1666: Amsterdam, Panache si scusa per gli asset generati dall’IA nella demo

Panache Digital Games si scusa per asset IA nella demo di 1666: Amsterdam e promette contenuti realizzati da artisti nel gioco finale.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
1666: Amsterdam, Panache si scusa per gli asset generati dall’IA nella demo

1666: Amsterdam è finito al centro delle polemiche dopo la pubblicazione della sua demo prologo. Panache Digital Games, lo studio guidato da Patrice Désilets, direttore originale di Assassin’s Creed, ha ammesso che alcune risorse generate con intelligenza artificiale sono finite per errore nei materiali mostrati al pubblico. La compagnia si è scusata e ha assicurato che il gioco completo non includerà asset creati con IA generativa.

La demo prologo e le prime accuse dei fan

Il ritorno di 1666: Amsterdam al Summer Game Fest aveva attirato molta attenzione. Il trailer, dal tono cupo e quasi horror, mostrava una versione alternativa della città olandese, con elementi legati alla stregoneria, gatti neri e atmosfere da rituale oscuro. Una combinazione che aveva acceso la curiosità attorno a un progetto rimasto a lungo nell’ombra.

L’entusiasmo, però, è stato rapidamente accompagnato da dubbi. Dopo l’uscita della demo prologo, diversi giocatori hanno segnalato la presenza di immagini e materiali dall’aspetto sospetto, associandoli all’uso di IA generativa. In particolare, l’attenzione si è concentrata su alcuni ritratti presenti nel gioco e su materiali promozionali esterni.

1666: Amsterdam, Panache si scusa per gli asset generati dall’IA nella demo

Le osservazioni della community hanno spinto Panache Digital Games a intervenire pubblicamente, confermando che alcune versioni preliminari di asset erano effettivamente finite nella demo.

Le scuse di Panache Digital Games

Lo studio ha spiegato di aver ricevuto domande e preoccupazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa nei materiali di marketing e nel gioco. Dopo una revisione interna, Panache ha riconosciuto la presenza di alcuni asset provvisori generati con IA.

“Diverse persone ci hanno sollevato domande o preoccupazioni riguardo all’uso di intelligenza artificiale generativa nei nostri materiali di marketing e nel gioco”, ha dichiarato lo studio. Panache ha poi aggiunto di avere un team composto da oltre una dozzina di artisti esperti e di aver controllato con loro le risorse contestate.

La verifica ha portato a una conclusione chiara: alcune versioni preliminari sono arrivate nella demo prologo e in materiali promozionali esterni. Lo studio ha definito l’accaduto una svista e ha promesso di sostituire questi contenuti con versioni realizzate da artisti.

“Ci assumiamo la responsabilità di questa svista e ci scusiamo per qualsiasi disagio causato”, si legge nel comunicato.

Il gioco completo non includerà asset IA

Il punto più importante riguarda il futuro del progetto. Panache ha assicurato che l’accesso anticipato e la versione completa di 1666: Amsterdam non conterranno asset generati dall’intelligenza artificiale.

La promessa punta a contenere le critiche e a ristabilire fiducia attorno a un gioco che, almeno sul piano creativo, continua ad avere un’identità molto forte. L’idea di esplorare una Amsterdam storica contaminata da magia nera, superstizione e suggestioni horror resta uno degli elementi più interessanti del progetto.

Tuttavia, la questione dell’IA generativa nei videogiochi è ormai diventata estremamente sensibile. Nel 2026, ogni grande evento del settore viene osservato con grande attenzione anche da questo punto di vista. Trailer, screenshot, poster e demo vengono analizzati rapidamente dai giocatori, soprattutto quando emergono dettagli visivi incoerenti o troppo vicini all’estetica artificiale tipica di certi contenuti generati automaticamente.

Una polemica che pesa sulla fiducia del pubblico

Le scuse dello studio non hanno convinto tutti. Alcuni commentatori hanno accolto positivamente la spiegazione, considerando plausibile l’errore in una fase preliminare di sviluppo. Altri, invece, hanno reagito con maggiore durezza, sostenendo che Panache fosse consapevole della presenza di materiali IA e che sia intervenuta solo dopo essere stata scoperta.

È una reazione comprensibile in un clima in cui molti giocatori e sviluppatori vedono l’IA generativa come una minaccia al lavoro creativo. Per una parte del pubblico, anche un uso limitato o temporaneo di questi strumenti basta a compromettere la percezione di un progetto.

Il caso di 1666: Amsterdam si inserisce in un dibattito più ampio che sta attraversando l’industria. L’uso dell’intelligenza artificiale nei videogiochi non riguarda più soltanto la tecnologia, ma anche la trasparenza, il rispetto per gli artisti e la fiducia tra studi e community.

Panache Digital Games ha scelto di ammettere l’errore e promettere una correzione. Ora dovrà dimostrare, con i prossimi aggiornamenti, che 1666: Amsterdam può tornare a essere giudicato per le sue idee, la sua atmosfera e il suo valore creativo, senza restare intrappolato nella polemica sugli asset generati dall’IA.

1666: Amsterdam, Panache si scusa per gli asset generati dall’IA nella demo
Kinguin

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