Il caso Due Spicci: Zerocalcare risponde alle accuse di “sfruttamento”

Il caso Due Spicci coinvolge Zerocalcare, le segnalazioni sul lavoro nell’animazione e l’interrogazione di Gasparri, aprendo un dibattito più ampio.

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

Due Spicci, la nuova serie animata di Zerocalcare, è arrivata su Netflix il 27 maggio 2026 con otto episodi e un tema perfettamente riconoscibile nel percorso dell’autore romano: la precarietà del lavoro, le fragilità quotidiane e il modo in cui le persone provano a restare a galla dentro un sistema che spesso le consuma. La serie è creata, scritta e diretta da Zerocalcare, con il ritorno di Zero, dell’Armadillo e di altri personaggi del suo universo narrativo.

A pochi giorni dall’uscita, però, la discussione si è spostata dalla serie al modo in cui sarebbe stata realizzata. Alcune segnalazioni anonime provenienti dal mondo dell’animazione hanno parlato di compensi bassi, ritmi pesanti e condizioni considerate problematiche. Tra le cifre circolate, quella più ripresa è stata dei sei euro lordi l’ora, indicata come possibile paga per alcuni collaboratori. Le accuse sono poi arrivate fino alla politica, con un’interrogazione parlamentare presentata da Maurizio Gasparri al Ministero del Lavoro.

Le accuse sulla produzione di Due Spicci

Il punto più delicato della vicenda riguarda la distanza tra i temi della serie e le segnalazioni emerse. Due Spicci parla di lavoro, sfruttamento e precarietà; proprio per questo, le accuse sulle condizioni di chi avrebbe collaborato alla produzione hanno avuto un impatto mediatico immediato.

La questione, però, resta complessa. Le segnalazioni citate sono anonime e riguardano la filiera produttiva dell’animazione, un settore spesso composto da contratti a progetto, collaborazioni temporanee e partite IVA. In questo contesto, distinguere responsabilità creative, produttive e contrattuali diventa fondamentale.

Zerocalcare, al secolo Michele Rech, è l’autore della serie. Questo significa che scrive, disegna, dà forma ai personaggi e partecipa alla componente creativa dell’opera. Non è però, come ha ribadito lui stesso, la figura che assume, decide i compensi o firma i contratti dei lavoratori coinvolti nella produzione.

La risposta di Zerocalcare

Dopo giorni di titoli, commenti e accuse, Zerocalcare è intervenuto con un video diretto, nel suo stile: romano, ruvido, emotivo, ma molto chiaro nei passaggi principali. L’autore ha respinto l’idea di aver sfruttato chi ha lavorato a Due Spicci, spiegando di non avere accesso a budget, contratti o decisioni produttive.

Io sono l’autore della serie”, ha chiarito, ricordando che il suo ruolo riguarda la parte creativa. Poi ha aggiunto un punto centrale: nessuno, tra gli animatori o i collaboratori, gli avrebbe mai segnalato direttamente una situazione critica.

La parte più significativa della replica riguarda proprio questo. Zerocalcare non ha negato che nel settore possano esistere problemi reali. Al contrario, ha riconosciuto che nei lavori a progetto è difficile organizzarsi, protestare o esporsi, perché il rischio di non essere richiamati al progetto successivo è concreto. Tuttavia, ha spiegato di essere rimasto colpito dal fatto che nessuno gli abbia chiesto aiuto prima che la polemica esplodesse pubblicamente.

Non sono telepatico”, ha detto in sostanza. Una frase brusca, ma efficace: se nessuno comunica un problema, diventa impossibile intervenire prima che la situazione venga trasformata in un caso mediatico.

Gasparri e la polemica politica

L’intervento di Maurizio Gasparri ha dato alla vicenda una dimensione parlamentare. Il senatore di Forza Italia ha chiesto verifiche al Ministero del Lavoro sulle condizioni contrattuali legate alla serie, portando il caso di Due Spicci fuori dal solo dibattito culturale.

La mossa ha però sollevato una reazione durissima da parte di Zerocalcare e di molti suoi sostenitori. Il fumettista ha contestato quella che considera una strumentalizzazione del suo nome, soprattutto da parte di ambienti politici che, a suo giudizio, non hanno mostrato la stessa attenzione quando si è discusso di salario minimo e diritti dei lavoratori.

Il nodo non è secondario. La vicenda rischiava di trasformarsi in una trappola narrativa semplice: colpire un autore noto per il suo impegno sociale, dipingendolo come simbolo di ipocrisia. La replica di Zerocalcare ha invece spostato il centro del discorso: non la sua immagine pubblica, ma le condizioni strutturali del lavoro nell’animazione.

Un problema più grande di un singolo autore

Al netto del rumore politico, la questione più importante resta quella del settore. Zerocalcare ha riconosciuto che molte delle istanze emerse meritano di essere discusse. Ha ipotizzato strumenti come un osservatorio sulle condizioni di lavoro o una forma di valutazione delle produzioni, capace di aiutare autori e collaboratori a capire con chi lavorare e a quali condizioni.

Non ha presentato soluzioni definitive, e forse è proprio questo il punto più onesto della sua risposta. Zerocalcare non è un produttore né un animatore; non pretende di avere strumenti tecnici per risolvere da solo un problema industriale. Però ha ammesso una responsabilità più ampia: come autore inserito in quella filiera, può mettersi a disposizione per aiutare a portare il tema al centro.

Il caso Due Spicci resta quindi aperto su due livelli. Da una parte ci sono segnalazioni da chiarire, accuse da verificare e responsabilità da distinguere. Dall’altra c’è una discussione molto più ampia sul lavoro creativo, sulle tutele deboli e sulla difficoltà di far valere i diritti in settori frammentati.

Il caso Due Spicci: Zerocalcare risponde alle accuse di “sfruttamento”
Kinguin

Unisciti a noi!

Entra nel nostro gruppo Telegram per discutere di questa notizia!

Leggi anche

Potrebbe interessarti