Backrooms, tutti gli Still Life del film A24: i veri mostri non sono quelli che i fan si aspettavano

Gli Still Life sono i veri mostri di Backrooms: copie deformate di persone reali, tra rabbia repressa, traumi e minacce letali.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

Backrooms sta conquistando il pubblico con un horror cupo, claustrofobico e dominato da creature inquietanti. Molti fan, analizzando i trailer, pensavano che il film avrebbe puntato soprattutto sulla celebre entità nota come Life Form, una delle presenze più riconoscibili dell’immaginario legato alle Backrooms. La scelta di A24 e del regista Kane Parsons, però, è andata in una direzione diversa: al centro della storia ci sono gli Still Life, repliche disturbanti di persone reali generate dal labirinto stesso.

Queste entità non sono semplici mostri. Sono copie imperfette, deformate, spesso legate alle paure, alla rabbia e ai traumi dei personaggi che imitano. Proprio per questo risultano più difficili da interpretare: alcune sono letali, altre quasi passive, ma tutte sembrano riflettere qualcosa di profondamente umano e, allo stesso tempo, innaturale.

Cosa sono gli Still Life in Backrooms

Gli Still Life erano già comparsi in Found Footage #3, episodio della serie online originale di Kane Parsons dedicata alle Backrooms. Rispetto alla Life Form, queste creature appaiono più intelligenti e capaci di imitare gesti umani. Possono bussare alle porte, accendere interruttori e comportarsi come persone, ma dietro quei movimenti familiari si nasconde qualcosa di profondamente sbagliato.

Nel film, gli Still Life non restano sullo sfondo. La loro presenza è evidente, fisica, spesso minacciosa. Alcuni inseguono le vittime, altri sembrano limitarsi a esistere all’interno del complesso, come figure spezzate, incomplete, sospese tra imitazione e incubo. Il loro ruolo rende Backrooms meno legato al classico monster movie e più vicino a un horror esistenziale, dove la minaccia nasce anche dall’idea di essere copiati male da un luogo incomprensibile.

Cap’n Clark, lo Still Life più pericoloso

La creatura più letale vista in Backrooms è senza dubbio quella che replica Clark, interpretato da Chiwetel Ejiofor, mentre indossa il costume pubblicitario di Cap’n Clark. Fin dalle prime sequenze, questo Still Life viene presentato come una minaccia concreta: uccide un ricercatore Async e, più avanti, trascina Bobby, interpretato da Finn Bennett, nelle profondità del complesso, lasciando dietro di sé soltanto una scia di sangue.

Il rapporto tra Clark e la creatura è però più ambiguo. Lo Still Life non lo ferisce subito. Al contrario, permette al proprietario del negozio di attraversare con lui le Backrooms per settimane senza subire danni. Questa strana tolleranza suggerisce un legame distorto tra l’uomo e la sua copia.

Il problema è che la creatura non replica solo l’aspetto di Clark. Ne assorbe anche la rabbia. Quando Clark prova a impedirle di fare del male a Mary, quella violenza repressa esplode. Il risultato è una delle scene più brutali del film, abbastanza intensa da giustificare la classificazione R. Anche se Async riesce infine a sottomettere la creatura e a proseguire i propri piani di mappatura delle Backrooms, la sua cattura non cancella il pericolo rappresentato dagli Still Life.

Mary e la nascita di una nuova minaccia

Il finale di Backrooms introduce un’altra presenza inquietante: lo Still Life di Mary, interpretata da Renate Reinsve. Mentre Async interroga la vera Mary, il film torna nel complesso e mostra la sua copia seduta immobile, con volto e mani deformati.

La scena suggerisce la nascita di un nuovo predatore. Mary, come Clark, porta dentro di sé una rabbia profonda. Le sue urla contro l’ex paziente e il modo in cui lo incolpa dei propri problemi rivelano un dolore irrisolto, probabilmente legato anche al rapporto con la madre mentalmente malata. La sua furia emerge con forza quando distrugge senza pietà un ricordo d’infanzia della madre contro il volto della copia di Clark, fino a ricoprirsi di sangue.

Lo Still Life di Mary potrebbe quindi essere estremamente pericoloso. Se la vera Mary ha forse iniziato a lasciarsi alle spalle dolore e risentimento, la sua copia potrebbe invece aver ereditato proprio quei sentimenti nella loro forma più pura e incontrollabile.

La donna dai capelli rossi

Un’altra figura importante è la donna dai capelli rossi, incontrata da Clark in una stanza buia illuminata da un sinistro albero di Natale. All’inizio, l’entità barcolla verso di lui e lo terrorizza. Dopo un salto temporale, però, la stessa creatura appare docile in sua presenza.

La scena della cena lascia intendere che possa essere una rozza imitazione di Barbara, la moglie di Clark, visibile solo in una vecchia fotografia nel negozio. Il dettaglio più riconoscibile sono proprio i capelli rossi, che Clark arriva a strapparle dalla testa per darli a Mary come parrucca.

Ancora più inquietante è la paura che questa creatura mostra davanti all’arrivo dello Still Life di Clark. Il momento sembra suggerire che il rapporto tra Clark e Barbara fosse più oscuro e forse più violento di quanto lasciato intendere dalle sedute di terapia. Resta però un dubbio: la donna dai capelli rossi sembra innocua con Clark, ma non è chiaro come si comporterebbe con altri esseri umani intrappolati nelle Backrooms.

L’uomo barbuto e Archibald Leland Sutter

Tra gli Still Life meno aggressivi compaiono anche l’uomo barbuto e Archibald Leland Sutter. Il primo è quasi una bambola priva di vita: Clark può colpirlo senza che mostri dolore o reazione. La sua funzione diventa persino grottesca, quando viene usato come disgustosa fonte di cibo durante la cena con Mary.

Archibald, invece, è ancora più bizzarro. È seduto su una sedia a rotelle, privo di gambe, con un volto irregolare, occhiali e una lampada decorativa fissata alla carrozzina. Clark apprezza la sua abitudine di accenderla per illuminare gli spazi bui, ma la sua presenza resta disturbante proprio perché sembra sospesa tra utilità, deformazione e imitazione fallita.

Gli Still Life sono il cuore più inquietante di Backrooms. Non funzionano soltanto come creature da incubo, ma come riflessi distorti dei personaggi, capaci di trasformare emozioni represse e traumi personali in minacce fisiche. Se il film avrà un seguito, queste entità potrebbero diventare ancora più centrali nell’espansione dell’universo creato da Kane Parsons.

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Kinguin

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