Star Wars – Gli ultimi Jedi, una Star della WWE difende Luke Skywalker: “Un ultimo vero pugno”

Cody Rhodes difende il Luke Skywalker di Star Wars - Gli ultimi Jedi, paragonandolo a una leggenda del wrestling capace di un ultimo grande gesto.

Giorgio Fabrizi
Giorgio Fabrizi
Fondatore e Editor-in-Chief di Galaxy Addicted e admin di Star Wars Fans Italia, il gruppo Facebook a tema Star Wars più grande d'Italia. Amante della Galassia Lontana Lontana, nonché collezionista compulsivo di giocattoli di Guerre Stellari.

Il dibattito su Luke Skywalker in Star Wars – Gli ultimi Jedi non si è mai davvero spento. Il film diretto da Rian Johnson, uscito nel 2017, continua a dividere il pubblico soprattutto per il modo in cui ha mostrato il vecchio maestro Jedi: isolato su Ahch-To, deluso dal proprio fallimento con Ben Solo e lontano dall’immagine eroica costruita nella trilogia originale.

A difendere quella scelta narrativa è intervenuto Cody Rhodes, volto di primo piano della WWE e noto appassionato di Star Wars. Il wrestler ha spiegato di amare profondamente Gli ultimi Jedi proprio per la rappresentazione di Luke come figura stanca, ferita e ormai lontana dal mito invincibile che molti fan avrebbero voluto ritrovare.

Star Wars – Gli ultimi Jedi, una Star della WWE difende Luke Skywalker: “Un ultimo vero pugno”

Una versione di Luke più fragile e controversa

Per una parte del pubblico, il Luke della trilogia sequel è stato difficile da accettare. Dopo gli eventi de Il ritorno dello Jedi, molti spettatori immaginavano un maestro Jedi nel pieno della sua saggezza, capace di guidare una nuova generazione e di affrontare il lato oscuro senza esitazioni. Gli ultimi Jedi, invece, ha scelto una strada più amara.

Luke viene presentato come un uomo segnato dal senso di colpa. Il suo tentativo di addestrare Ben Solo si è concluso in tragedia, contribuendo alla nascita di Kylo Ren e alla distruzione del nuovo Ordine Jedi. L’errore più discusso resta il momento in cui Luke, percependo l’oscurità nel nipote, accende la spada laser in un istante di paura e impulso. Quel gesto, anche se subito rimpianto, spezza definitivamente il rapporto tra maestro e allievo.

È proprio qui che nasce la frattura con una parte della fanbase. Il Luke che aveva creduto nella redenzione di Darth Vader sembrava, agli occhi di molti, incompatibile con l’uomo capace di cedere anche solo per un attimo alla paura davanti a Ben Solo. Tuttavia, questa contraddizione è anche ciò che rende il personaggio più umano: Luke non viene trattato come una statua intoccabile, ma come qualcuno che può sbagliare, crollare e poi cercare un’ultima forma di riscatto.

Cody Rhodes e il paragone con Terry Funk

La lettura di Cody Rhodes arriva da un punto di vista particolare, legato al mondo del wrestling. Rhodes ha paragonato il Luke di Gli ultimi Jedi a quelle leggende del ring che, con il passare degli anni, non tornano più identiche a com’erano nel momento del loro massimo splendore. Non hanno lo stesso fisico, la stessa energia o la stessa aura giovanile, ma possono ancora lasciare il segno.

Il suo paragone richiama Terry Funk, figura storica del wrestling, celebre anche per la capacità di reinventarsi e continuare a essere rilevante in fasi diverse della carriera. Per Rhodes, Luke non doveva tornare come un eroe ringiovanito e perfetto, pronto a combattere come se il tempo non fosse mai passato. Doveva essere qualcosa di diverso: un uomo spezzato, ma ancora capace di assestare “un ultimo vero pugno”.

Questa immagine coglie bene il cuore del finale di Gli ultimi Jedi. Luke non sconfigge Kylo Ren con la forza fisica, né con un duello tradizionale. La sua apparizione su Crait è una proiezione nella Forza, un gesto estremo compiuto da lontano per distrarre il Primo Ordine e permettere alla Resistenza di sopravvivere.

Il sacrificio su Crait e il senso del personaggio

La scena su Crait resta uno dei momenti più discussi e simbolici del film. Luke affronta Kylo Ren senza colpirlo, senza cercare vendetta e senza alimentare la violenza del suo ex allievo. Il suo vero obiettivo è guadagnare tempo, salvare ciò che resta della Resistenza e restituire speranza alla galassia.

Dopo quello sforzo, Luke muore su Ahch-To, diventando tutt’uno con la Forza. È una conclusione che ha diviso gli spettatori, ma che offre al personaggio una chiusura coerente con il tema centrale del film: il fallimento non cancella il valore di una vita, purché ci sia ancora la possibilità di scegliere diversamente.

In questa prospettiva, il Luke di Gli ultimi Jedi non è semplicemente un eroe decaduto. È un uomo che ha perso fiducia in sé stesso, ma che riesce a ritrovarla nel momento decisivo. Non torna per dominare la scena come guerriero invincibile; torna per trasformare la propria leggenda in un atto di protezione.

Il Luke giovane resta uno spazio da esplorare

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Chi avrebbe voluto vedere Luke nel pieno della sua forza non è rimasto del tutto senza risposta. La fase successiva alla caduta dell’Impero è stata già esplorata in alcune produzioni televisive, tra cui The Mandalorian e The Book of Boba Fett, dove il personaggio appare in un periodo più vicino alla costruzione del nuovo Ordine Jedi.

Quel periodo offre ancora molte possibilità narrative. Lucasfilm può raccontare un Luke più giovane, attivo e potente, senza cancellare la versione più fragile vista in Gli ultimi Jedi. Le due immagini non devono per forza escludersi: possono rappresentare momenti diversi della stessa vita, con tutto ciò che il tempo, la colpa e le sconfitte possono lasciare addosso a un personaggio.

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