di genere, potrebbe davvero evitare quella stanchezza da formula che spesso colpisce i grandi universi narrativi quando iniziano a ripetersi.
HUB DC UniverseQuesto articolo fa parte della categoria DC Universe. Per leggere tutti i nostri articoli sul DC Universe clicca qui.






