Steam, nuove accuse contro Valve: il caso prezzi riaccende il dibattito sul monopolio PC

Le accuse contro Valve riaccendono il dibattito su Steam: email emerse in una causa antitrust citano Ubisoft, Warner Bros. e presunte pressioni sui prezzi.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Steam, nuove accuse contro Valve: il caso prezzi riaccende il dibattito sul monopolio PC

Il dibattito sul peso di Steam nel mercato dei giochi PC torna ad accendersi. Da anni la piattaforma di Valve è il punto di riferimento principale per giocatori e sviluppatori, ma proprio questa centralità continua ad alimentare accuse di comportamento anticoncorrenziale. Il tema non riguarda soltanto le commissioni o la popolarità dello store: al centro della discussione ci sono anche le presunte pressioni esercitate sugli editori quando i giochi vengono venduti a prezzi più convenienti su altre piattaforme.

La questione si inserisce in un contesto già delicato. Una ricerca del 2025 condotta da Atomik Research per Rokky ha rilevato che il 72% dei manager dell’industria videoludica intervistati considera Steam, di fatto, un monopolio nel mercato PC. Lo stesso studio indicava anche che per molti studi la piattaforma rappresenta oltre il 75% dei ricavi generati dalle vendite su PC.

Il caso Rainbow Six Siege e Ubisoft

Uno degli episodi più discussi riguarda Ubisoft e Rainbow Six Siege. Da email emerse nel quadro di una causa antitrust contro Valve, la società avrebbe minacciato di rimuovere tutte le edizioni del gioco da Steam dopo aver scoperto che Ubisoft stava vendendo un bundle a prezzo ridotto esclusivamente su Uplay, la piattaforma proprietaria dell’editore francese.

Il messaggio avrebbe dato a Ubisoft un margine di tempo molto ristretto, fino alla fine del giorno successivo, per risolvere la situazione. Per un publisher, perdere la presenza su Steam può avere conseguenze enormi, soprattutto quando il pubblico PC è abituato a cercare, acquistare e gestire i propri giochi attraverso quella piattaforma.

L’episodio è importante perché tocca il cuore dell’accusa: Valve avrebbe esercitato una forma di controllo sui prezzi praticati fuori dal suo store, scoraggiando offerte migliori su piattaforme concorrenti. Valve, dal canto suo, ha respinto l’idea di avere una regola non scritta che impedisca agli sviluppatori di vendere a prezzi inferiori altrove. Gabe Newell ha sostenuto, in una deposizione del 2023, che i consumatori hanno “un’enorme scelta” su dove acquistare i propri giochi, citando Steam, Epic Games Store, l’acquisto diretto dagli sviluppatori e persino altre piattaforme come Xbox.

Anche Warner Bros. coinvolta nella polemica

Un altro caso citato riguarda Warner Bros. Interactive Entertainment, oggi Warner Bros. Games. Nel 2017, Kassidy Gerber, membro del team di sviluppo commerciale di Steam, avrebbe comunicato ai dirigenti dell’azienda che i preordini di Middle-earth: Shadow of War erano stati rimossi da Steam. Il motivo indicato sarebbe stato un prezzo “significativamente più alto” rispetto a quello disponibile presso altri rivenditori per la stessa versione del gioco.

La situazione avrebbe spinto David Haddad, all’epoca presidente di Warner Bros. Interactive Entertainment, a contattare rapidamente Gerber per cercare una soluzione. Anche questo episodio viene letto come un possibile segnale della capacità di Valve di incidere sulle strategie commerciali dei publisher, non solo dentro Steam ma anche nel confronto con altri canali di vendita.

Durante la deposizione, Gerber avrebbe negato l’esistenza di una politica specifica di Valve sui prezzi dei giochi venduti su piattaforme diverse, definendo quel tipo di impostazione come qualcosa di eccessivamente burocratico. Tuttavia, un avvocato delle parti querelanti ha sostenuto che Gerber avrebbe in passato comunicato a uno sviluppatore che la politica di Steam richiedeva una “parità materiale” per i prodotti venduti sullo store. Gerber ha dichiarato di non ricordare quella frase.

Dominio di mercato o servizio migliore?

La difesa più comune di Steam è semplice: la piattaforma domina perché funziona meglio delle alternative. Molti giocatori la preferiscono per libreria, sconti, recensioni, workshop, refund, cloud save e integrazione con Steam Deck. Anche alcuni osservatori hanno criticato l’uso della parola “monopolio”, sottolineando che esistono store concorrenti come Epic Games Store, GOG, itch.io e gli store diretti dei publisher.

Il punto, però, non è soltanto l’esistenza formale di alternative. Per molti sviluppatori, Steam resta il canale quasi obbligato per raggiungere il pubblico PC in modo efficace. È qui che nasce il nodo antitrust: se una piattaforma è così centrale da rendere rischioso o economicamente dannoso starne fuori, ogni sua decisione può avere un impatto enorme sull’intero mercato.

Le cause in corso dovranno chiarire se il comportamento di Valve rientri nella normale gestione commerciale di uno store dominante oppure se abbia effettivamente limitato la concorrenza. Per ora, il dibattito resta aperto. Steam continua a essere amata da moltissimi giocatori, ma per una parte crescente dell’industria il suo potere è diventato troppo grande per essere ignorato.

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